Cos’è l’amore? Intervista a E. Jannini

Emmanuele Jannini è professore di endocrinologia e di sessuologia all'Università dell'Aquila

Emmanuele Jannini è professore di endocrinologia e di sessuologia all'Università dell'Aquila

In molti ritengono che indagare l’amore dal punto di vista scientifico equivalga a “profanarlo”, che il linguaggio della scienza sia inadeguato, o addirittura sbagliato. Ma capirne i meccanismi alla base non potrebbe aiutare ad affrontare meglio un’emozione così complessa?
C’è una certa diffidenza, in effetti, nei confronti della scienza dell’amore, forse soprattutto tra le donne. In realtà gli scienziati non vogliono, né d’altra parte potrebbero, “spoetizzare” o banalizzare questo sentimento, così importante e potente. Vogliono soltanto “cercare la verità”, capire che cosa c’è dietro a quelle strategie che tutti quanti, in modo più o meno consapevole e più o meno efficace, adottiamo per accoppiarci e per procreare. Finora la strada per cercare di comprendere l’amore è stata percorsa da artisti e poeti, attraverso lo strumento dell’intuizione. Gli strumenti della scienza sono altri: gli esperimenti, l’osservazione delle specie simili a noi. Certo, confrontato al poeta lo scienziato balbetta, procede per ipotesi e tentativi, e sottopone le sue affermazioni a continue revisioni.

A che cosa serve, biologicamente parlando, l’amore?

La nostra è una specie che viene al mondo in maniera spaventosamente immatura: nessun neonato può sopravvivere senza cure parentali prolungate. Ecco perché la natura ha escogitato un sistema non solo per tenere legati i genitori ai figli, ma anche per tenere legati i genitori tra di loro. Questo meccanismo è appunto l’amore.

Anche i nostri antenati si innamoravano?

Non si può negare che l’amore affondi le sue radici nel nostro passato evolutivo: dal punto di vista anatomico il nostro corpo è infatti identico a quello dell’uomo di Cro Magnon. Meccanismi che riconducono al nostro modo di amare, d’altra parte, li riconosciamo anche in altre specie animali: il nostro comportamento sessuale ricorda quello del bonobo, una scimmia antropomorfa che si accoppia per puro piacere, e perfino “per denaro” (la merce di scambio sono, nel suo caso, le banane). Il nostro legame di coppia ricorda quello dell’arvicola di prateria, un roditore che si lega al proprio partner per tutta la vita. Dal confronto con le altre specie e dallo studio dei meccanismi chimici e ormonali sottostanti, in questi ultimi anni siamo arrivati a capire molte cose sull’innamoramento e sull’amore.

Per esempio?

Durante l’innamoramento e durante un legame sentimentale duraturo nel nostro corpo agiscono sostanze diverse. Il grande attore della passione si chiama dopamina, un neurotrasmetitore cerebrale che agisce a livello dei centri del piacere. Quando una persona è innamorata, il suo stato chimico mentale ricorda quello di un cocainomane: il cervello è letteralmente “su di giri”, un po’ come se bruciasse benzina a gran velocità, un ritmo che non può reggere troppo a lungo. Ecco perché, dopo qualche mese, l’eccitazione dell’innamoramento si affievolisce per tornare allo stato basale. Per tenere unita la coppia, allora, la natura ha escogitato un altro meccanismo, non più basato sulla passione bruciante, bensì su un senso di fusione e di legame molto profondo ed esclusivo, simile a quello che provano i genitori verso la prole. Questo dimensione è quella che comunemente chiamiamo “amore”.

L’amore di coppia è dunque simile a quello materno?
Sì, tanto è vero che la molecola che li governa è la stessa: l’ossitocina. Questo ormone è prodotto soprattutto durante il parto, l’allattamento e l’orgasmo.

Si può  dire allora che i genitori “si innamorano” dei figli?
La situazione è un po’ diversa nei due sessi. Potremmo dire che nel sesso femminile l’amore cresce naturalmente durante la gravidanza e soprattutto dopo il parto e durante l’allattamento, proprio perché in tutto questo periodo la donna è inondata di ossitocina: la mamma non passa cioè attraverso la fase dell’innamoramento, è già naturalmente “amante”. Il papà invece si innamora del figlio attraverso un processo più “cognitivo” che ormonale. Il papà, come d’altra parte una mamma adottiva, deve “saper amare”, deve avere cioè imparato come si ama nel corso della vita.

Quando ci innamoriamo di qualcuno, lo facciamo volontariamente o inconsciamente?
Gli aspetti inconsci sono certamente importanti, come dimostrano gli studi sui ferormoni. Quando siamo attratti da una persona senza sapere perché, diciamo che ‘ci piace a pelle’: un’espressione popolare che sottolinea l’importanza di questi messaggeri chimici che hanno lo scopo di avvicinare due individui di sesso diverso. Questo non significa che l’amore è cieco o casuale: obbedisce invece a strategie ben precise, almeno nelle donne.

Cioè?
Esistono donne “pre” e donne “post”. Le prime sono attratte da qualità pre-fecondazione, ovvero che danno vantaggi precedenti alla fecondazione: queste donne si innamorano di uomini belli, affascinanti, talentuosi, intelligenti, cioè di maschi che garantiscono un ottimo prodotto del concepimento (i figli avranno “geni migliori”, quindi si riprodurrano a loro volta con facilità, permettendo la prosecuzione della specie). Il prezzo da pagare è che questi uomini sono generalmente un po’ “mascalzoni”, cioè poco affidabili e più propensi al tradimento. Le donne “post” mirano a vantaggi che si manifestino dopo il concepimento, si innamorano quindi di uomini con caratteristiche di sicurezza: ricchi, fedeli, protettivi. Il prezzo da pagare è la mancanza di caratteristiche “appetitose”, come la bellezza o la giovinezza. Ci sono poi donne che passano da uno stile all’altro, magari a seguito di una delusione con una delle categorie. Le strategie insomma si affinano con il tempo e l’esperienza, fino a raggiungere un giusto compromesso.

Anche gli uomini adottano simili strategie?

Gli uomini sono più semplici. Per loro esiste un potentissimo meccanismo di innamoramento che passa attraverso gli occhi: gli uomini si innamorano di donne belle, attraenti, affascinanti.

Ma queste strategie non subiscono l’influenza dei cambiamenti sociali?

Certamente. In una società  maschilista la donna è soprattutto “post”, cerca cioè  la sicurezza e la protezione per sopperire alla propria totale dipendenza dall’uomo. In una società più evoluta, in cui a entrambi i sessi è garantita la possibilità dell’indipendenza economica, molte donne virano verso un comportamento “pre”. Lo prova anche il radicale cambiamento del modello di massima desiderabilità maschile. Se neglli anni cinquanta il top del fascino era il “macho” alla John Wayne (mascelle e zigomi pronunciati, duro, sicuro di sé, pronto a sfoderare la pistola, “dominante”), nella società di oggi, avviata verso la parità dei sessi, vince il “piacione” George Clooney, dalle caratteristiche molto femminilizzate: dolce, accogliente, empatico.

Anche nell’uomo si registra un cambiamento simile? L’uomo moderno è cioè attratto da donne più “maschili”, indipendenti e aggressive?

A dire la verità no: secondo le ricerche scientifiche gli uomini  sono ancora attratti preferibilmente da donne molto femminili.

Sta dicendo che oggi entrambi i sessi sono attratti da caratteristiche femminili?
In un certo senso è così. Del resto il modello femminile è vincente in natura. E’ anche abbastanza ovvio che la natura abbia affidato un compito così impegnativo come la riproduzione al sesso più “forte”, dall’identità più stabile.

Le differenze tra uomo e donna si traducono anche in un modo diverso di amare?

Certo, si sa che su Marte e su Venere si parla una lingua diversa. Biologicamente, d’altra parte, c’è una differenza sostanziale: uno dei due sessi, quello femminile, ha un patrimonio genetico preziosissimo, che mette a diposizione in quantità limitatissima (in genere un ovulo per volta) solo una volta al mese. L’altro sesso, quello maschile, ha materiale genetico decisamente ridondante: con un solo eiaculato potrebbe teoricamente fecondare l’intera popolazione femminile europea. Ne deriva che le strategie per la ricerca del partner sono diverse: selettiva per la femmine, propositiva per il maschio.

Quali sono le ripercussioni più evidenti?
Per esempio il modo diverso di accedere al tradimento. La donna non concepisce il tradimento all’interno di una relazione d’amore: tradisce quando è venuta meno la dimensione emotiva , cioè quando la storia è finita. L’uomo nella coppia è mosso, più che dal senso dell’esclusività, da un senso di protezione: riesce quindi più facilmente a tenere il piede in più scarpe, perché il suo “compito” vero è quello di proteggere tutti: la famiglia, la moglie, l’amante…

Questo rende molto difficile il rapporto di coppia?

Certamente: il modo di amare è talmente diverso che i due sessi molto spesso non si capiscono. In genere un rapporto che funziona a lungo termine passa attraverso diversi compromessi.

Che dire allora dell’amore omosessuale?

E’ un amore al quadrato, perché  i due individui si rispecchiano letteralmente l’uno nell’altro. Per questo una coppia di uomini assai raramente fa una scelta di fedeltà, proprio perché l’imput naturale del maschio è quello di cercare la varietà sessuale. L’omosessualità tra due donne può invece essere iperfemminile, e quindi tradursi in una supercoppia estremamente stabile, in cui l’aspetto sessuale può restare sullo sfondo.

L’amore è sempre stato così importante come è ora?

Non esattamente. In passato l’amore era un privilegio delle classi più abbienti, del top della società. Chi apparteneva a ranghi sociali più bassi non poteva permettersi di innamorarsi, doveva piuttosto accettare le decisioni dei genitori. Solo nell’ultimo secolo, almeno nel mondo occidentale, si è deciso di promuovere l’amore a criterio fondante della coppia e della famiglia. Questo non significa che in passato non ci si innamorava. Anzi: proprio perché è un imput biologico l’amore è sempre esistito e, come dimostrano vari esempi in letteratura, trae più forza proprio quando viene ostacolato.

Ma perché  solo oggi, se esiste da sempre, viene “autorizzato”?

Perché, in fondo, l’amore è un lusso: consuma e disperde tempo ed energie. Proprio per questo bisogna avere la “pancia piena” per concederselo. Si è imposto nella nostra società occidentale perché ce lo possiamo permettere, ma in altri paesi ancora oggi non ha diritto di cittadinanza.

In Occidente non solo è legittimato: è addirittura nobilitato. Nietsche diceva: “tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male”.  Ancora oggi per amore si è portati a giustificare tutto, dallo stalking agli omicidi. Non è un po’ troppo per un’emozione del tutto naturale, paragonabile tra l’altro a una droga endogena?

La cultura occidentale, influenzata soprattutto dal Romanticismo, e contemporaneamente dal Cristianesimo, ha deciso di nobilitare questo sentimento, ma questo è un fatto puramente culturale, tanto è vero che non è così in tutto il mondo. Per noi tutto ciò che è fatto con amore è positivo e “nobile”. L’atto sessuale perfetto è quello accompagnato dall’amore. Ma questo concetto non è né scontato né universale.

Un’ultima perplessità: se l’amore serve alla nostra sopravvivenza, perché si può arrivare a consumarsi, e perfino a morire, per amore?

Attenzione, l’amore serve alla sopravvivenza della specie, non dell’individuo. Per questo una madre arriva a immolarsi per la sopravvivenza e il benessere del proprio figlio. E anche un amante arriva a rischiare la vita per congiungersi con l’amato… perché inconsciamente sa che quello è il partner geneticamente migliore, quello che gli fornirà una prole con i massimi vantaggi evolutivi. Ma forse è proprio questo ad averci fatto “innamorare” dell’amore: è l’istinto meno egoista di tutti.

Marta Erba

tratto da FOCUS EXTRA n 38 – Che cos’è l’amore

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One Response to Cos’è l’amore? Intervista a E. Jannini

  1. Vincenzo Puppo ha detto:

    Parole, solo parole… e come al solito Jannini fa sempre “pubblicità” ad ormoni (o farmaci)…, ma un ragazzo/a che legge cosa ha capito qui dell’amore?…
    Purtroppo ancora oggi si parla dell’amore sempre in generale, con discorsi complicati e talora incomprensibili, contraddittori o ambigui, spesso non riferito, come si dovrebbe fare in questi casi, solo dal punto di vista della Coppia. Invece i ragazzi/e hanno bisogno di certezze e semplicità, hanno bisogno di alcune basi sicure, comprensibili: è molto importante fare capire ai ragazzi/e che, quando si parla di un rapporto di coppia, amare è fare felice chi si ama.
    I ragazzi devono sapere che l’innamoramento (parola che NON si devrebbe più usare!) non è amore (questa è una delle cause dei tanti problemi di oggi…): l’amore è uno solo, perché si ricerca sempre la felicità del partner. E fare l’amore/rapporto sessuale completo = orgasmo per entrambi i partner SEMPRE con o senza il rapporto vaginale (definizione per TUTTI gli esseri umani!)… La voglia di amare e fare sesso sempre con la stessa persona non può diminuire, se la si ama sinceramente, perché non può diminuire la voglia di darle piacere (non solo sessuale) neanche dopo 50 anni… vedi i video in youtube/newsexology sull’amore, fare l’amore, sessualità femminile, le ignoranze dei sessuologi, sulla bufala (truffa??) del punto G e che NON è stato mai fotografato da Jannini…, prevenzione delle violenze sessuali ecc…
    Vincenzo Puppo
    Medico-Sessuologo, CIS.

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