Che fine ha fatto l’ISTERIA?

Ha tormentato le donne per secoli per poi scomparire, apparentemente, nel nulla. E’ un enigma affascinante quello dell’isteria, la misteriosa malattia che fino alla fine dell’Ottocento sembrava un’epidemia mentre oggi è stata cancellata dai testi di medicina. Che cos’era veramente ? E che fine ha fatto?

isteriaVienna, 1880. Anna è  una ventenne di buona famiglia, bella e molto intelligente. All’improvviso, in concomitanza di una grave malattia del padre, sviluppa una serie di disturbi apparentemente slegati tra loro: diventa strabica, prende a tossire in continuazione, ha improvvisi vuoti di memoria, soffre di sonnambulismo, perde l’uso della gamba e del braccio destro. A volte diventa aggressiva e, come sotto l’effetto di allucinazioni (afferma di vedere serpenti neri al posto dei capelli) scaglia oggetti contro gli interlocutori. Inoltre, pur coltissima, comincia a usare espressioni scorrette, fino a smettere di parlare in tedesco (la sua lingua madre) per esprimersi solo in lingua inglese. Sintomi vistosi e disparati, dunque, e senza una causa medica riconoscibile. A curarla viene chiamato un noto psichiatra del tempo, Joseph Breuer. Il quale non ha particolari difficoltà a porre la diagnosi: è un classico caso di “isteria”. Ma la parte facile della faccenda finisce qui. Perché delle cause e della cura di questa misteriosa malattia i medici non riescono proprio a venire a capo. Da almeno un paio di millenni. 


L’utero vagante

ippocrateIl primo a descrivere l’isteria è niente meno che il padre della medicina, Ippocrate di Cos (460-377 a.C), che nei suoi trattati parla di una sindrome che colpisce solo le donne. La causa, secondo il medico greco, risiede nell’utero (in greco “hysteron”): il sangue “corrotto” che vi ristagna produce vapori e sostanze tossiche che risalgono lungo le vie digerenti diffondendosi a tutto l’organismo, cervello compreso. La donna, sosteneva Ippocrate, possiede infatti un corpo fisiologicamente freddo e umido, predisposto dunque alla putrefazione degli umori (al contrario del corpo secco e caldo dell’uomo). Per questo motivo l’utero è incline ad ammalarsi, soprattutto se viene privato degli effetti benefici derivanti dal coito e dalla procreazione i quali, allargando i canali femminili, favoriscono la pulizia del corpo. Non solo: è soprattutto nelle donne vergini, nubili, vedove o sterili che l’utero “incattivito” – perché non appagato – oltre a produrre esalazioni tossiche prende a vagare qua e là nell’organismo, causando disturbi di vario genere: ansia, sensazione di soffocamento, tremori, talvolta anche paralisi e convulsioni.

Il pensiero di Ippocrate si tramanda praticamente invariato per secoli. Il legame tra i sintomi dell’isteria e la sfera sessuale viene ribadito da tutti i medici dell’antichità. Sorano, ginecologo vissuto nel I secolo d.C., sottolinea che la donna malata di isteria, per soddisfare i propri bisogni, diventa iperseduttiva e lasciva, ricorrendo a comportamenti osceni e alla continua masturbazione. Anche l’ellenista Galeno (131-201) sottolinea la natura erotica della sofferenza. Sposta però l’attenzione dall’utero alla “ninfa”, cioè al clitoride. Per curare l’isteria la prescrizione più indicata – che si manterrà intatta fino al XIX secolo – è una manovra medica riportata per la prima volta da Oribasio di Pergamo (325-403), medico personale dell’imperatore Flavio Claudio Giuliano: la titillatio clitoridea. L’isterica viene posizionata a gambe divaricate e rivolte verso l’alto e il medico ne massaggia i genitali fino a farle raggiungere il “parossismo isterico”. Quello che oggi chiamiamo orgasmo.

Dal diavolo al cervello

Nei secoli successivi vengono avanzate nuove spiegazioni. Nel Medioevo, per esempio, le crisi vengono quasi sempre interpretate come possessioni diaboliche, e durante l’Inquisizione costituiscono spesso una ragione sufficiente per la condanna al rogo. E’ però il medico britannico Thomas Sydenham (1624-1689) il primo a mettere veramente in discussione la teoria di Ippocrate. Ipotizza infatti che la sede d’origine dell’isteria non sia affatto l’utero, bensì il cervello, tanto è vero che il disturbo può presentarsi, seppure in rari casi, anche nei maschi. La causa viene individuata in un eccitamento di sostanze chimiche che irritano dapprima il sistema nervoso centrale e poi tutto il corpo. Una specie di epilessia, insomma.

isteria-vibratorNel frattempo l’epidemia si diffonde: secondo una rivista scientifica americana datata 1859, manifesta sintomi isterici una donna su quattro. Per coadiuvare i medici, costretti talvolta a praticare massaggi vaginali per ore, viene ideato (e introdotto in commercio in Francia nel 1873) il primo vibratore elettromeccanico. Ma se l’utero viene man mano scagionato, non lo è la donna: comincia a farsi strada l’idea che l’isteria sia dovuta a una deliberata simulazione e drammatizzazione da parte di personalità deboli e prive di morale. A far propendere per questa ipotesi sono soprattutto gli studi di Jean Martin Charcot (1825-1893), autentico luminare della clinica Salpetrière di Parigi, considerato oggi il fondatore della neurologia.

Una malattia appassionante

Charcot si affeziona molto alle sue pazienti isteriche. Dedica infatti a loro molto più tempo che a quelle epilettiche, ricoverate nello stesso reparto. E’ il primo a descriverne con minuzia i sintomi, e perfino a documentarli con la fotografia, tecnica allora ai primordi. Si accorge che le convulsioni isteriche hanno caratteristiche peculiari, come il cosiddetto “arco di cerchio”, la curiosa posizione assunta al termine della crisi in cui la donna sembra quasi offrirsi all’accoppiamento. Secondo le sue dettagliate descrizioni, le crisi “istero-epilettiche” (l0 “grande isteria”) seguono queste fasi:isterica
– I prodromi (la cosiddetta “aura isterica”): consistono in dolori addominali, palpitazioni cardiache, ronzii, sensazione di nodo alla gola, vista obnubilata.
– La crisi vera e propria, simile a un attacco epilettico: prima una fase “tonica” con irrigidimento muscolare, arresto della respirazione, roteazione dei globi oculari verso l’alto, deformazioni del volto e protrusione della lingua; quindi la fase “clonica”, con movimenti oscillatori e smorfie del volto. La crisi si conclude con movimenti attenuati e respiro rantolante, che possono durare anche alcune ore.
– Dopo la crisi c’è il periodo delle contorsioni o “clownismo”, caratterizzato da prove di forza e agilità sproporzionate alla gracile corporatura delle malate: le isteriche si contorcono, emettendo urla laceranti, e assumono spesso la posizione ad arco di cerchio, poggiando cioè al suolo solo la nuca e i talloni.
– L’ultima fase è quella degli “atteggiamenti passionali” in cui l’isterica, in preda a deliri e allucinazioni, esprime un intenso dramma interiore, spesso mettendosi in posizione di preghiera.

charcot Charcot è talmente affascinato dalle isteriche che decide di sperimentare su di loro una nuova terapia emergente e di dubbio significato che a Parigi stava diventando molto popolare: l’ipnosi. E con suo grande stupore ottiene da subito risultati strabilianti: con la sola imposizione della sua (autorevolissima) voce, riesce a guarire sintomi quali la paralisi o la cecità, o a indurre sintomi prima inesistenti. Ne deduce che l’isteria è dovuta a meccanismi autosuggestivi, e inaugura una serie di seminari in cui dà dimostrazione pubblica della sua scoperta: seminari frequentatissimi che, più che paludate conferenze scientifiche, ricordano spettacoli di illusionismo, e in cui le isteriche fungono quasi da fenomeno da baraccone. Tra il pubblico, ad assistere con vivo interesse c’è anche un giovane e promettente medico austriaco. Si chiama Sigmund Freud.

Basta la parola

Tornato nella sua Vienna, Freud applica alla lettera gli insegnamenti del maestro, adottando l’ipnosi con le sue numerose pazienti isteriche. La terapia sembra funzionare: la maggior parte dei sintomi, come per miracolo, scompare. Ma non è tutto oro quel che luccica. Freud si rende presto conto che i disturbi non passano affatto: prima o poi si ripresentano, oppure si trasformano in sintomi nuovi, anche peggiori dei precedenti. Come mai? Freud è uomo di scienza, si pone domande e tende a modificare le sue opinioni e le terapie in corso d’opera. Lo aveva già fatto con la cocaina: dopo averla prescritta a lungo come analgesico, l’aveva a un certo punto abbandonata constatandone gli effetti tossici su un caro amico. Per l’ipnosi scatta una delusione analoga: è una terapia che toglie i sintomi ma non le cause, e talvolta con effetti disastrosi. Comincia a farsi strada in lui l’idea che i sintomi isterici non siano qualcosa da eliminare ma piuttosto uno strumento con cui la paziente vuole comunicare qualcosa. Ma che cosa?

Al collega Joseph Breuer (con cui scriverà nel 1895 gli Studi sull’isteria) espone la sua teoria: l’isterica soffre essenzialmente di “reminiscenze”. I sintomi sono meccanismi difensivi che servono ad allontanare dalla coscienza ricordi dolorosi, spesso veri e propri traumi, che vengono così seppelliti in un luogo inaccessibile della mente, l’inconscio. I disturbi non sono mai casuali: esprimono in modo simbolico qualcosa di impossibile a dirsi, comunicano con il linguaggio del corpo concetti che non si possono tradurre in parole. Una isterica diventa cieca perché “non vuole vedere”, paraplegica perché “non vuole – o non può – agire”. Secondo Freud, inoltre, il trauma rimosso ha quasi sempre una natura sessuale: possono essere esperienze di seduzione o di aggressione subite durante l’infanzia, oppure pulsioni sessuali ritenute inaccettabili.

E rieccoci ad Anna. Breuer, proprio in quel periodo, ha in terapia una ragazza un po’ particolare, con la quale ha già provato l’ipnosi ma con scarsi risultati. Decide allora di sperimentare su di lei questa nuova terapia che si propone di fare emergere i “processi psichici inconsci” attraverso la parola: la comprensione del trauma rimosso, spiegava l’amico Sigmund, avrebbe provocato la “catarsi”, cioè la guarigione. Cosicché Anna (passata alla storia come “Anna O.”) è la prima donna al mondo a sdraiarsi sul lettino dello psicoanalista. E a parlare liberamente.

La scomparsa
Nei decenni successivi la psicoanalisi raccoglie sempre più seguaci, consolidandosi come prassi terapeutica in tutto il mondo. Come Anna, molte altre donne prendono a raccontarsi, facendo man mano affiorare un corredo di problemi e situazioni dei quali i medici (fino ad allora tutti uomini) erano per lo più inconsapevoli.

A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, si registra un improvviso cambiamento nella sintomatologia isterica. I disturbi classici si presentano sempre meno spesso, tanto che alcuni studiosi nel 1978 decretano che l’isteria è scomparsa. L’utero vagante che, dibattendosi come un animale inquieto nel corpo femminile, aveva agitato, soffocato e paralizzato le donne per secoli, si era misteriosamente fermato. Perché? Che bilancio trarre da questi due millenni di isteria?

Secondo alcuni studiosi, come lo psichiatra e psicoanalista genovese Giuseppe Roccatagliata, autore di diversi libri sull’argomento, l’isteria ha costituito per secoli una base pseudo-scientifica per legittimare il dominio dell’uomo sulla donna. A l’uomo l’isteria “faceva comodo” perché rinforzava lo stereotipo secondo il quale la donna è un essere impulsivo e irrazionale, dominata da bisogni sessuali che la rendono inaffidabile e pericolosa. “L’isteria nasce nella cultura greca, una delle più misogene della storia. Ippocrate sosteneva che la donna è il ventre che nutre, mentre l’uomo è il cervello che pensa e che crea. Per Aristotele la donna è un uomo evirato: l’uomo ha il pene e la donna il vuoto” afferma lo psichiatra. “In realtà i sintomi dell’isteria erano solo la protesta femminile alle angherie maschili”. Secondo Emilce Dio Bleichmar, psichiatra e psicoanalista argentina, esiste una sorta di “femminismo spontaneo” nell’isteria, essendo questa null’altro che “una protesta disperata che rivendica una femminilità da non ridurre alla sola sessualità. Se oggi i sintomi di impotenza, gli svenimenti o le crisi catalettiche sono pezzi di antiquariato è perché sono stati sostituiti dalla franca e aperta rivalità con l’uomo”.

Il ruolo del sesso

Altri studiosi sottolineano invece come l’isteria sia soprattutto la testimonianza della profonda sofferenza che è stata inflitta alle donne imponendo loro una dura repressione della sessualità. Non bisogna dimenticare che di orgasmo femminile si è cominciato a parlare solo pochi decenni fa e che è solo con il rapporto Kinsey (nel 1953) che si è scoperto che i tempi medi di raggiungimento del piacere differiscono molto da un sesso all’altro (un paio di minuti per l’uomo, un quarto d’ora per la donna). C’è quindi da presumere che per secoli le donne siano state ripetutamente stimolate senza essere appagate. Avevano dunque tutti ragione, da Ippocrate a Freud, a ritenere che l’isteria avesse soprattutto una radice erotica.

Altri infine sostengono che l’isteria è un aspetto intrinseco della femminilità e della complessa gestione delle emozioni e della sessualità che la caratterizzano. E che non è affatto scomparsa: essendo una “grande simulatrice” ha solo cambiato sembianze e assunto altri nomi, come “disturbo dissociativo di identità”, “disturbo somatoforme”, “personalità istrionica”, “stress post-traumatico”, “attacchi di panico”, “sindromi border-line” e la lunga lista delle cosiddette “malattie psicosomatiche” : stanchezze croniche, disturbi digestivi, affezioni dermatologiche, vertigini, giramenti di testa.

Epilogo

Ma non dimentichiamoci di Anna. Durante la terapia la ragazza si innamora del medico (è il primo caso di “passione di transfert”). Breuer arriva alla conclusione che i disturbi erano dettati da sentimenti erotici e aggressivi inconciliabili con la morale.

BertaPappenheimOggi sappiamo che dietro lo pseudonimo di “Anna O.” si celava in realtà Berta Pappenheim. Terza di 4 figli di una famiglia ebrea benestante, si confrontò molto precocemente con i privilegi riconosciuti al fratello più giovane, del quale fu acerrima rivale. Pretese di studiare e si laureò con ottimi risultati in francese, italiano e inglese, divenendo in seguito scrittrice e giornalista. Dopo la cura per l’isteria (di cui non volle più parlare), la Pappenheim dedicò la sua vita al miglioramento della posizione sociale ed economica delle donne ebree in Germania fondando, nel 1904, la “lega delle donne ebraiche”. Non fu un’impresa facile: definì in seguito la sua battaglia “una fatica di Sisifo” per la resistenza incontrata all’interno delle comunità ebraiche nel riconoscere il problema. E’ oggi considerata un’antesignana del movimento femminista.

Marta Erba

Articolo tratto da FOCUS STORIA n.28

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9 Responses to Che fine ha fatto l’ISTERIA?

  1. carla ha detto:

    Complimenti, un articolo molto interessante, mentre avanzavo con la lettura, pensavo all’evolversi dell’isteria negli attualissimi “attacchi di panico”
    che “grazie a Dio” colpiscono sia uomini che donne!!

  2. nadia ha detto:

    Ringrazio Marta Erba per questo “percorso della sofferenza femminile”, che mi fa riconoscere che nulla è cambiato, ma che tutto è cambiato! Vorrei esortare tutte le donne dei nostri giorni ad essere
    felici in ogni attimo per la possibilità che abbiamo di vivere pienamente e liberamente la nostra sessualità.

  3. manuela ha detto:

    l’articolo è davvero interessante quante persone ne soffrono ancora purtroppo!!!la psicoterapia fa miracoli ma non si può obbligare nessuno!!!

  4. Tiziana Terzi ha detto:

    Alla fine, il ” conosci te stesso ” è la cura più valida che c’è…
    Articolo meraviglioso. Complimenti all’autrice.

  5. Paola De Groskovskaya ha detto:

    L’isteria riecheggia ancora dentro di noi, si manifesta attraverso i
    sintomi, ma sprona i nostri animi ad essere sempre più attive e sempre meno passive nei confronti della vita.
    Le donne nei secoli hanno svelato l’esistenza di una forza diversa dai muscoli, la forza di evolversi, di pensare, di scegliere, di AMARE.
    Capaci di accettare una mancanza diventiamo più forti e non esiste altra forza più grande… dal vuoto nasce l’ispirazione, l’invenzione, l’idea, il nuovo. IL VUOTO E’ L’ORIGINE DI TUTTE LE COSE, IL VUOTO E’ IL GREMBO CHE ORIGINA LA VITA.
    Paola De Groskovskaya 78

  6. Kabakov ha detto:

    Ho un’amica che ha un tremendo bisogno di svariate sedute di parossismo isterico…

  7. Ubi Alles ha detto:

    Grazie per l’articolo! Volevo chiedere se è possibile avere la bibliografia 🙂

    • marta ha detto:

      “L’isteria. Il mito del male del XIX secolo” di Giuseppe Roccatagliata (Liguori), “Il femminismo dell’isteria. I disturbi narcisistici della femminilità” di Emilce Bleichmar (Raffaello Cortina). E naturalmente gli Studi sull’isteria di Freud e Breuer. Ciao!

  8. anna ha detto:

    Grazie … finalmente un articolo chiarificatore e bello come un romanzo. ..

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