Lo spiritismo

Succedeva un secolo fa: tavoli che si muovevano, ectoplasmi con sembianze umane, voci e scritti di persone defunte erano esperienze comuni nei salotti europei e americani. Gli scienziati del tempo cercavano una risposta. Che cosa stava accadendo, e perché proprio allora?  

“I fenomeni a cui abbiamo assistito sono apparsi davvero inspiegabili: tavoli sollevati da terra con tutte e quattro le gambe, movimenti di oggetti a distanza, mani che ti pizzicano o accarezzano, apparizioni luminose. Il tutto in un luogo preparato da noi, con pochi spettatori e tutti amici fidati, senza la possibilità della presenza di un complice… Come ti spieghi i fenomeni quando uno tiene le mani e i piedi della medium e la luce è sufficiente a vedere tutto quanto stia accadendo?”
Era il 1905 e chi si confidava a un amico con queste parole, dopo aver assistito a una seduta spiritica della medium napoletana Eusapia Palladino, non era uno spettatore qualsiasi: si trattava di Pierre Curie, che appena due anni prima era stato insignito del premio Nobel per la fisica. Morirà l’anno successivo, fino all’ultimo convinto di essersi trovato al cospetto di – sono sempre parole sue – “un intero campo di realtà e stati fisici completamente nuovi, che non possiamo neanche immaginare”.

Ho visto cose…
Non era l’unico scienziato a credere alla natura paranormale di questi fenomeni. Grande ammiratore della Palladino era anche il fisiologo francese Charles Richet (Nobel nel 1913 per i suoi studi sull’anafilassi), che nel resoconto di una seduta scrisse: “Vedemmo la tenda muoversi come se spinta da un qualche oggetto di grandi dimensioni. Chiesi di poter toccare: sentii una resistenza e afferrai una mano reale che strinsi nella mia. Persino attraverso la tenda potevo sentire le dita. (…) Dopo ventinove secondi dissi “Voglio di più, voglio un anello”. Immediatamente la mano mi fece sentire un anello. Pare difficile immaginare un esperimento più convincente: in questo caso ci fu la materializzazione non solo di una mano, ma anche di un anello!”.
Questi due esempi, tanto più emblematici poiché coinvolgono due importanti uomini di scienza, danno un’idea delle dimensioni di un fenomeno non del tutto nuovo (la comunicazione con gli spiriti dei defunti è un rito che appartiene a tutte le epoche e a tutte le culture) ma che dalla seconda metà dell’800 alla prima del 900 contagiò l’Europa e gli Stati Uniti in una misura e in una maniera inedite. E il cui inizio ufficiale ha una data precisa e due giovanissime protagoniste.

Le sorelle Fox.
Era il 31 marzo 1848 quando a Hydesville, nello stato di New York, le sorelline Kate e Margaret Fox udirono nella loro casa strani colpi, che attribuirono alla presenza di spiriti. Kate, come gesto di sfida, chiese allo spirito di ripetere lo schiocco delle sue dita, e qualcuno rispose riproducendo lo stesso rumore. Quindi chiese di indovinare il numero dei suoi anni: si udirono distintamente 11 colpi. La stessa cosa domandò Margaret, e la risposta fu nuovamente esatta: 15 colpi. L’esperienza si ripetè le sere successive, durante le quali le fanciulle svilupparono una sorta di codice di comunicazione, attraverso cui la misteriosa entità rivelò loro di essere lo spirito di un venditore ambulante di nome Charles B. Rosma, che in quella casa era stato ucciso e poi sepolto nella cantina. Poco importò che di questo episodio non fu trovata alcuna testimonianza negli archivi del luogo: in molti credettero alle sorelle (a cui nel frattempo si era aggiunta la maggiore, Leah), che in breve divennero famosissime e cominciarono a tenere sedute pubbliche a New York. Ad attestare la genuinità dei fenomeni (tra cui materalizzazioni di mani e movimenti di oggetti a distanza) era, tra gli altri, lo scienziato William Crookes, chimico e fisico britannico, pioniere delle ricerche sul tubo catodico. E anche se 40 anni dopo, nel 1888, Margaret darà una dimostrazione pubblica di come fosse in grado di produrre lei stessa i colpi facendo schioccare le articolazioni delle dita dei piedi, la miccia era ormai accesa: in breve decine di migliaia di persone si interessarono allo spiritismo, che dagli Stati Uniti si estese prima all’Inghilterra e poi a tutta l’Europa. Già nel 1853 la rivista francese L’illustration ironizzava sulla diffusione di “un’esperienza che consiste nel far muovere dei tavoli. Galileo fece meno rumore quando provò che era la Terra che girava intorno al Sole”.

Eppur si muove.
Questo tripudio di tavolini semoventi ebbe anche un altro responsabile: il pedagogista francese Hippolyte Léon Denizard Rivail, che con lo pseudonimo di Allan Kardec (suggeritogli da uno spirito, disse) firmò e pubblicò nel 1857 Il libro degli spiriti, in breve best seller. Seguirono Il libro dei medium (messo all’indice dalla Chiesa e bruciato in piazza a Barcellona come opera del demonio), Il vangelo secondo gli Spiriti, il Cielo e l’Inferno, La Genesi. Fu soprattutto grazie a lui che lo spiritismo si diffuse in tutto il mondo (nel 1890 i seguaci erano già 15 milioni) e che nacquero numerosissimi centri spiritici, in particolare in Brasile, alcuni dei quali ancora attivi.
Nei suoi testi Kardec spiegava che gli spiriti erano le anime disincarnate degli uomini, e che per comunicare con loro servivano speciali intermediari, i cosiddetti “medium”.
Chi partecipava a una seduta spiritica prendeva posto intorno a un tavolo in una stanza semibuia e aspettava che gli spiriti si manifestassero. Per permettere agli spiriti di esprimersi, il medium poteva servirsi di un particolare tabellone (detto “ouija”), in cui erano incisi lettere e numeri, e di un puntatore per formare le parole. In alternativa scriveva guidato dallo spirito che prendeva il controllo della sua mano (era la cosiddetta “scrittura automatica”) oppure parlava, in genere con una voce alterata e simile a quella del defunto. Talvolta, dopo un crescendo di vibrazioni e battiti sulle pareti e sui mobili, il tavolo si sollevava e ricadeva, oppure poteva manifestarsi un “ectoplasma”, cioè una sostanza bianca, luminosa e semifluida che usciva dagli orifizi del medium assumendo forme diverse, e che veniva poi riassorbita a fine seduta: un fenomeno che venne più volte immortalato dalla fotografia, tecnica allora agli albori.

Think positive.
Per indagare questi strani fenomeni, nel 1882 a Londra fu fondata la Society for Psychical Research, cui si iscrissero le più grandi personalità della scienza e della cultura del tempo. Tutti erano mossi dalla segreta speranza, e spesso dall’aperta convinzione, di poter dimostrare scientificamente l’esistenza dell’aldilà.
“Lo spiritismo è l’altra faccia del positivismo” osserva Giacomo Scarpelli, docente di Storia delle idee all’Università di Modena e Reggio Emilia. “I positivisti riponevano una fiducia ottimista nella scienza e nei suoi progressi, ma al contempo dovevano fare i conti con la delusione portata dalla teoria evoluzionistica di Darwin: la consapevolezza che l’uomo non fosse affatto una creatura privilegiata, ma un animale con ascendenze scimmiesche. Ecco perché gli scienziati evoluzionisti del tempo, con l’unica eccezione di Darwin, manifestavano una tendenza per lo spiritualismo, e alcuni anche per lo spiritismo: speravano nell’esistenza di un’intelligenza superiore che guidasse l’evoluzione”.
Il più convinto tra loro era il naturalista gallese Alfred Russel Wallace. “Wallace, di tendenze socialiste e favorevole all’emancipazione femminile, temeva che il concetto della “sopravvivenza del più forte” potesse legittimare le differenze economiche e sociali” spiega Scarpelli. “La dottrina dello spiritismo, invece, avrebbe  garantito una sorta di evoluzione morale della specie umana, successiva all’evoluzione biologica”.

Alla prova dei fatti.
In altre parole lo spiritismo permetteva di sperare che ci fosse qualcos’altro in grado di fornire un senso all’esistenza, e che questo qualcos’altro fosse dimostrabile con i fatti: ecco perché, muniti di dinamometri ed elettroscopi, gli scienziati erano tra i frequentatori più assidui delle sedute spiritiche. E se spesso scoprirono frodi, nel caso di Eusapia Palladino quasi tutti si convinsero di trovarsi al cospetto di fenomeni soprannaturali: oltre a Pierre Curie, Richet e Wallace, erano grandi estimatori della medium napoletana (una donna di origine contadina, che in gioventù aveva sposato un prestigiatore ambulante) anche il padre del positivismo italiano Cesare Lombroso, che grazie a lei vide e toccò la mamma defunta, e lo scrittore Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes.
Nonostante gli entusiasmi del periodo, tuttavia, i tanto auspicati “fatti” si rivelarono inestistenti: e infatti il premio di un milione di dollari messo in palio a partire dal 1964 dal prestigiatore James Randi, destinato a chiunque fosse in grado di produrre un fenomeno paranormale in condizioni controllate, non è mai stato assegnato.

Chi parlava?
Resta un’ultima riflessione, che prende spunto dal fatto che i medium erano quasi sempre donne. Gli anni dello spiritismo coincidevano con le prime rimostranze femminili per ottenere la parità dei sessi: si pensi alle manifestazioni anche violente delle suffragette, ma ancora di più all’epidemia di “isteria” (che oggi molti studiosi interpretano come una forma di ribellione, mascherata e spesso inconsapevole, al potere maschile).  “E’ possibile che lo spiritismo avesse una matrice simile: alcune donne potrebbero aver trovato il modo di imporsi e di farsi ascoltare dagli uomini parlando attraverso gli spiriti” ipotizza Scarpelli. “E molti uomini potrebbero essere stati tratti in inganno anche perché abituati a sottovalutare ingegno e personalità femminili”.
Forse è anche qui che potremmo cercare la spiegazione del vero fenomeno paranormale di quegli anni: il fatto che i più grandi scienziati del tempo si siano fatti abbindolare da una signora semianalfabeta di Napoli e da due ragazzine americane in cerca di attenzioni.

Marta Erba
articolo tratto da Focus Storia n. 117

 

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