Una marcia in più

pistoriusOscar nasce con una grave malformazione. Non ha neanche un anno quando gli vengono amputate entrambe le gambe. Ma il suo desiderio, fin da piccolo, è quello di diventare un grande atleta. Al liceo pratica il rugby e il nuoto, fino a che un brutto incidente lo costringe a una lunga riabilitazione. E’ in quell’occasione che Oscar scopre la sua vera passione: la corsa. Utilizzando un particolare tipo di protesi in fibra di carbonio, si allena duramente per anni, coltivando un sogno apparentemente impossibile per un uomo senza gambe: partecipare alle olimpiadi. Non le paraolimpiadi, organizzate pergli atleti con handicap, lui ambisce a quelle vere, vorrebbe gareggiare con gli atleti migliori del mondo. Nel 2008, forte dei suoi tempi straordinari, sottopone la sua richiesta alla IAAF, l’associazione internazionale delle federazioni di atletica. Ma la risposta è no: le protesi non sono paragonabili a gambe umane, funzionano molto meglio. In altre parole: il suo handicap lo avvantaggia.
Diversamente abili
La situazione di cui è stato protagonista Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano soprannominato “the fastest thing on no legs (la cosa più veloce su nessuna gamba) è paradossale fino a un certo punto. La storia dimostra che non sono rari i casi in cui un handicap si traduce in una risorsa in più, che aiuta a, o permette di, compiere una grande impresa.
“Nascere con una menomazione, o acquisirla a seguito di un incidente, rende dapprima le cose più difficili” spiega Paolo Mordazzi, psicoterapeuta strategico. “Ma per chi riesce a vedere nell’handicap non un limite ma un’opportunità da sfruttare, le cose cambiano radicalmente”. Per restare nell’ambito sportivo, uno dei casi più noti di handicap rivelatosi un punto a proprio vantaggio è quello di Garrincha , calciatore brasiliano tra i migliori di tutti i tempi. Da bambino ebbe un attacco di poliomielite che lo lasciò menomato nel fisico e nella mente, ma che fece la sua fortuna: il fatto di avere una gamba leggermente più corta dell’altra spiazzava gli altri giocatori, che non riuscivano a intuirne le mosse.

Il “brutto anatroccolo” non si arrende

Ma come può un handicap trasformarsi in un vantaggio? “In molti modi” spiega Mordazzi. “Chi ha una menomazione deve scontare l’emarginazione oppure l’atteggiamento pietestico degli altri, e sa bene che per vincere i pregiudizi altrui dovrà appunto compiere ‘qualcosa di grande’: solo quando raggiungerà un risultato significativo il suo handicap, soprattutto se vistoso, passerà in secondo piano”. E’ probabile che questa sia la molla che ha permesso di conseguire risultati straordinari ad artisti quali Michel Petrucciani (apprezzatissimo pianista jazz affetto da osteogenesi imperfecta, che ne compromise lo sviluppo fisico) o il tedesco Thomas Quasthoff, focomelico, considerato tra i più raffinati cantanti lirici viventi, di recente esibitosi con grande successo alla Scala di Milano. “L’handicap, inoltre, può costringere alla solitudine e all’immobilità forzata: questa condizione, unita a una forte autodisciplina e alla capacità di non scoraggiarsi, può indurre una persona a passare molto tempo della propria vita a perseguire un obiettivo senza avere distrazioni” prosegue lo psicoterapeuta. Stephen Hawking, affetto da una grave malattia degenerativa dei muscoli che ne compromette i movimenti e le capacità comunicative, ha “reagito” dedicandosi a tempo pieno all’osservazione delle stelle, fino a condurlo a fondamentali deduzioni riguardo ai buchi neri: oggi è uno degli astrofisici più autorevoli del mondo, apprezzato anche per le capacità divulgative.

Mago della psicoterapia
Condurre una vita diversa dalla norma per cause forzate, indipendenti dalla nostra volontà, può quindi portare a esperienze intellettuali e creative diverse e innovative. Il primo a intuirlo, e a farne la base della sua professione, fu lo psichiatra americano Milton Erickson, considerato il fondatore dell’ipnosi moderna e della psicoterapia breve. Da bambino fu vittima di un grave attacco di poliomielite che lo lasciò completamente paralizzato. Costretto a letto per anni, passava il suo tempo a osservare gli altri, cercando di comprenderne pensieri e intenzioni, sviluppando capacità terapeutiche e intuitive che gli valsero una fama di “mago”. Egli stesso sosteneva che le sue numerose menomazioni (era anche daltonico, dislessico e affetto da sordità tonale) lo avevano “aiutato”, stimolando la sua ricerca e la sua curiosità e permettendogli di adottare punti di vista originali sulle cose. Dello stesso parere è Filippo Timi, attore italiano tra i più apprezzati per le intense capacità interpretative (ora è sul grande schermo con Vincere di Marco Bellocchio, nel ruolo di Benito Mussolini) che pure è fortemente balbuziente e quasi cieco.

E il cervello si ingegna…
Ma non è soltanto l’ingegno e la forza di volontà a venire in soccorso a chi deve convivere con un handicap. In molti casi la “marcia in più” viene direttamente dal cervello, che affronta la menomazione riorganizzandosi e potenziando le capacità rimaste intatte, compensando così quelle venute a mancare. E’ noto per esempio che le persone cieche sviluppano grandi capacità uditive e, spessissimo, una notevole sensibilità musicale. E’ stato il caso di Ray Charles, che perse la vista intorno ai cinque anni, e che oggi è considerato uno degli inventori della musica soul, o di Stevie Wonder, cieco dalla nascita, autentica leggenda vivente della musica pop.
Ma forse l’esempio più evidente di deficit che può trasformarsi addirittura in “genialità” è la sindrome di Asperger, una forma di autismo che compromette fortemente le capacità relazionali ma non intacca le capacità cognitive. Chi ha questa sindrome ha difficoltà a interagire con gli altri (forse a causa della carenza di neuroni specchio): è quindi costretto, per sopravvivere e stare al mondo, a ricorrere a strategie di apprendimento diverse da quelle che tutti noi utilizziamo, che sono basate sull’immedesimazione e sull’imitazione degli altri. Arrivano così a sviluppare capacità assolutamente fuori dall’ordinario in alcuni settori specifici che prescindono dal contatto umano, come la matematica, l’ingegneria o la musica. Analizzando le loro biografie, lo psichiatra britannico Simon Baron-Coen ha diagnosticato la sindrome di Asperger a due personaggi dalla genialità indiscutibile: Isaac Newton e Albert Einstein.
Marta Erba
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: