settembre 25, 2009
Perché è così diffusa? Perché tendiamo sempre a sottovalutarla? E come si riconoscono gli stupidi prima che possano compiere irrimediabili stupidaggini?
“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”. La frase, attribuita ad Albert Einstein, esprime un’idea ricorrente nella storia del pensiero. Dal biblico Ecclesiaste (“Infinito è il numero degli stolti”) al musicista americano Frank Zappa (“La stupidità è l’elemento fondamentale dell’universo”) passando per lo scrittore tedesco Friedrich Schiller (“Perfino gli dei non riescono a combattere la stupidità”), la stupidità appare come un fattore onnipresente, nato con l’uomo. Anzi: forse fu proprio Adamo, che per degustare una mela perse il Paradiso, il primo stupido della storia. Leggi il seguito di questo post »
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luglio 10, 2009
Ha tormentato le donne per secoli per poi scomparire, apparentemente, nel nulla. E’ un enigma affascinante quello dell’isteria, la misteriosa malattia che fino alla fine dell’Ottocento sembrava un’epidemia mentre oggi è stata cancellata dai testi di medicina. Che cos’era veramente ? E che fine ha fatto?
Vienna, 1880. Anna è una ventenne di buona famiglia, bella e molto intelligente. All’improvviso, in concomitanza di una grave malattia del padre, sviluppa una serie di disturbi apparentemente slegati tra loro: diventa strabica, prende a tossire in continuazione, ha improvvisi vuoti di memoria, soffre di sonnambulismo, perde l’uso della gamba e del braccio destro. A volte diventa aggressiva e, come sotto l’effetto di allucinazioni (afferma di vedere serpenti neri al posto dei capelli) scaglia oggetti contro gli interlocutori. Inoltre, pur coltissima, comincia a usare espressioni scorrette, fino a smettere di parlare in tedesco (la sua lingua madre) per esprimersi solo in lingua inglese. Sintomi vistosi e disparati, dunque, e senza una causa medica riconoscibile. A curarla viene chiamato un noto psichiatra del tempo, Joseph Breuer. Il quale non ha particolari difficoltà a porre la diagnosi: è un classico caso di “isteria”. Ma la parte facile della faccenda finisce qui. Perché delle cause e della cura di questa misteriosa malattia i medici non riescono proprio a venire a capo. Da almeno un paio di millenni. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta
luglio 10, 2009
Che cosa ha trasformato un passatempo simile alla briscola, inventato alla corte rinascimentale milanese, nello strumento iniziatico e divinatorio più diffuso del mondo?
Provate a fare un esperimento. Munitevi di un manuale di Tarocchi, studiatevi i significati principali dei 22 Arcani Maggiori e provate quindi a “leggere le carte” a un amico, dopo avergli confidato di essere in possesso di poteri divinatori. Durante la lettura lasciatevi ispirare dalle figure e cercate di instaurare un dialogo, in modo che a parlare siate un po’ voi e un po’ lui. Il risultato nella maggior parte dei casi è sorprendente: l’amico si riconoscerà in quelle carte estratte a caso, ammetterà che quello che dite è vero e forse completerà il vostro responso leggendo lui stesso altri dettagli che le carte gli stanno comunicando. Leggi il seguito di questo post »
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luglio 10, 2009
A volte nella vita capitano strane coincidenze difficilmente spiegabili come pure casualità. Per esempio pensiamo a una persona che non sentiamo e vediamo da anni, e improvvisamente quella persona ci telefona. Oppure sogniamo una situazione inconsueta, e il giorno successivo ci troviamo a viverla. Questa connessione apparentemente “magica” di eventi fisici e psichici, che avvengono nello stesso tempo senza che vi sia una relazione causa-effetto, venne battezzata nel 1950 dallo psichiatra Carl Gustav Jung “sincronicità”. Sarebbe proprio la “sincronicità”, secondo Jung, a spiegare il funzionamento del più famoso testo divinatorio di tutti i tempi: l’I-Ching. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta
luglio 10, 2009

Emmanuele Jannini è professore di endocrinologia e di sessuologia all'Università dell'Aquila
In molti ritengono che indagare l’amore dal punto di vista scientifico equivalga a “profanarlo”, che il linguaggio della scienza sia inadeguato, o addirittura sbagliato. Ma capirne i meccanismi alla base non potrebbe aiutare ad affrontare meglio un’emozione così complessa?
C’è una certa diffidenza, in effetti, nei confronti della scienza dell’amore, forse soprattutto tra le donne. In realtà gli scienziati non vogliono, né d’altra parte potrebbero, “spoetizzare” o banalizzare questo sentimento, così importante e potente. Vogliono soltanto “cercare la verità”, capire che cosa c’è dietro a quelle strategie che tutti quanti, in modo più o meno consapevole e più o meno efficace, adottiamo per accoppiarci e per procreare. Finora la strada per cercare di comprendere l’amore è stata percorsa da artisti e poeti, attraverso lo strumento dell’intuizione. Gli strumenti della scienza sono altri: gli esperimenti, l’osservazione delle specie simili a noi. Certo, confrontato al poeta lo scienziato balbetta, procede per ipotesi e tentativi, e sottopone le sue affermazioni a continue revisioni. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta
luglio 10, 2009

Oscar nasce con una grave malformazione. Non ha neanche un anno quando gli vengono amputate entrambe le gambe. Ma il suo desiderio, fin da piccolo, è quello di diventare un grande atleta. Al liceo pratica il rugby e il nuoto, fino a che un brutto incidente lo costringe a una lunga riabilitazione. E’ in quell’occasione che Oscar scopre la sua vera passione: la corsa. Utilizzando un particolare tipo di protesi in fibra di carbonio, si allena duramente per anni, coltivando un sogno apparentemente impossibile per un uomo senza gambe: partecipare alle olimpiadi. Non le paraolimpiadi, organizzate pergli atleti con handicap, lui ambisce a quelle vere, vorrebbe gareggiare con gli atleti migliori del mondo. Nel 2008, forte dei suoi tempi straordinari, sottopone la sua richiesta alla IAAF, l’associazione internazionale delle federazioni di atletica. Ma la risposta è no: le protesi non sono paragonabili a gambe umane, funzionano molto meglio. In altre parole: il suo handicap lo avvantaggia.
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Pubblicato da marta