Ormoni e carriere

pinkerRiguardo al successo professionale di uomini e donne, c’è un’incongruenza apparentemente inspiegabile: quella tra il rendimento scolastico (migliore per le femmine in tutte le materie e in tutti i paesi del mondo sviluppato) e il fatto che ai vertici, nel mondo del lavoro (ma anche della politica e della società in generale), continuino a esserci in prevalenza gli uomini. Alcuni motivi sono ovvi: pregiudizi ancora diffusi, l’incombenza della nascita dei figli che continua a ricadere più sulle mamme che sui papà. Susan Pinker Susan Pinker, psicologa canadese autrice di Il paradosso dei sessi, pur consapevole di toccare un argomento spinoso, azzarda una spiegazione finora ritenuta tabù: alla base potrebbero esserci  ragioni biologiche. L’evoluzione ha sì predisposto le donne all’eccellenza, ma non a lottare per raggiungerla.

L’ormone dell’affermazione…

Il vantaggio degli uomini sarebbe l’abbondanza di testosterone, l’ormone dell’aggressività, della competizione e della sfida (picchi di testosterone si registrano anche durante una partita a scacchi) che favorisce la propensione al rischio e l’ossessione per l’eccellenza. Potrebbe essere proprio questo il motivo per cui sono più spesso gli uomini, rispetto alle donne, a compiere grandi imprese (nel bene e nel male), importanti scoperte, azioni che permettono loro di lasciare una “traccia” nella storia.
Emblematico è lo studio di due economisti della Harvard University, Uri Gneezy e Aldo Rustichini, che hanno osservato come variavano le prestazioni di un gruppo di alunni di quarta elementare impegnati in una gara di corsa. Quando cronometravano i bambini che correvano da soli, non c’erano differenze apprezzabili tra i due sessi. Quando invece i bambini dovevano gareggiare con un compagno che correva più o meno alla loro velocità, i loro tempi variavano: i maschi correvano più forte, le femmine più piano.
Il nocciolo della questione sembra essere appunto il testosterone: evolutosi per stimolare il maschio primitivo a eccellere (per essere scelto dalle femmine) e a combattere (per proteggere la prole dagli animali predatori), accresce l’aggressività e la disponibilità a correre rischi. Ne deriva che ancora oggi un maschio è appagato dalla sfida e dalla competizione quando invece la femmina prova più spesso un senso di disagio, e per lo più le sue prestazioni sono migliori quando la competizione non c’è. “Le donne, mediamente, sono riluttanti a rischiare tutto in un colpo solo, e questo potrebbe spiegare perché partecipano meno spesso a giochi a somma zero come la politica, dove si può vincere molto, ma si può anche perdere tutto” sostiene la Pinker.
Le differenze emergono dalla tenera età. “Fin da piccoli i maschi sono più competitivi delle ragazze e ricorrono più facilmente a mezzi aggressivi per mettere fuori gioco i rivali e per rivendicare il proprio status in una gerarchia” spiega la Pinker. “Inoltre scelgono più spesso giochi con vincitori e vinti, mentre le ragazze preferiscono giochi in cui si fa a turno, con pause per chiacchierare”. A scuola le differenze si fanno ancora più evidenti. “Le femmine, dotate di maggior autodisciplina e capacità di apprendimento, hanno risultati più eccellenti, mentre i maschi sono più vulnerabili e incostanti” spiega la Pinker. “Ma c’è un rovescio della medaglia: molti di questi ragazzi inizialmente fragili coltivano un interesse ossessivo per qualcosa o una propensione al rischio che spiana poi loro la strada al successo”. Il testosterone sembra anche favorire l’autostima, quel senso di invincibilità e superiorità che aiuta a perseguire un obiettivo (e che può portare anche ad attribuirsi meriti non propri, intenzionalmente o meno). Sarebbe proprio l’accoppiata presunzione e temerarietà a favorire tanto le imprese straordinarie quanto i clamorosi fallimenti.

… e quello della relazione

Le donne, invece, sono profondamente influenzate dall’ossitocina, l’ormone che favorisce l’accudimento della prole e che predispone a un atteggiamento più comprensivo, accudente e altruistico. Non è un caso che le facoltà di psicologia e veterinaria siano femminili all’80 per cento (contro, per esempio, ingegneria, solo al 20) e che le donne diventano più facimente degli uomini insegnanti, infermiere e assistenti sociali. “Le donne sono predisposte a spendere energie per buone relazioni con gli altri, a scapito della soddisfazione delle ambizioni personali” conclude la Pinker. Sono cioè, nonostante l’emancipazione e l’accesso alla cultura e alle carriere professionali, ancora troppo spesso condizionate- biologicamente parlando – da “sogni d’amore” prima che da “sogni di gloria”.
Come rimediare, allora? Con la consapevolezza dei limiti e delle risorse di ciascuno dei due sessi. E’ evidente che le donne possono raggiungere più facilmente risultati prestigiosi quando i meccanismi per raggiungerli sono più legati al merito invece che alla “lotta senza esclusione di colpi”. Meccanismi che non favorirebbero soltanto le donne, ma la società intera.

Marta Erba
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: