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	<title>Il velo di Maya</title>
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	<description>Non ambisco a squarciarlo. Vorrei solo sbirciare che cosa c&#039;è sotto</description>
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		<title>La bellezza è nel cervello di chi guarda</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 23:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A che cosa serve l&#8217;arte? Che cosa vuole comunicare un artista? Il &#8220;senso del bello&#8221; è oggettivo o soggettivo? Sono tutte domande a cui cerca di rispondere la NEUROESTETICA. Un’opera d’arte è “bella” perché aumenta la nostra conoscenza del mondo. E gli artisti non sono molto diversi dagli scienziati perché, attraverso un metodo e un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=222&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<p><strong><span style="color:#000080;">A che cosa serve l&#8217;arte? Che cosa vuole comunicare un artista? Il &#8220;senso del bello&#8221; è oggettivo o soggettivo? Sono tutte domande a cui cerca di rispondere la NEUROESTETICA.</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/arte.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-250" title="Arte" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/arte.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a>Un’opera d’arte è “bella”  perché aumenta la nostra conoscenza del mondo. E gli artisti non sono molto diversi dagli scienziati perché, attraverso un metodo e un linguaggio diverso da quello scientifico, hanno scoperto qualcosa di nuovo, &#8220;vedono&#8221; qualcosa che noi non vediamo, e tentano di comunicarcelo.   E’ questa, in sintesi, la tesi di <span style="text-decoration:underline;">Semir Zeki</span>, professore di neurologia presso lo  University College di Londra che, intorno alla metà degli anni Novanta,  ha fondato una nuova disciplina: la neuroestetica. </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><span id="more-222"></span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>Il cervello  è un artista…</strong></span></p>
<div id="attachment_232" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/zekimed2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-232" title="Zekimed" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/zekimed2.jpg?w=150&#038;h=150" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">semir zeki</p></div>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><br />
Secondo Zeki l’arte, e soprattutto la pittura, è uno strumento straordinario per studiare i processi nervosi attraverso i quali il cervello percepisce la realtà. Di più: anche il nostro cervello quando  “vede”, è un artista. In passato si pensava  che la visione fosse un sistema passivo, cioè che l’occhio fosse  semplicemente un canale attraverso cui passavano i segnali dall’esterno,  che arrivavano al cervello così com’erano: l’immagine impressa  sulla retina, si diceva, viene “proiettata” sulla corteccia visiva.  Oggi sappiamo che la faccenda è ben più complessa. La retina opera  una prima selezione: filtra i segnali visivi, registra le variazioni  dell’intensità e della composizione spettrale della luce e trasmette  queste sensazioni alla corteccia cerebrale. E qui parte un sistema elaboratissimo.  La corteccia visiva comprende infatti una corteccia primaria (che agisce  da “centro di smistamento”) e una serie di aree associative, che  collaborano nell’interpretazione dei segnali. Ci sono per esempio  cellule che reagiscono alle diverse lunghezze d’onda della luce trasformando  queste informazioni in colori: <strong>i colori, quindi, di fatto non esistono,  sono una costruzione del cervello sulla base di certe proprietà fisiche  delle superfici</strong>. Ci sono poi cellule sensibili alla forma e cellule  sensibili al movimento o all’orientamento spaziale (alcuni neuroni  reagiscono alle linee orizzontali, altri alle linee verticali). C’è  inoltre una vasta area specializzata nel riconoscimento dei volti e  delle espressioni facciali, e aree sensibili ai movimenti del corpo.  Inoltre la vicinanza del lobo temporale, e in particolare dell’ippocampo,  risveglia le tracce mnemoniche e permette di confrontare l’immagine  registrata con quelle già immagazzinate nella memoria.</span></p>
<div id="attachment_233" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/cortecciavisiva.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-233" title="cortecciavisiva" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/cortecciavisiva.jpg?w=150&#038;h=132" alt="" width="150" height="132" /></a><p class="wp-caption-text">le aree visive</p></div>
<p>In pratica <strong>il cervello opera  una scelta tra tutti i dati disponibili e, confrontando l’informazione  selezionata con i ricordi immagazzinati, genera l’immagine visiva  con un procedimento molto simile a quello messo in atto da un artista  quando dipinge un quadro</strong>. Il nostro cervello, cioè, non è un semplice  cronista che si limita a registrare in modo passivo la realtà fisica  del mondo esterno, ma è piuttosto un creativo: ogni volta che “vediamo”  di fatto costruiamo nella nostra testa un’opera d’arte. Del resto  il sistema visivo è un processo che si è evoluto lungo un arco di  tempo di milioni anni: abbiamo imparato molto prima a vedere che a parlare.  “E’ significativo il fatto che, di fronte a qualcosa di estremamente  bello, non sappiamo spiegare la sua forza espressiva a parole” fa  notare Zeki. “Si parla di ‘bellezza ineffabile’ perché il linguaggio  resta muto, non è in grado di comunicarla. Forse proprio perché il  sistema visivo, essendo antecedente al linguaggio, è molto più efficiente”.</p>
<p><strong>… e l’artista  è un neuroscienziato</strong></p>
<p><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/11/matisse.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-226" title="Matisse" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/11/matisse.jpg?w=150&#038;h=99" alt="" width="150" height="99" /></a>La vista è quindi il  primo strumento che abbiamo per comprendere il mondo. E l’artista  (il pittore, lo scultore) non fa che darle una mano. Il pittore francese  <span style="text-decoration:underline;">Matisse</span>, descrivendo i propri obiettivi, diceva: “<em>Al di sotto di quella  successione di istanti che costituisce l’esistenza superficiale delle  cose e degli esseri, e che di continuo li modifica e li trasforma, si  può cercare un carattere più vero ed essenziale per dare un’interpretazione  più duratura della realtà</em>”. Quello che fa abitualmente il cervello  umano non è molto diverso: elabora informazioni in continuo cambiamento  allo scopo di estrarne il nucleo fondamentale, di afferrare l’eterno  in ciò che è fugace. <strong>Mentre perviene alla conoscenza del mondo, infatti,  il nostro cervello è continuamente ostacolato da dettagli irrilevanti  e distraenti: deve quindi estrarre le informazioni essenziali e costanti  a partire da una massa di dati in continuo cambiamento</strong>. “L’artista,  senza esserne consapevole, fa la stessa cosa, ma in modo molto più  potente” spiega Zeki. “ Cerca di identificare, tra i mille stimoli  cangianti che pervengono al suo sistema visivo, solo quelli che hanno  importanza per definire le caratteristiche costanti e permanenti degli  oggetti. Di dipingere cioè la perfezione in un mondo in continuo mutamento”.</p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>L’arte è quindi un’estensione  della funzione del cervello</strong>. E l’artista è come un neuroscienziato  che esplora le potenzialità e le capacità del cervello, con tecniche  del tutto personali, coadiuvandolo nella comprensione del mondo. E infatti  gli artisti lavorano facendo una serie di esperimenti (è normale che  un dipinto vada incontro a una serie di metamorfosi) fino a che non  ottengono l’effetto voluto.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>Più  vero del vero</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/11/caravaggio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-227" title="caravaggio" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/11/caravaggio.jpg?w=150&#038;h=123" alt="" width="150" height="123" /></a>Quindi <strong>lo scopo dell’arte  è scoprire l’essenza delle cose</strong>. “<em>L’arte non rappresenta quello  che vediamo, se mai rende le cose visibili</em>” diceva l’artista tedesco  <span style="text-decoration:underline;">Paul Klee</span>. Il <span style="text-decoration:underline;">Caravaggio</span>, per esempio, non si limitava a rappresentare  la realtà: la rendeva “più vera del vero”, perché riusciva a  imprimere alla rappresentazione delle cose una forma eterna. <span style="text-decoration:underline;">Raffaello  Sanzio</span>, quando doveva dipingere una donna bella, non ritraeva una modella  in particolare: ne</span></p>
<div id="attachment_234" class="wp-caption alignright" style="width: 128px"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/raffaello.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-234" title="raffaello" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/raffaello.jpg?w=118&#038;h=150" alt="" width="118" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaello - La velata</p></div>
<p>osservava con attenzione molte, per conservarle nella  memoria visiva e combinare i tratti più belli di ognuna nell’opera  compiuta. Tra le opere d’arte più potenti ci sono poi quelle che  generano una molteplicità di esperienze, come le sculture incompiute  di <span style="text-decoration:underline;">Michelangelo</span> o i dipinti ambigui di <span style="text-decoration:underline;">Vermeer</span>, che danno al cervello  l’opportunità di fornire un ventaglio di interpretazioni. <strong>Se l’arte genera un senso  di appagamento profondo in moltissime persone, significa che l’artista  ha afferrato qualcosa di generale, che riguarda il cervello di tutti</strong>.  E la base comune che permette di condividere impressioni ed emozioni  profonde sono i “neuroni specchio”</p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>Dentro lo specchio</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/neuroni-specchio-giacomo-rizzolatti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-235" title="neuroni-specchio-giacomo-rizzolatti" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/neuroni-specchio-giacomo-rizzolatti.jpg?w=133&#038;h=150" alt="" width="133" height="150" /></a>Agli inizi degli anni Novanta  uno scienziato italiano, <span style="text-decoration:underline;">Giacomo Rizzolatti</span>, scoprì nel cervello  particolari cellule caratterizzate dalla proprietà di attivarsi  sia quando un individuo compie un’azione, sia quando la vede compiere  da qualcun altro. La stessa cosa vale per le emozioni: se vediamo qualcuno  che soffre o gioisce, sentiamo su di noi la stessa sofferenza o la stessa  gioia. I neuroni specchio, cioè, ci consentono di capire direttamente  il significato delle azioni e delle emozioni a cui assistiamo replicandole  internamente, “vivendole dentro di noi”. </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">E’ lo stesso meccanismo che  ci permette di entrare in sintonia con un’opera d’arte, di essere  “trascinati dentro” un quadro. “La risposta del cervello al capolavoro  artistico è mediata da una profonda immedesimazione &#8211; cognitiva, emotiva  e motoria &#8211; con l’opera d’arte,” sostiene Vittorio Gallese, neuroscienziato  che lavora con Rizzolatti all’Università di Parma, sulla rivista <em> Trends in Cognitive Sciences.</em> “I neuroni specchio permettono infatti  di rivivere su di noi le emozioni e le sensazioni corporee vissute dai  protagonisti rappresentati nelle opere d’arte: le loro tensioni muscolari,  le espressioni facciali, le emozioni e il dolore. Ma anche l’azione  dell’artista, il colpo di pennello sulla tela, la martellata sul marmo”.<a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/lucio-fontana_concetto_spaziale_attese1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-253" title="Lucio Fontana_Concetto_Spaziale_ATTESE" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/lucio-fontana_concetto_spaziale_attese1.jpg?w=117&#038;h=150" alt="" width="117" height="150" /></a> Questo spiegherebbe la potenza espressiva dell’action painting di <span style="text-decoration:underline;"> Jackson Pollock</span> o degli squarci sulla tela di<span style="text-decoration:underline;"> Fontana</span> (anche se, ovviamente,  con l’aumentare dell’astrazione aumentano i livelli “cognitivi”  dell’esperienza estetica e si indeboliscono quelli “speculari”).  Secondo Gallese sarebbero proprio i neuroni specchio a permettere ad  alcune opere di superare le barriere temporali e culturali, diventando  eterne e “universali”. </span></p>
<p><strong>Il  “senso del bello”<br />
</strong></p>
<p>Una delle questioni più  dibattute, e che ancora non ha avuto una risposta, è se il senso della bellezza è qualcosa di innato o se è soltanto il risultato di ciò che per educazione e per esperienza abbiamo “imparato” essere bello. Esiste insomma la bellezza oggettiva, fuori dallo spazio e dal tempo? Un tentativo di risposta lo dà sempre il gruppo di Parma (Rizzolatti-Gallese)è comparso sulla rivista <em>PLoS ONE</em>. I ricercatori hanno esaminato con la risonanza magnetica funzionale l’attività cerebrale di un gruppo di volontari senz<a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/doriforo3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-247" title="doriforo" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/doriforo3.jpg?w=150&#038;h=97" alt="" width="150" height="97" /></a>a nozioni specifiche di storia dell’arte mentre osservavano alcune immagini di sculture classiche di epoca rinascimentale. Le sculture scelte obbedivano ai cosiddetti canoni della bellezza classica (in particolare la “regola aurea”) ed erano affiancate a immagini della stessa scultura ottenute però modificando le proporzioni. Del <strong>Doriforo</strong> di <span style="text-decoration:underline;">Policleto</span> (scultura famosa per la perfetta armonia tra le parti del corpo) erano per esempio state preparate due versioni modificate, una con il tronco più lungo e un’altra con il tronco più corto. I ricercatori hanno visto che la visione delle sculture originali attiva l’insula destra (una regione cerebrale che reagisce agli stimoli emotivi) e alcune altre aree della corteccia, cosa che non si verifica nella visione delle sculture modificate. Il senso della bellezza, hanno dedotto i ricercatori, deriva quindi dall’attivazione congiunta di cellule che rispondono ad elementi specifici delle opere d’arte (come la forma e le proporzioni) e neuroni situati nei centri del controllo delle emozioni. Le immagini giudicate “belle” dagli osservatori attivavano inoltre l’amigdala destra, una struttura legata all’emotività e alla memoria, come se lo stimolo fosse rapportato ad altri stimoli di bellezza ricevuti nel passato. In conclusione, secondo i ricercatori<strong> il senso della bellezza è il risultato di una mediazione tra due processi: uno basato sull’attivazione congiunta di particolari neuroni della corteccia e dell’insula (bellezza oggettiva) e l’altro basato sull’attivazione dell’amigdala (bellezza soggettiva)</strong>. Il senso del bello è cioè il risultato di fattori neurologici e culturali.</p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong> La sindrome di stendhal</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/narciso.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-248" title="NARCISO" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/narciso.jpg?w=125&#038;h=150" alt="" width="125" height="150" /></a>Ma a che cosa è dovuto, invece, quel senso di malessere che suscitano talvolta le opere d&#8217;arte, quasi che la loro bellezza è tale da sopraffare lo spettatore? Graziella Magherini, psichiatra  e psicanalista, mentre dirigeva il reparto psichiatrico dell’Ospedale  fiorentino di Santa Maria Nuova, si imbatteva spesso in turisti che,  pur essendo partiti in salute, lamentavano malesseri strani. Si andava  da stati confusionali, a inspiegabili attacchi di depressione o di euforia,  fino ad attacchi di panico e deliri persecutori in cui il mondo appariva  all’improvviso minaccioso. In tutti i casi (qualche centinaia) questi  disturbi avevano una breve durata e scomparivano completamente. Ben  presto capì che questo malessere insorgeva dopo la visione di opere  d’arte e coniò il termine “Sindrome di Stendhal”, ricordando  le sensazioni descritte dallo scrittore durante una visita alla Cattedrale  di Santa Croce nel <em>Viaggio da Milano a Reggio Calabria</em>, opera  del 1817. La mente può essere cioè sopraffatta dall’arte e dalle  emozioni che essa provoca.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Alla base di questa reazione,  secondo Vittorio Gallese, ci sarebbero sempre i neuroni specchio: sarebbe cioè l’ipereccitazione dei  meccanismi di immedesimazione a provocare questo strano malessere. Lo  dimostrerebbe anche il fatto che le opere d’arte che più spesso provocano  la sindrome di Stendhal appartengono ad artisti (quali Michelangelo  e Caravaggio) che sembrano sttimolare più di altri questi mecanismi  di immedesimazione. </span><br />
<span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>ESEMPI DI ARTISTI-NEUROSCIENZIATI</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>L’ambiguità  di Vermeer</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/jan-vermeer-ragazza-con-l-orecchino-di-perla.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-242" title="Jan-Vermeer-Ragazza-con-l-orecchino-di-perla" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/jan-vermeer-ragazza-con-l-orecchino-di-perla.jpg?w=123&#038;h=150" alt="" width="123" height="150" /></a>Marcel Proust l’ha definito  un “artista che resta eternamente sconosciuto”.<span style="text-decoration:underline;"> Jan Vermeer</span> (1632-1675)  è un artista molto abile nella resa della prospettiva, nell’uso del  colore e del chiaroscuro, nella verosimiglianza fotografica. Ma la padronanza  della tecnica non basta a spiegare la potenza e la bellezza dei suoi  quadri. Secondo Semir Zeki, i quadri del pittore olandese sono capolavori  di ambiguità. Vermeer rappresenta soggetti “banali”, apparentemente  privi di significato, eppure misteriosi e inquietanti. Perché? “L’osservatore  è invitato a guardare come dal buco della serratura una scena dalla  grande forza psicologica perché risveglia una molteplicità di immaginari”  spiega Zeki. “Attraverso il ricordo di eventi immagazzinati in passato,  il cervello può dare mille interpretazioni tutte ugualmente valide:  la ragazza appare contemporaneamente invitante e risentita, triste ma  in qualche modo allegra, sottomessa e dominatrice, ferma ma in movimento,  carica di erotismo e casta. L’immagine non dice nulla ma dice moltissimo,  rappresenta condizioni diverse ed essenziali in un unico quadro. Produce  una specie di shock nell’osservatore perché sottopone a una forte  sollecitazione la memoria di eventi passati. Per il cervello è quindi  uno stimolo intensissimo, anche se la verità rimane “eternamente  sconosciuta”. </span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>La fisicità di Michelangelo </strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/cappella_sistina_particolare.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-240" title="CAPPELLA_SISTINA_Particolare" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/cappella_sistina_particolare.jpg?w=150&#038;h=94" alt="" width="150" height="94" /></a>L’ambizione di <span style="text-decoration:underline;">Michelangelo  Buonarroti</span> (1475-1564) era quella di rappresentare non solo la bellezza  fisica ma anche quella spirituale. Il suo era un lavoro di ricerca continuo,  quasi ossessivo, che spesso lo portava a lasciare le sue opere incompiute  – è il caso della <strong>Pietà Rondinini</strong> o degli <strong>Schiavi</strong> &#8211; come se le sue  idee sublimi si ponessero sempre oltre la capacità delle sue mani.  “Ma forse è un trucco neurologico per amplificare il potere immaginario  del cervello” suggerisce Zeki. </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/schiavi1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-241" title="schiavi" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/schiavi1.jpg?w=114&#038;h=150" alt="" width="114" height="150" /></a>Dei suoi dipinti e delle sue  sculture colpisce la sensualità dei corpi: “Michelangelo, che  con ogni probabilità era omosessuale, era attratto soprattutto dalla  bellezza fisica maschile e il suo cervello doveva aver selezionato e  conservato molti più particolari del corpo maschile che di quello femminile”.  Ma chi osserva le sue opere, non si limita contemplare la fisicità  dei corpi: grazie al meccanismo dei <span style="text-decoration:underline;">neuroni specchio</span> rivive su  di sé lo sforzo muscolare dei protagonisti. Sono i neuroni specchio  che ci fanno per esempio sentire il bisogno fisico di liberarci   e districarci quando osserviamo gli Schiavi. E sono sempre i neuroni  specchio a farci provare il dolore espresso dalla Pietà, perché Michelangelo,  come ogni vero artista, ha istintivamente compreso la visione comune  e l’organizzazione emozionale del cervello. Per questo ci immedesimiamo,  senza alcun “ragionamento”.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>L’essenzialità  di Mondrian</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/mondrian1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-238" title="mondrian1" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/mondrian1.jpg?w=150&#038;h=148" alt="" width="150" height="148" /></a>Lo scopo dell’arte, secondo  <span style="text-decoration:underline;">Piet Mondrian</span> (1872-1944), è ridurre tutte le forme complesse di questo  mondo a una o poche forme universali, così da scoprire (coscientemente  o inconsapevolmente) le leggi fondamentali nascoste nella realtà. Nel  corso della sua ricerca giunse alle linee verticali e orizzontali, che  divennero la caratteristica prevalente delle sue composizioni. Anticipò  così &#8211; a sua insaputa &#8211; ciò che i neurofisiologi scoprirono cinquant’anni  dopo: esistono particolari neuroni che rispondono selettivamente a quel  tipo di linee. . “Mirando all’essenziale e al permanente, Mondrian  sembra quasi voler stimolare una parte ristretta del sistema visivo,  proprio come se volesse conoscere come funziona” spiega Zeki. Come  lui, molti altri esponenti dell’arte moderna tendono alla semplificazione,  alla ricerca di aspetti universali tramite i quali costruire “per  assemblaggio” tutte le forme. E in effetti esiste una stretta relazione  tra molte opere di arte moderna e la fisiologia delle cellule del sistema  visivo..</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>La  “danza” di Pollock</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"> </span></p>
<div id="attachment_237" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/pollock-number-81.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-237" title="pollock-number-8" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/12/pollock-number-81.jpg?w=150&#038;h=120" alt="" width="150" height="120" /></a></span><p class="wp-caption-text">Jackson Pollock - Number 8</p></div>
<p>Jackson Pollock (1912-1956)   è l’inventore della ”<strong>action painting</strong>”: rappresenta l’azione  dell’arte, e non l’arte come opera finita. Nelle sue tele ci sono  gli esiti delle strutture nervose motorie: sono gesti della danza diventati  pittura. Pollock dipinge il quadro nel suo farsi: “quando sono nel  mio quadro” diceva “non sono consapevole di quello che faccio: un  quadro ha una sua vita propria e io cerco di tirarla fuori”.</p>
<p>PER SAPERNE DI PIU’:</p>
<p>Semir Zeki, La visione dall’interno,  Bollati Boringhieri</p>
<p>G. Lucignani e A. Pinotti,  Immagini della mente, Raffaello Cortina editore</p>
</div>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/martaerba.wordpress.com/222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/martaerba.wordpress.com/222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/martaerba.wordpress.com/222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/martaerba.wordpress.com/222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/martaerba.wordpress.com/222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/martaerba.wordpress.com/222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/martaerba.wordpress.com/222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/martaerba.wordpress.com/222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/martaerba.wordpress.com/222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/martaerba.wordpress.com/222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/martaerba.wordpress.com/222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/martaerba.wordpress.com/222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/martaerba.wordpress.com/222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/martaerba.wordpress.com/222/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=222&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La STUPIDITA’</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché è così diffusa? Perché tendiamo sempre a sottovalutarla? E come si riconoscono gli stupidi prima che possano compiere irrimediabili stupidaggini? “Due cose sono infinite: l&#8217;universo e la stupidità umana, ma riguardo l&#8217;universo ho ancora dei dubbi”. La frase, attribuita ad Albert Einstein, esprime un’idea ricorrente nella storia del pensiero. Dal biblico Ecclesiaste (“Infinito è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=142&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align:left;"><span style="color:#333399;"><strong>Perché è così diffusa? Perché tendiamo sempre a sottovalutarla? E come si riconoscono gli stupidi prima che possano compiere irrimediabili stupidaggin<span style="color:#333399;">i?</span></strong></span><span style="color:#333399;"><br />
</span></h4>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-146" title="stupidity" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/stupidity.jpg?w=98&#038;h=150" alt="stupidity" width="98" height="150" />“Due cose sono infinite: l&#8217;universo e la stupidità umana, ma riguardo l&#8217;universo ho ancora dei dubbi”. La frase, attribuita ad <span style="text-decoration:underline;">Albert Einstein</span>, esprime un’idea ricorrente nella storia del pensiero. Dal biblico <span style="text-decoration:underline;">Ecclesiaste</span> (“Infinito è il numero degli stolti”) al musicista americano <span style="text-decoration:underline;">Frank Zappa</span> (“La stupidità è l’elemento fondamentale dell’universo”) passando per lo scrittore tedesco <span style="text-decoration:underline;">Friedrich Schiller</span> (“Perfino gli dei non riescono a combattere la stupidità”), la stupidità appare come un fattore onnipresente, nato con l’uomo. Anzi: forse fu proprio <strong>Adamo</strong>, che per degustare una mela perse il Paradiso, il primo stupido della storia. <span id="more-142"></span><strong> </strong></p>
<p><strong>Definizione sfuggente</strong></p>
<p>L&#8217;argomento l&#8217;ho trattato per<strong> FOCUS </strong>nel febbraio 2008 e, devo ammettere, mi ha appassionato, tanto che qui vorrei riprenderlo e integrarlo. Inoltre ha le caratteristiche degli argomenti che ho scelto per questo blog: è poco chiaro, come fosse avvolto da un velo che ne nasconde la vera natura. Tanto per cominciare, che cosa si intende per stupidità? Il concetto, che istintivamente viene compreso da tutti, sembra in realtà sfuggire a qualsiasi formulazione teorica. Non è il contrario di intelligenza: ci sono infatti persone intelligenti che a volte si comportano da stupide. Lo scrittore austriaco <span style="text-decoration:underline;">Robert Musil</span>, accingendosi a scrivere sulla stupidità, si diceva spaventato di fronte a “una forza psicologica immensa e profondamente contraddittoria”. Per esplorare l’argomento si può allora partire dalla definizione che ne diede lo storico ed economista <span style="text-decoration:underline;">Carlo Cipolla</span>: una persona stupida è quella che causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza nel  contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. “La nostra vita è punteggiata da vicende in cui incorriamo in perdite di denaro, tempo, energia, tranquillità e buonumore a causa delle improbabili azioni di qualche assurda creatura che capita nei momenti più impensabili a provocarci danni, frustrazioni e difficoltà senza aver assolutamente nulla da guadagnare da quello che compie” scriveva Cipolla in un celebre <a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?ISBNART=01980-4&amp;vista=scheda">pamphlet</a>. Una cosa quindi è chiara: la stupidità ha una spiccata vocazione a tradursi in azioni, ed è proprio questo a renderla così pericolosa.</p>
<p><strong>La cosa più pericolosa che esiste</strong></p>
<p>Secondo Cipolla, che si spinge addirittura a identificare 5 “leggi fondamentali” (vedi più avanti) le persone intelligenti tendono sempre, inesorabilmente, a sottovalutare i rischi connessi alla stupidità. Il fatto che l’attività di una persona stupida sia assolutamente irrazionale rende infatti difficile qualunque contrattacco. La stupidità sarebbe quindi ancora più pericolosa della crudeltà che, seguendo una logica comprensibile, può essere prevista e affrontata. Anche il Codice Penale non si dimostra troppo clemente nei confronti della stupidità, tanto che i “<strong>futili motivi</strong>” costituiscono un aggravante, e non un attenuante, della pena. Basta pensare ad alcuni episodi di cronaca la cui gravità è stata amplificata dalla loro apparente “stupidità”. E’ il caso del lancio dei <strong>sassi dal cavalcavia</strong>, che nel dicembre del 1996 a Tortona ha ucciso una giovane donna, o dell’<strong>allagamento del Liceo Parini</strong> di Milano nell’ottobre 2004, – con gravi danni alla struttura scolastica  &#8211; al solo scopo di evitare un’interrogazione.</p>
<p><strong>Fonte di riso</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-143" title="CLOUSEAU" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/clouseau.jpg?w=120&#038;h=150" alt="CLOUSEAU" width="120" height="150" />Forse allo scopo di esorcizzarne il timore, o di consolarci per la sua inevitabilità, da sempre si tende a rappresentare la stupidità in chiave comica. Sono stupidi molti protagonisti di commedie di successo (il poliziotto <strong>Frank Drebin</strong> di <em>Una pallottola spuntata</em>, l’agente segreto <strong>Austin Powers</strong>, l’<strong>ispettore Clouseau</strong> de <em>La pantera rosa</em>…) ma ancor prima lo erano state alcune figure della letteratura (il <strong>Calandrino</strong> del <em>Decamerone</em> del Boccaccio; o lo <strong>Zanni</strong>, il servo sciocco della commedia dell’arte). Sono stupidi i <strong>carabinieri</strong> protagonisti di molte barzellette, e lo sono molto spesso gli <strong>asini</strong> delle favole, da quello di Buridano ( che per non saper scegliere tra due mucchi di fieno muore di fame) al ciuco in cui si trasforma Pinocchio quando smette di studiare per poter solo gozzovigliare. “La stupidità ha un suo fascino, ed è persino riposante” scriveva lo scrittore e umorista <span style="text-decoration:underline;">Ennio Flaiano</span>.”Le persone e i libri più sciocchi sono quelli che più ci ammaliano, che più ci tentano e che ci tolgono ogni difesa”. Nell’opera teatrale <em>La cena dei cretini</em>, i protagonisti – esponenti della borghesia parigina &#8211; arrivano a inventarsi un curioso passatempo: cercare individui “stupidi” da invitare a cena per poi divertirsi alle loro spalle. Dello stesso tenore è il <strong>Darwin Awards</strong>, il riconoscimento riservato ogni anno sul web a una persona che ha “aiutato a migliorare il pool genetico umano rimuovendosi da esso in modo spettacolarmente stupido”. Qualche esempio? Un giocoliere che utilizzava bombe a mano, e un operatore che, per filmare alcuni paracadutisti, si è gettato dall’aereo privo di paracadute. Tra i candidati più recenti spicca il trentatreenne Darren, che si è inferto una ferita mortale mentre verificava se il proprio giubbotto fosse “a prova di coltellata”.</p>
<p><strong>Come il diamante</strong></p>
<p>Ma attenzione: ridere della stupidità potrebbe renderla “simpatica” e quindi portare a sottovalutarla ulteriormente. Se infatti nella finzione lo stupido è perfettamente riconoscibile come tale, ben diversa è la situazione nella realtà.”E’ importante che ci rendiamo conto di cosa si tratta, proprio per poter controllarne meglio le conseguenze” mette in guardia Giancarlo Livraghi, studioso esperto in comunicazione e marketing, che da una decina di anni a questa parte raccoglie materiale sulla stupidità (la sua ultima pubblicazione è <em>Il potere della stupidità</em>). “Non potremo mai sconfiggerla del tutto, ma i suoi effetti possono essere meno gravi se capiamo come funziona”.</p>
<p>La stupidità, anzitutto, è inconsapevole e recidiva. “Il pericolo della stupidità deriva anche dal fatto che lo stupido non sa di essere stupido” spiega Cipolla. “Ciò contribuisce a dare maggiore forza ed efficacia alla sua azione devastatrice.”. Lo stupido infatti non riconosce i propri limiti, resta fossilizzato nelle proprie convinzioni, non sa cambiare. “Nell’ambito clinico la stupidità è la malattia peggiore, perché è inguaribile” spiega Luigi Anolli, docente di psicologia della comunicazione all’Università degli studi di Milano-Bicocca. “Lo stupido è portato a ripetere sempre gli stessi comportamenti perché non è in grado di capire il danno che fa e quindi non può  autocorreggersi”. Come sintetizza efficacemente il comico-filosofo <span style="text-decoration:underline;">Flavio Oreglio</span>: “lo stupido è come il diamante: è per sempre”.</p>
<p><strong>Contagiosa</strong></p>
<p>La stupidità è anche contagiosa. Scrive Livraghi in uno dei suoi “corollari alle leggi di Cipolla” che le stupidità combinate accrescono la stupidità totale in modo esponenziale. Le folle, cioè, sono molto più stupide delle singole persone che le compongono. Questo spiega anche come interi popoli (come avvenne per la <strong>Germania nazista</strong> o l’<strong>Italia mussoliniana</strong>) possono essere facilmente condizionati a perseguire obiettivi folli. Un fenomeno ben noto in psicologia. “Il contagio emotivo proprio del gruppo diminuisce le capacità critiche, crea corto-circuiti cognitivi” spiega Anolli. “Si verifica la cosiddetta ‘polarizzazione della presa di decisione’: si sceglie la soluzione più semplice, che spesso è anche la meno intelligente”. Come dicevano gli antichi Romani, <em>Senatores boni viri, Senatus mala bestia</em>: anche se i singoli senatori sono brave persone, il Senato è una “brutta bestia”. Un esempio di stupidità della folla è ben descritto anche da <span style="text-decoration:underline;">Alessandro Manzoni</span> nei Promessi Sposi: “E tutti, alzandosi in punta di piedi, si voltano a guardare da quella parte donde s&#8217;annunziava l&#8217;inaspettato arrivo. Alzandosi tutti, vedevano né più né meno che se fossero stati tutti con le piante in terra; ma tant&#8217;è, tutti s&#8217;alzavano”.</p>
<p><strong>Il re è nudo!</strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 115px"><img class="size-thumbnail wp-image-150" title="Luigi_XVI" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/luigi_xvi1.jpg?w=105&#038;h=150" alt="Luigi XVI" width="105" height="150" /><p class="wp-caption-text">Luigi XVI</p></div>
<p>Oltre alla collettività, c’è un altro fattore che sembra amplificare la stupidità: il trovarsi in una posizione di comando. “Si paga caro l’acquisto del potere: il potere rende stupidi” scriveva il filosofo tedesco <span style="text-decoration:underline;">Friedrich Nietzsche</span>. Perché? “Le persone al potere sono spesso indotte a pensare che proprio perché sono al potere sono migliori, più capaci, più intelligenti, più sagge del resto dell’umanità” spiega Livraghi. “Inoltre sono circondate da cortigiani, seguaci e profittatori che rinforzano continuamente questa illusione”. Così chi è al governo arriva a compiere le più grosse sciocchezze in mezzo all’accondiscendenza generale: come nella favola dell’imperatore che, convinto di indossare abiti bellissimi, sfilava invece tra i suoi sudditi completamente nudo. Una favola che non esaspera poi tanto quello che accade nella <a href="http://www.corriere.it/politica/09_settembre_04/ghedini_cavaliere_impotente_roncone_382c62a0-9915-11de-b514-00144f02aabc.shtml">realtà</a>.</p>
<p>Inoltre “il potere – politico, economico o burocratico – accresce il potenziale nocivo di una persona stupida” avverte Cipolla. L’esempio estremo è rappresentato nel film <strong><em>Il dottor Stranamore</em></strong> di Stanley Kubrick, dove un gruppo di stupidi ai massimi vertici arriva a innescare l’”ordigno fine del mondo” che causa la scomparsa dell’intero pianeta. Ma non serve scomodare la fantascienza. La Storia, infatti, pullula di gravi errori di valutazione, al limite della stupidità. Un esempio? <strong>Luigi XVI</strong>, il 14 luglio 1789 (giorno della Presa della Bastiglia, l’evento che diede inizio alla Rivoluzione francese) appuntò sul suo diario: Oggi niente di nuovo.</p>
<p><strong>Ma… e se lo stupido fossi io?</strong></p>
<p>A questo punto urge una riflessione. Poiché una caratteristica degli stupidi è non sapere di esserlo, se pensiamo di non esserlo, non possiamo in realtà escludere che lo siamo. Almeno qualche volta o almeno sotto qualche aspetto. “Si tende a etichettare come stupidi tutti i comportamenti che non rientrano nei nostri schemi mentali ordinari. Ma quello di pensare che solo gli altri siano stupidi è un circolo vizioso altrettanto stupido” osserva Livraghi. Si può infatti arrivare a convincersi che tutto sia stupido, e che al dominio della stupidità ci si debba adeguare. Ma in questo modo si finisce per essere, o sembrare, stupido. “Invece in ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di quello che pensiamo” afferma lo studioso. E che probabilmente ha anche una sua funzione evolutiva: serve infatti a farci compiere atti avventati, che in molti casi possono essere più utili che il non fare nulla. La stupidità, insomma, ci permette di sbagliare, e nell’esperienza dell’errore c’è sempre un progresso della conoscenza. Nell’elogio della pazzia, <span style="text-decoration:underline;">Erasmo da Rotterdam</span> sostiene addirittura che senza certe stupidaggini non saremmo neppure venuti al mondo. “La stupidità, in quanto atteggiamento irrazionale, consente all’uomo di accettare sfide che normalmente non accetterebbe. E la deviazione dalla stupidità porta alla genialità e all’invenzione di soluzioni innovative” spiega Francesco Betti, autore di <em>Le strategie della stupidità</em> (Etas). Il punto chiave, quindi, è riconoscere i propri errori e correggersi. “E’ invece pericoloso non sbagliare o illudersi di essere infallibili” osserva Livraghi. “Dire ‘ho sbagliato’ non è solo onesto: è un modo intelligente per ridurre il potere della stupidità. Il più stupido degli stupidi è chi crede di non sbagliare mai”.</p>
<p><strong>Gli antidoti</strong></p>
<p>Quindi la stupidità ha un suo perché: riconoscerla e accettarla come parte di noi è il primo passo per ridurne le conseguenze. “Uno dei modi per combattere la stupidità è chiederci continuamente se stiamo pensando con la nostra testa o se siamo prigionieri di preconcetti, pregiudizi e abitudini mentali che ci tolgono la capacità di capire” dice Livraghi. I luoghi comuni, un set di giudizi preconfezionati di cui ci serviamo per esprimere le nostre opinioni, sono infatti una rinuncia al ragionamento: fanno comodo perché ci evitano lo sforzo di riflettere con la nostra testa. Anche la routine alimenta la stupidità: le abitudini danno false sicurezze, e inoltre favoriscono l’imitazione priva di autocritica. Forti antidoti alla stupidità sono invece la curiosità &#8211; l’istintivo desiderio di scoperta che sa cogliere anche cose piccole, apparentemente irrilevanti &#8211; e l’intuito: i percorsi più intelligenti e illuminanti, infatti, spesso sono apparentemente poco logici e razionali. E ancora  l’esperienza, l’ironia, il dubbio, l’ascolto. Ma soprattutto riconoscere la propria stupidità e utilizzarla. Come diceva lo scrittore francese <span style="text-decoration:underline;">Paul Valery</span>: “C’è uno stupido dentro di me. Devo approfittare dei suoi errori”.</p>
<p style="text-align:right;"><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA </strong></p>
<p><strong>secondo Carlo Cipolla</strong></p>
<p>1)      Ognuno di noi sottovaluta sempre il numero di stupidi in circolazione.</p>
<p>2)      La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona (educazione, ambiente, ecc).</p>
<p>3)      Una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.</p>
<p>4)      Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.</p>
<p>5)      La persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista.</p>
<p><strong>Corollari di Livraghi</strong></p>
<p>1) In ognuno di noi c’è una fattore di stupidità che è sempre maggiore di quello che pensiamo</p>
<p>2) Quando la stupidità di una persona si combina con la stupidità di altre, l’effetto cresce in modo geometrico – cioè per moltiplicazione, non addizione, dei fattori individuali di stupidità</p>
<p>3) La combinazione delle intelligenze di persone diverse è più difficile della combinazione di stupidità</p>
<p><strong>IL GRAFICO DI CIPOLLA</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-145" title="graficostup" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/graficostup.gif?w=300&#038;h=285" alt="graficostup" width="300" height="285" />L’asse delle X misura il guadagno che si ottiene dalle proprie azioni, l’asse delle y  indica il guadagno che ottiene un’altra persona o un gruppo di altre persone. Il guadagno può essere positivo, nullo o negativo (cioè una perdita). I due assi determinano 4 quadranti che identificano quattro “tipologie umane”:  gli sprovveduti (persone che con il loro agire danneggiano se stesse mentre producono un vantaggio per qualcun altro), gli intelligenti (persone le cui azioni avvantaggiano loro e anche gli altri), i banditi (persone che agiscono in modo da trarne vantaggio ma danneggiare gli altri) e gli stupidi (persone che causano un danno agli altri senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno).</p>
<p><strong>La finta stupidità<br />
</strong></p>
<p>La stupidità ha molte facce, spesso paradossali. Può essere infatti utilizzata anche come strategia comunicativa, e in questi casi è molto più vicina all’astuzia che alla stupidità. E’ quello che facevano i giullari o i buffoni, e che oggi fanno i comici da cabaret, come quelli della trasmissione <em>Zelig</em>. Il giullare (o il comico) si traveste da “stupido” per godere di maggiore libertà: le sue irriverenti bizzarrie vengono infatti accolte senza imbarazzo e senza quella punizione che riceverebbero se provenissero da una persona saggia. “Anche nell’ambito dei rapporti umani, la stupidità può essere usata in modo strumentale, quasi machiavellico” puntualizza lo psicologo Luigi Anolli. “Può cioè diventare la carta da giocare al posto della cattiveria. Lo stupido, in quanto stupido, è inattaccabile, può quindi permettersi di commettere anche le peggiori nefandezze fingendo inconsapevolezza e buona fede, e suscitando alla fine compassione e benevolenza”. Qualsiasi persona ‘normale” sarebbe punita e socialmente rifiutata. Lui no: poverino, è stupido.</p>
<p><strong>La stupidità nel mito: EPIMETEO</strong></p>
<p>Già il nome (che in greco significa “colui che riflette dopo”) non promette nulla di buono. Quanto infatti il fratello Prometeo era ingegnoso e saggio, tanto Epimeteo era sciocco e imprudente. Un esempio? Secondo il mito Prometeo ebbe in dono da Vulcano la bellissima Pandora, recante con sé un misterioso vaso: fiutando la fregatura, lo rifiutò. Epimeteo invece non ci pensò due volte, e non solo sposò Pandora, ma ne aprì il vaso, liberando così tutti i mali del mondo che vi erano rinchiusi. Un’altra sciocchezza la fece quando gli venne assegnato il compito di distribuire le facoltà naturali a tutti gli esseri viventi, per assicurarne la sopravvivenza. Epimeteo cominciò a spargerle qua è là, e solo quando arrivò all’uomo si rese conto che non gli restava più nulla. Per riparare al danno del fratello, Prometeo decise allora di rubare il fuoco agli dei e di regalarlo agli uomini insieme al sapere tecnico, all’intelligenza e alla cultura. La pagò cara: venne legato a una roccia del Caucaso e tormentato quotidianamente da un’aquila che gli divorava il fegato.</p>
<p><strong>HANNO DETTO</strong></p>
<p>Alcuni scienziati dicono che l’idrogeno, poiché è così abbondante, è l’elemento fondamentale dell’universo. Non sono d’accordo. C’è più abbondanza di stupidità che di idrogeno, perciò è la stupidità l’elemento fondamentale dell’universo.<br />
<strong>Frank Zappa</strong></p>
<p>Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido che crede di essere saggio.<br />
<strong>William Shakespeare</strong></p>
<p>Il problema dell&#8217;umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.<br />
<strong>Bertrand Russell</strong></p>
<p>Il tiro peggiore che la fortuna possa giocare ad un uomo intelligente è metterlo alle dipendenze di uno stupido.<br />
<strong>Giacomo Casanova</strong></p>
<p>Ci sono due specie di sciocchi: quelli che non dubitano di niente e quelli che dubitano di tutto.<br />
<strong>Charles-Joseph principe di Ligne</strong></p>
<p>Chiunque può sbagliare; ma solo gli stupidi perseverano nell&#8217;errore.<br />
<strong>Cicerone</strong></p>
<p>In politica la stupidita&#8217; non e&#8217; un handicap.<br />
<strong>Napoleone</strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Se gli uomini non commettessero talvolta delle sciocchezze, non accadrebbe assolutamente nulla di intelligente.<br />
<strong>Ludwig Wittgenstein</strong></p>
<p>L&#8217;imbecillità rappresenta, ahinoi, una risorsa utile per il sistema: se non ci fossero tanti imbecilli in giro non sarebbe così facile trovare un furbone che li seduce. Ecco perché un imbecille è molto più pericoloso di un mascalzone.<br />
<strong>Corrado Augias</strong></p>
<p>Per lo stupido il cretino è sempre l’altro.<br />
<strong>Fruttero e Lucentini</strong></p>
<p>Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio.<br />
<strong>Abraham Lincoln</strong></p>
<p>L&#8217;uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, e guardate quanto è stupido.<br />
<strong>Elias Canetti</strong></p>
<p>Una certa stupidità è indispensabile.<br />
<strong>Jean Cocteau</strong></p>
<p>Quando il dito indica la luna, lo stupido guarda il dito.<br />
<strong>Proverbio cinese</strong></p>
<p>La stupidità è avere una risposta a tutto.<br />
<strong>Milan Kundera</strong></p>
<p>Solo gli stupidi non sbagliano mai.<br />
<strong>Charles De Gaulle</strong></p>
<p>Se un milione di persone crede ad una cosa stupida, la cosa non smette di essere stupida.<br />
<strong>Anatole France</strong></p>
<p>Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione.<br />
<strong>James Russell Lowell</strong></p>
<p>Niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, il che succede con una frequenza preoccupante. Se uno stupido afferra un’idea, è fatto: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo.<br />
<strong>Ennio Flaiano</strong></p>
<p>La coerenza e&#8217; la virtù degli stupidi.<br />
<strong>Oscar Wilde</strong></p>
<p>Ci siamo fregiati del titolo di <em>homo  sapiens sapiens</em>. Ma un’umanità che non sa salvare se stessa da se stessa  merita semmai il titolo di <em>homo stupidus stupidus</em>.<br />
<strong>Giovanni Sartori</strong></p>
<p><em>Infine&#8230; </em></p>
<p><em>Per questo articolo avevo anche ideato un test che poi è stato ripreso in vari siti, ed è stato pubblicato anche sul <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=235710">Giornale</a> (senza avvisarmi né citarmi&#8230; e vabbè&#8230;)</em></p>
<p>Ecco il test:</p>
<p><strong><span style="color:#333399;">TEST: E TU, CHE STUPIDO SEI?<br />
</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Partendo dal presupposto che la  stupidità è una naturale tendenza della natura umana, prova a scoprire a quale  famoso personaggio “stupido” rischi talvolta di assomigliare. E non  offenderti per il verdetto: si tratta ovviamente di un test&#8230;  stupido.</span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">1) Fisicamente sei:</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">atletico ♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">magrolino ♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">un po’ sovrappeso <strong>ω</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">fuori forma <strong>§</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">2) Il lavoro per te è  importante?</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Sì </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span><span style="font-family:Times New Roman;">, </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">No </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span><span style="font-family:Times New Roman;">, </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">3) Com’è il rapporto con i tuoi  colleghi?</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Positivo </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong><span style="font-family:Times New Roman;"> </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Negativo </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span><span style="font-family:Times New Roman;"> </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">4) A chi sei più affezionato?</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">A mia madre </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Al mio partner </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">A un animale (eventualmente di peluche) </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Non posso veramente contare su nessuno </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">5) L’ideale per smaltire lo stress  è:</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Spaparanzarsi di fronte alla tv </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Fare un po’ di jogging </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Dedicarsi a varie attività  fai-da-te </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">In verità qualsiasi cosa faccio, perfino  quello che dovrebbe farmi rilassare, finisce con lo stressarmi…</span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">6) Come affronti un nemico?</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cerco di prevenire i suoi attacchi </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Rispondo solo quando mi attacca </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cerco sempre compromessi per evitare di  combattere </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Mi siedo sull’orlo del fiume e aspetto… </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">7) I tuoi guai sono dovuti in genere al  fatto che:</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Capitano, e non sono in grado di  prevederli </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Tendo a prendere un po’ troppe iniziative  personali </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Tendo a fidarmi troppo della gente </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Tendo a fidarmi troppo poco di me </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;"> 8) Ma riesci sempre ad uscirne grazie  a:</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">La forza di volontà </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">La rassegnazione </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">La solidarietà altrui </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">L’inganno o la fuga </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">Ora ti proponiamo una serie di  situazioni. Tra le quattro possibilità scegli quella che rispecchia di più la  tua personalità.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">9) Esame di maturità. Il compito di  matematica è difficilissimo, non riesci neanche a cominciarlo…</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Individui chi l’ha già risolto tra i tuoi  compagni e gli rubi gli appunti </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Supplichi il tuo compagno di banco di  aiutarti </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cerchi comunque di arrangiarti da solo </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Ti viene un attacco di panico </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">10) Al lavoro il tuo capo ti impone uno  straordinario non previsto, ma tu avevi già progettato una serata al  cinema…</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Accetti senza obiettare: in fondo è lui  il capo </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Obbedisci ma covi rancore verso il tuo  capo e invidia verso i tuoi amici che si stanno divertendo </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Ti vendichi entrando di nascosto  nell’ufficio del capo e nascondendogli pratiche importanti </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Fingi di accettare ma in realtà vai  comunque al cinema </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>11) Suonano alla porta: è il  rappresentante di una nota marca di aspirapolvere…</strong></span><span style="font-family:Times New Roman;">1<strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Lo fai entrare riluttante e, pur non  credendo ai miracoli promessi dal venditore, alla fine ti lasci convincere  all’acquisto </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Credi a tutto quello che ti viene detto e  mostrato, lo compri, ma poi scopri che non proprio tutto era vero </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">L’invadenza del venditore ti irrita, ma  poi ti diverti a sperimentare di persona tutto ciò che ti mostra. Se poi rompi  qualcosa, peggio per lui. </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Non vado neanche ad aprire, o convinco  qualcun altro ad andarci al mio posto </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">12) E’ il 31 dicembre e la tv sta  trasmettendo il discorso agli italiani del Presidente della Repubblica</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Lo ascolti con vivo interesse e spirito  patriottico </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cerchi di intuire le “fregature” che ci  dobbiamo aspettare per il prossimo anno </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Ti annoi mortalmente, forse ti appisoli  un po’ </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cambi canale su qualcosa di  più “leggero”, tipo una partita di calcio, una soap opera o un cartone animato </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman;">13) Chi è stupido?</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">* io, e non me ne importa nulla </span><strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">* io, e me ne vergogno </span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">* gli altri </span><span style="font-family:Times New Roman;">♦</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">* chi si comporta da stupido </span><span style="font-family:Times New Roman;">♣</span></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><span style="color:#666699;">RISULTATI:</span></strong></p>
<p>Maggioranza di <strong><span style="font-family:Times New Roman;">ω</span></strong></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-158" title="homer-simpson" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/homer-simpson.gif?w=124&#038;h=150" alt="homer-simpson" width="124" height="150" />HOMER – pigro</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">“D’oh”: è l’esclamazione tipica che  Homer, il capofamiglia dei Simpson di Matt Groening, pronuncia ogni volta che  commette un errore grossolano. Lo fa spesso, perché agisce sempre senza  riflettere. Tanto c’è Marge (la moglie) che bada a lui… La sua stupidità è  dovuta soprattutto a PIGRIZIA MENTALE.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>I rischi che corri</strong> Anche tu come  Homer sembri avere la tendenza a cercare le scappatoie e le vie più facili pur  di non impegnarti a fondo. La curiosità e la voglia di esplorare non sono il tuo  forte, tanto che in genere, quando è necessario applicarsi seriamente in  qualcosa, ti tiri indietro per pigrizia o cerchi di appoggiarti a qualcun altro.  Il tuo punto di forza sta infatti nella simpatia e nella benevolenza che sai  suscitare: sai così di poter contare sempre sugli altri in caso di necessità. Ma  attento, è un’arma a doppio taglio: continuare a delegare ti può portare non  solo a impigrirti mentalmente, ma anche a essere sempre meno autosufficiente, e  quindi a perdere la tua libertà.</span></p>
<p>Maggioranza di <span style="font-family:Times New Roman;"><strong>§</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-166" title="fantozzi0" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/fantozzi01.jpg?w=114&#038;h=150" alt="fantozzi0" width="114" height="150" />FANTOZZI &#8211; arrendevole</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">“Disponghi di me come meglio vuole! Com’è  umano lei…” Il ragionier Ugo Fantozzi è un personaggio letterario e  cinematografico ideato e interpretato da Paolo Villaggio. Sue caratteristiche  sono la sudditanza psicologica e la sfortuna che sembra accanirsi contro di lui.  La sua stupidità è dovuta soprattutto alla BASSA AUTOSTIMA.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>I rischi che corri</strong>. Sei spesso  bloccato dal timore di non essere all’altezza della situazione. Per questo non  riesci mai a metterti veramente in gioco, tendi ad adeguarti alle opinioni  dominanti,  e qualche volta arrivi a a gettare le armi prima ancora di aver  combattuto (ma chi l’ha detto che perderesti?). La paura di rischiare può però  farti perdere opportunità importanti, e la rinuncia alle responsabilità implica  anche la rinuncia a possibili gratificazioni. Inoltre la convinzione di non  farcela, o anche semplicemente di essere sfortunato, può diventare una profezia  che si autoavvera: non sei realmente “sfigato” (e tantomeno stupido), ma se ti  convinci di esserlo puoi finire con il diventarlo davvero. </span></p>
<p>Maggioranza di <span style="font-family:Times New Roman;">♣:</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-160" title="forrest" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/forrest.jpg?w=105&#038;h=150" alt="forrest" width="105" height="150" />FORREST GUMP &#8211; ingenuo</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">“Gump, qual è il tuo scopo in questo  esercito?” “Fare tutto quello che mi dice sergente istruttore!” “Sei  maledettamente dotato, militare Gump!” Forrest Gump, il personaggio interpretato  sul grande schermo da Tom Hanks, è un uomo che, nonostante un’intelligenza  modesta, riesce perseguire una serie di obiettivi (laurea, medaglie al valore  militare, successo imprenditoriale) senza mai perdere l’inconfondibile candore.  E’ stupido soprattutto per INGENUITA’.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>I rischi che corri</strong>: Hai la  tendenza a vedere il mondo in modo semplice e lineare. Hai fiducia nelle  istituzioni, nei superiori, nella gente in generale, rischi però di fermarti a  un’interpretazione superficiale dei fatti , ignorando (o non volendo vedere?) le  ipocrisie e le macchinazioni che spesso caratterizzano i rapporti umani. Sei  convinto infatti che la stupidità non esiste (“Stupido è chi lo stupido fa”) e  che la cosa più sensata da fare è comportarsi secondo le regole. L’ingenuità può  tuttavia diventare il tuo punto di forza: guardare il mondo “con gli occhi di un  bambino” aiuta a non bloccarsi mai di fronte agli imprevisti, e inoltre la  fiducia che riponi negli altri è spesso premiata. Ma non dimenticare che quella  di Forrest Gump è solo una favola&#8230;</span></p>
<p>Maggioranza di <span style="font-family:Times New Roman;">♦:</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-161" title="mr-bean" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/mr-bean.jpg?w=105&#038;h=150" alt="mr-bean" width="105" height="150" />MISTER BEAN –  orgoglioso</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Ecce homo qui est faba (significa in  latino “Ecco l’uomo che è un fagiolo”:“bean” in inglese vuol dire infatti  fagiolo): così canta il coro in apertura di ogni episodio di Mister Bean,  l’irresistibile pasticcione interpretato dal britannico Rowan Atkinson. La sua  stupidità deriva soprattutto dall’ORGOGLIO.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>I rischi che corri</strong>. Come Mister  Bean, anche tu hai la tendenza a non metterti mai in discussione,  pensando di  sapere già tutto quello che è necessario per poter fare qualsiasi cosa.  L’iniziativa certo non ti manca – ogni giorno ne inventi una nuova… &#8211; peccato  che tendi a fare tutto da solo, senza consultare nessuno. Rischi così di  metterti nei guai, per poi non saper bene come uscirne, anche perché –  orgoglioso come sei – eviti di ricorrere all’aiuto degli altri, e anche per  uscire dai pasticci riesci a inventarti soluzioni personali che a volte  complicano ulteriormente la faccenda. La strada che dovresti imparare a  percorrere è invece un’altra: chiedere consiglio a chi ti sta intorno, che  qualche volta potrebbe saperne più di te. Cambiare prospettiva e calarti nei  punti di vista altrui può infatti essere molto divertente, e quasi sempre  illuminante.</span></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow:hidden;position:absolute;left:-10000px;top:7021px;width:1px;height:1px;">
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>TEST</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Partendo dal presupposto che la  stupidità è una naturale tendenza della natura umana, provate a scoprire a quale  famoso personaggio “stupido” rischiate talvolta di assomigliare. E non  offendetevi riguardo al verdetto: questo è ovviamente un test  stupido.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">1) Fisicamente sei:</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">atletico FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">magrolino B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">un po’ sovrappeso H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">fuori forma F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">2) Il lavoro per te è  importante?</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Sì FG, F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">No B, H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">3) Com’è il rapporto con i tuoi  colleghi?</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Positivo H FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Negativo F B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">4) A chi sei più affezionato?</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">A mia madre FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Al mio partner H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">A un animale (eventualmente di peluche)  B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Non posso veramente contare su nessuno  F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">5) L’ideale per smaltire lo stress  è:</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Spaparanzarsi di fronte alla tv  H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Fare un po’ di jogging FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Dedicarsi a varie attività  fai-da-te B </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">In verità qualsiasi cosa faccio, perfino  quello che dovrebbe farmi rilassare, finisce con lo stressarmi…F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">6) Come affronti un nemico?</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cerco di prevenire i suoi attacchi  B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Rispondo solo quando mi attacca  FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cerco sempre compromessi per evitare di  combattere F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Mi siedo sull’orlo del fiume e aspetto…  H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">7) I tuoi guai sono dovuti in genere al  fatto che:</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Capitano, e non sono in grado di  prevederli H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Tendo a prendere un po’ troppe iniziative  personali B </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Tendo a fidarmi troppo della gente  FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Tendo a fidarmi troppo poco di me  F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">8) Ma riesci sempre ad uscirne grazie  a:</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">La forza di volontà FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">La rassegnazione F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">La solidarietà altrui H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">L’inganno o la fuga B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Ora ti proponiamo una serie di  situazioni. Tra le quattro possibilità scegli quella che rispecchia di più la  tua personalità.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">9) Esame di maturità. Il compito di  matematica è difficilissimo, non riesci neanche a cominciarlo…</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Individui chi l’ha già risolto tra i tuoi  compagni e gli rubi gli appunti B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Supplichi il tuo compagno di banco di  aiutarti H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Cerchi comunque di arrangiarti da solo  FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Ti viene un attacco di panico  F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">10) Al lavoro il tuo capo ti impone uno  straordinario non previsto, ma tu avevi già progettato una serata al  cinema…</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Accetti senza obiettare: in fondo è lui  il capo FG </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Obbedisci ma covi rancore verso il tuo  capo e invidia verso i tuoi amici che si stanno divertendo F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Ti vendichi entrando di nascosto  nell’ufficio del capo e nascondendogli pratiche importanti B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Fingi di accettare ma in realtà vai  comunque al cinema H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">11) Suonano alla porta: è il  rappresentante di una nota marca di aspirapolvere…</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Lo fai entrare riluttante e, pur non  credendo ai miracoli promessi dal venditore, alla fine ti lasci convincere  all’acquisto F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;">Credi a tutto quello che ti viene detto e  mostrato, lo compri, ma poi scopri che non proprio tutto era vero FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">L’invadenza del venditore ti irrita, ma  poi ti diverti a sperimentare di persona tutto ciò che ti mostra. Se poi rompi  qualcosa, peggio per lui. B </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Non vado neanche ad aprire, o convinco  qualcun altro ad andarci al mio posto H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">12) E’ il 31 dicembre e la tv sta  trasmettendo il discorso agli italiani del presidente della  repubblica</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Lo ascolti con vivo interesse e spirito  patriottico FG</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Cerchi di intuire le “fregature” che ci  dobbiamo aspettare per il prossimo anno F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Ti annoi mortalmente, forse ti appisoli  un po’ B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Cambi canale su qualcosa di  più “leggero”, tipo una partita di calcio, una soap opera o un cartone animato  H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">13) Chi è stupido?</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">* io, e non me ne importa nulla  H</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">* io, e me ne vergogno F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">* gli altri B</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">* chi si comporta da stupido  F</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>HOMER – pigro</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">“D’oh”: è l’esclamazione tipica che  Homer, il capofamiglia dei Simpson di Matt Groening, pronuncia ogni volta che  commette un errore grossolano. Lo fa spesso, perché agisce sempre senza  riflettere. Tanto c’è Marge (la moglie) che bada a lui… La sua stupidità è  dovuta soprattutto a PIGRIZIA MENTALE.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>I rischi che corri</strong> Anche tu come  Homer sembri avere la tendenza a cercare le scappatoie e le vie più facili pur  di non impegnarti a fondo. La curiosità e la voglia di esplorare non sono il tuo  forte, tanto che in genere, quando è necessario applicarsi seriamente in  qualcosa, ti tiri indietro per pigrizia o cerchi di appoggiarti a qualcun altro.  Il tuo punto di forza sta infatti nella simpatia e nella benevolenza che sai  suscitare: sai così di poter contare sempre sugli altri in caso di necessità. Ma  attento, è un’arma a doppio taglio: continuare a delegare ti può portare non  solo a impigrirti mentalmente, ma anche a essere sempre meno autosufficiente, e  quindi a perdere la tua libertà.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>FANTOZZI &#8211; arrendevole</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">“Disponghi di me come meglio vuole! Com’è  umano lei…” Il ragionier Ugo Fantozzi è un personaggio letterario e  cinematografico ideato e interpretato da Paolo Villaggio. Sue caratteristiche  sono la sudditanza psicologica e la sfortuna che sembra accanirsi contro di lui.  La sua stupidità è dovuta soprattutto alla BASSA AUTOSTIMA.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>I rischi che corri</strong>. Sei spesso  bloccato dal timore di non essere all’altezza della situazione. Per questo non  riesci mai a metterti veramente in gioco, tendi ad adeguarti alle opinioni  dominanti,  e qualche volta arrivi a a gettare le armi prima ancora di aver  combattuto (ma chi l’ha detto che perderesti?). La paura di rischiare può però  farti perdere opportunità importanti, e la rinuncia alle responsabilità implica  anche la rinuncia a possibili gratificazioni. Inoltre la convinzione di non  farcela, o anche semplicemente di essere sfortunato, può diventare una profezia  che si autoavvera: non sei realmente “sfigato” (e tantomeno stupido), ma se ti  convinci di esserlo puoi finire con il diventarlo davvero. </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>FORREST GUMP &#8211; ingenuo</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">“Gump, qual è il tuo scopo in questo  esercito?” “Fare tutto quello che mi dice sergente istruttore!” “Sei  maledettamente dotato, militare Gump!” Forrest Gump, il personaggio interpretato  sul grande schermo da Tom Hanks, è un uomo che, nonostante un’intelligenza  modesta, riesce perseguire una serie di obiettivi (laurea, medaglie al valore  militare, successo imprenditoriale) senza mai perdere l’inconfondibile candore.  E’ stupido soprattutto per INGENUITA’.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>I rischi che corri</strong>: Hai la  tendenza a vedere il mondo in modo semplice e lineare. Hai fiducia nelle  istituzioni, nei superiori, nella gente in generale, rischi però di fermarti a  un’interpretazione superficiale dei fatti , ignorando (o non volendo vedere?) le  ipocrisie e le macchinazioni che spesso caratterizzano i rapporti umani. Sei  convinto infatti che la stupidità non esiste (“Stupido è chi lo stupido fa”) e  che la cosa più sensata da fare è comportarsi secondo le regole. L’ingenuità può  tuttavia diventare il tuo punto di forza: guardare il mondo “con gli occhi di un  bambino” aiuta a non bloccarsi mai di fronte agli imprevisti, e inoltre la  fiducia che riponi negli altri è spesso premiata. Ma non dimenticare che quella  di Forrest Gump è solo una favola&#8230;</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>MISTER BEAN –  orgoglioso</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Ecce homo qui est faba (significa in  latino “Ecco l’uomo che è un fagiolo”:“bean” in inglese vuol dire infatti  fagiolo): così canta il coro in apertura di ogni episodio di Mister Bean,  l’irresistibile pasticcione interpretato dal britannico Rowan Atkinson. La sua  stupidità deriva soprattutto dall’ORGOGLIO.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>I rischi che corri</strong>. Come Mister  Bean, anche tu hai la tendenza a non metterti mai in discussione,  pensando di  sapere già tutto quello che è necessario per poter fare qualsiasi cosa.  L’iniziativa certo non ti manca – ogni giorno ne inventi una nuova… &#8211; peccato  che tendi a fare tutto da solo, senza consultare nessuno. Rischi così di  metterti nei guai, per poi non saper bene come uscirne, anche perché –  orgoglioso come sei – eviti di ricorrere all’aiuto degli altri, e anche per  uscire dai pasticci riesci a inventarti soluzioni personali che a volte  complicano ulteriormente la faccenda. La strada che dovresti imparare a  percorrere è invece un’altra: chiedere consiglio a chi ti sta intorno, che  qualche volta potrebbe saperne più di te. Cambiare prospettiva e calarti nei  punti di vista altrui può infatti essere molto divertente, e quasi sempre  illuminante.</span></p>
</div>
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		<title>Cervelli eccezionali</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 18:35:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
				<category><![CDATA[misteri]]></category>
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		<description><![CDATA[“In tutte le scienze che ho studiato sono sempre stato attratto più dall’eccezione che dalla regola”. Sono le parole di Vilayanur Ramachandran, direttore del Centre for Brain and Cognition dell&#8217;Università della California a San Diego e neuroscienziato tra i più noti al mondo. In contraddizione con il metodo scientifico tradizionale, che impone di trascurare i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=176&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-177" title="brain_pool" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/brain_pool.jpg?w=150&#038;h=110" alt="brain_pool" width="150" height="110" /> “In tutte le scienze che ho studiato sono sempre stato attratto più dall’eccezione che dalla regola”. Sono le parole di <strong>Vilayanur Ramachandran</strong>, direttore del Centre for Brain and Cognition dell&#8217;Università della California a San Diego e neuroscienziato tra i più noti al mondo. In contraddizione con il metodo scientifico tradizionale, che impone di trascurare i casi singoli e aneddotici per concentrarsi sulla maggioranza “statisticamente significativa”, Rama (come è chiamato dai colleghi e dai “fans”) ha sempre rivolto la sua attenzione ai disturbi più strani che gli si presentavano in ambulatorio.  “Ci sono persone che vedono cose che nessuno vede, che fanno affermazioni assurde, che compiono azioni apparentemente senza senso, eppure, al di là di queste loro peculiarità, sono perfettamente lucide, razionali, certamente non ‘matte’” spiega Ramachandran. “Alla base di questi bizzarri comportamenti ci sono danni cerebrali specifici. Non si tratta però di curiosità che lasciano il tempo che trovano. E’ proprio cercando una spiegazione a questi strani casi che stiamo arrivando a scoprire i principi fondamentali alla base del funzionamento della mente”.  Ecco alcuni esempi tra i più significativi.   <span id="more-176"></span></p>
<p><span style="color:#666699;"><strong><span style="color:#333399;">STRANEZZE… SINISTRE</span> </strong></span></p>
<p><strong>L’applauso con una mano sola </strong></p>
<p>A una signora con il braccio sinistro paralizzato viene chiesto di applaudire: la donna si appresta all’operazione ma a muoversi è soltanto una delle due mani, perché l’altra è rimasta paralizzata dopo un ictus. Eppure la signora non sembra accorgersi che qualcosa non va. “Ora provi a prendere questa matita con la mano sinistra” chiede l’esaminatore. “Non riesco, ho una grave artrite alla spalla: se la muovo mi fa male”. Ecco un caso tipico di <strong>ANOSOGNOSIA</strong>, un termine che indica l’inconsapevolezza della propria malattia. Accade in presenza di una lesione che intacca l’emisfero cerebrale destro, in particolare una sua zona, il lobo parietale. Quando l’emisfero destro è danneggiato, sono compromesse le funzioni della parte sinistra del corpo. La stranezza è che il malato non ammette la paralisi, adducendo scuse infantili e arrivando anche a comportamenti assurdi, perfino ad attribuire il proprio arto paralizzato a un’altra persona (“Questa gamba non è certo mia, sarà di mio fratello”). Questi malati sono sani di mente sotto ogni profilo, eppure affermano senza ombra di dubbio che il loro arto sinistro paralizzato funziona perfettamente. Come mai?</p>
<p><strong>La sinistra non esiste </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-178" title="neglect" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/neglect.jpg?w=108&#038;h=150" alt="neglect" width="108" height="150" />Imparentato con l’anosognosia è il <strong>NEGLECT</strong>, anch’esso legato a un danno dell’emisfero destro. Alla base c’è una lesione che impedisce di vedere la parte sinistra del campo visivo. A destare perplessità è il fatto che queste persone non si limitano a non vederla: la ignorano totalmente. Capita così che si trucchino e si pettinino solo dalla parte destra del viso, che camminando vadano a sbattere contro porte e pareti collocate a sinistra, che a tavola mangino soltanto nella metà destra del piatto e che in un giornale leggano solo le pagine di destra. Se si chiede loro di disegnare un orologio, riportano solo i numeri di destra, o li accalcano tutti nella metà destra del quadrante. Famoso è il caso di quel signore milanese che, invitato a descrivere ciò che vedeva se immaginava di essere in piazza del Duomo guardando la facciata della cattedrale, descriveva solo gli edifici e le vie che si trovavano alla sua destra tralasciando quelli alla sinistra. Se subito dopo gli si chiedeva di immaginarsi di essere sulle gradinate del Duomo, voltando le spalle ad esso, descriveva ora gli edifici di destra che aveva omesso prima e ometteva quelli che aveva descritto (perché ora erano a sinistra), senza notare la contraddizione. Ma per quale bizzarro meccanismo mentale arrivano a dimenticare l’esistenza di una metà del mondo?</p>
<p><strong>Stabilità a tutti i costi </strong></p>
<div id="attachment_179" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-179" title="rama" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/rama.png?w=150&#038;h=150" alt="Vilayanur ramachandran" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Vilayanur Ramachandran</p></div>
<p>Freud avrebbe ipotizzato in entrambi i casi descritti il meccanismo della rimozione: questi malati non accettano il trauma della paralisi o della cecità e quindi lo rimuovono. Ma allora perché accade quasi esclusivamente se la lesione si trova nell’emisfero destro? La spiegazione di <strong>Ramachandran</strong> è più raffinata. I due emisferi cerebrali sembrerebbero avere una funzione diversa. Quello sinistro è “razionale”: incorpora le esperienze in una visione coerente, ordinando i dettagli in un sistema di credenze stabile. Se c’è un’anomalia, tende a ignorarla, o a stravolgerla per costringerla ad adattarsi a questo sistema, allo scopo di preservarne la stabilità e di evitare di precipitare nell’indecisione e nel disorientamento: è insomma predisposto a “mentire” a se stesso per funzionare meglio, dal momento che una decisione, purché probabilmente corretta, è meglio di nessuna. In pratica l’emisfero sinistro è un conservatore, un conformista, che si aggrappa tenacemente allo status quo. L’emisfero destro è invece un rivoluzionario, una sorta di avvocato del diavolo, predisposto a rilevare le incongruenze e le perturbazioni, e a imporre un “cambiamento di paradigma”. E’ proprio questo emisfero a essere danneggiato negli anosognosici: non rilevano l’anomalia della paralisi e quindi non ne prendono coscienza, arrivando a negare l’evidenza. In chi soffre di neglect, invece, la deduzione “razionale” dell’emisfero sinistro è la seguente: non vedo la metà sinistra del mondo, quindi questa parte di mondo non esiste.</p>
<p><strong>La mano aliena </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-180" title="alien-hand-5" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/alien-hand-5.jpg?w=150&#038;h=120" alt="alien-hand-5" width="150" height="120" />La divisione dei due emisferi viene chiamata in causa anche per spiegare un altro dei casi più bizzarri documentati in neurologia: quello della “mano anarchica” (o “aliena”), detta anche “<span style="text-decoration:underline;">sindrome del dottor Stranamore</span>”. Lo scienziato pazzo portato sul grande schermo da Stanley Kubrick e interpretato da Peter Sellers doveva infatti fare i conti con una mano che sembrava agire contro la sua volontà, obbligandolo a eseguire ripetutamente il saluto nazista; Stranamore era così costretto a bloccarne i movimenti utilizzando la mano “sana”. Il film è ispirato a un fatto vero, raccontato per la prima volta dal neurologo Kurt Goldstein. Una sua paziente che appariva normale riportava un unico stranissimo disturbo: ogni tanto la mano sinistra scattava, l’afferrava per la gola e tentava di strangolarla. Lei non poteva fare altro che cercare di trattenerla con la destra. Anche in questo caso alla base c’era un preciso danno cerebrale: un ictus che aveva colpito il “corpo calloso”, la porzione del cervello che tiene in contatto i due emisferi cerebrali facendoli lavorare in sincronia. La lesione aveva quindi scollegato i due emisferi. Probabilmente l’emisfero destro (quello più legato all’emotività, e in particolare alle emozioni “negative” come l’ansia e l’angoscia) aveva latenti tendenze suicide, che normalmente erano tenute a freno dal “razionale” emisfero sinistro. Una volta lasciato libero di agire, l’emisfero destro cercava di attuare il suo piano di strangolamento.</p>
<p><span style="color:#333399;"><strong>STRANEZZE… VISIVE</strong></span></p>
<p><strong>La sindrome di Mister Magoo </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-181" title="magoo_3" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/magoo_3.jpg?w=95&#038;h=150" alt="magoo_3" width="95" height="150" />Mister Magoo, protagonista di un famoso cartone animato (e di un film, interpretato da Leslie Nielsen) è un pensionato praticamente cieco che se ne va in giro tranquillamente per la città comportandosi come se ci vedesse benissimo. A causa della sua debole vista, in realtà, Magoo si trova continuamente nei guai, pur senza rendersi conto dei pericoli che corre e delle disavventure che gli capitano. L’effetto è umoristico, il suo strano comportamento non è però il frutto della fantasia del suo creatore: Magoo è probabilmente affetto da una malattia neurologica ben precisa, la “<strong>SINDROME DI ANTON</strong>”. Chi ne è affetto è convinto di vedere perfettamente pur essendo cieco. Se gli si dice di descrivere un oggetto che ha di fronte a sé, egli ne darà una versione molto dettagliata ma totalmente inventata. Se camminando sbatte contro un muro o un ostacolo inventa una scusa, per esempio che ha le lenti degli occhiali sporche. Può anche capitare di vederlo leggere un giornale… al contrario. E’ quindi, si dice, “più cieco del cieco”: è cieco anche sul fatto di essere cieco. Alla base del suo disturbo c’è una cecità corticale, una lesione cioè che non riguarda né l’occhio né il nervo ottico ma le aree visive della corteccia cerebrale. La mancanza di consapevolezza sembra derivare dall’interessamento delle aree visive associative o da uno scollegamento con il lobo frontale.</p>
<p><strong>Non vedo nulla, ma…</strong></p>
<p>Se c’è chi è cieco e non lo sa, avviene anche il fenomeno opposto: ci sono cioè persone cieche a tutte gli effetti che però in realtà… vedono. E’ il fenomeno della “<strong>visione cieca</strong>” (in inglese <em>blindsight</em>). Se per esempio si chiede loro dove si trova un punto luminoso proiettato su uno schermo rispondono che non lo sanno; ma se sono spinti a “tirare a indovinare”, la percentuale delle risposte esatte è di gran lunga superiore al caso. Altro esempio: se vengono invitati a imbucare una lettera dicono che non hanno idea di dove sia e di come sia orientata la fessura, ma se vengono invitati a eseguire il compito è altamente probabile che riescano a compierlo al primo colpo. Sebbene abbiano perso ogni sensazione visiva, a qualche altro livello sono quindi ancora in grado di &#8220;vedere&#8221;. Sembra infatti non esserci un&#8217;unica via che congiunge la retina al cervello. Alcune fibre del nervo ottico raggiungono regioni circostanti dove le informazioni vengono elaborate a livello non cosciente.</p>
<p><strong>Da dove spuntano tutti questi folletti? </strong></p>
<p>Un altro disturbo visivo a dir poco insolito ma anche piuttosto diffuso (accompagna malattie quali la degenerazione maculare retinica, la retinopatia diabetica, la cataratta o il glaucoma) è la “<strong>SINDROME DI CHARLES BONNET</strong>”: chi ne soffre sperimenta visioni piacevoli e magiche pur mantenendo uno stato di consapevolezza (sa che ciò che vede è irreale). Spesso il contenuto delle allucinazioni è banale (una bottiglia, un cappello), qualche volta è bizzarro (una persona con fiori in testa, folletti, oppure personaggi dei fumetti). Che cosa avviene? Si ipotizza che in qualche punto delle vie visive ci sia una lesione che produce cecità totale o parziale. Per compensare le lacune visive il cervello produce allucinazioni molto vivide che “rimpiazzano” la realtà venuta a mancare, attingendo dai ricordi e dalla fantasia.  Un fenomeno analogo può avvenire in caso di sordità acquisita. Come racconta il neurologo Oliver Sacks, il poeta sudafricano David Wright, sordo dall’età di sette anni, sentiva “voci fantasma” ogni volta che vedeva qualcuno che gli parlava. Come se il suo cervello traducesse la lettura delle labbra in allucinazioni uditive equivalenti.</p>
<p><strong>Che bocca grande che hai, nonnina…</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-182" title="cappuccetto2" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/cappuccetto2.jpg?w=150&#038;h=90" alt="cappuccetto2" width="150" height="90" />Al termine della commedia <em>Natale in casa Cupiello</em> Eduardo, sul letto di morte, non riconosce l’amante della figlia Ninuccia e si ostina a scambiarlo per il marito. Il povero Cupiello era affetto da un altro insolito disturbo visivo, la “<strong>PROSOPOAGNOSIA</strong>&#8221; una parola che deriva dal greco “proposopon”, cioè volto, e “gnosi”, conoscenza. La lesione di una particolare regione del cervello (che sembra trovarsi posteriormente nell’emisfero destro) rende impossibile riconoscere i volti, che siano di persone famose, amici, parenti, perfino il proprio riflesso allo specchio. Per identificare una persona diventa perciò necessario ricorrere ad altre informazioni, come il suono della voce, il modo di vestire, di gesticolare, la presenza di un neo o una cicatrice. Un celebre prosopoagnosico è lo scrittore Luciano De Crescenzo: in un’intervista ha raccontato di aver visto una bella signora e di essersi avvicinato per fare conoscenza, scoprendo solo dalla sua voce che si trattava di Sofia Loren. Altra celebre prosopoagnosica era Cappuccetto Rosso: pur constatando la stranezza di alcuni tratti del volto della nonnina, non era in grado di riconoscere le fattezze del lupo.</p>
<p><span style="color:#333399;"><strong>STRANEZZE… MEMORABILI </strong></span></p>
<p><strong>Bloccato nel tempo</strong></p>
<div id="attachment_183" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-183" title="memento" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/memento.jpg?w=150&#038;h=100" alt="Dal film Memento" width="150" height="100" /><p class="wp-caption-text">Dal film Memento</p></div>
<p>Uno dei casi clinici più famosi delle neuroscienze è conosciuto per le iniziali del protagonista: H.M. Erano gli anni Cinquanta e questo giovane soffriva di una forma grave di epilessia che non veniva alleviata dai farmaci allora in uso. I medici optarono allora per un intervento chirurgico radicale, asportando da entrambi i lati l’ippocampo, una piccola struttura a forma di cavalluccio marino. In quel malaugurato giorno del 1953 la vita di H. M. si “bloccò”: pur continuando a ricordare tutto quello che era accaduto fino ad allora, il giovane divenne totalmente incapace di assimilare nuovi ricordi. Chi come H.M. è affetto da “<strong>AMNESIA ANTEROGRADA</strong>” è come bloccato nel tempo. Può ascoltare la stessa barzelletta mille volte e ogni volta ridere di cuore. Oppure innamorarsi decine e decine di volte della stessa persona (come nel film <em>40 volte il primo bacio</em>, ispirato proprio a questa condizione) o essere costretto ad appuntare tutti gli eventi della sua vita per poi rileggerli ogni mattina (come nel film <em>Memento</em> di Cristopher Nolan).  Lo studio di questo disturbo ha permesso di capire che l’ippocampo è la struttura deputata all’immagazzinamento dei ricordi, ma anche che questa lesione non compromette la cosiddetta “memoria procedurale” (che ci permette di apprendere abilità, come quella di andare in bicicletta). Se a chi soffre di questo disturbo viene proposto tutti i giorni lo stesso puzzle da ricomporre, ogni volta avrà una reazione di sorpresa (“Uh, che bel gioco!”) ma ogni volta saprà ricomporlo più rapidamente della volta prima.</p>
<p><strong>Non ricordo, quindi invento</strong></p>
<p>Ci sono persone che, a causa di una lesione cerebrale (spesso legata all’abuso di alcol), cominciano a raccontare bugie, ma con una peculiarità: le loro invenzioni sono del tutto involontarie, non vi è alcuna intenzione di imbrogliare l&#8217;ascoltatore. Questo insieme di bugie non coscienti si chiama “<strong>CONFABULAZIONE</strong>”. Secondo alcuni scienziati alla base c’è un deficit di memoria associato a una “disinibizione frontale”, cioè a un malfunzionamento del lobo frontale del cervello: in pratica il normale flusso continuo di pensieri, che normalmente viene inibito, viene “verbalizzato”, cioè tradotto in parole, senza che la persona si preoccupi della veridicità o accettabilità sociale di quello che dice. Come si è detto, a differenza del bugiardo patologico la persona che confabula non è consapevole di mentire. Può arrivare così a raccontare nei dettagli esperienze personali del tutto plausibili ma che non gli sono in realtà mai capitate o inventarsi di sana pianta perfino nome cognome ed età.</p>
<p><strong>Il carattere di Nietsche </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-184" title="phineas" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/phineas.jpeg?w=107&#038;h=150" alt="phineas" width="107" height="150" />Sempre a un malfunzionamento del lobo frontale (ma qui la memoria non c’entra) è dovuto il cambiamento repentino di carattere che occorse, circa 150 anni fa, a un signore di nome Phineas Gage. Gage era l’addetto alla costruzione di una ferrovia: a detta di chi lo frequentava era un uomo gentile e affidabile, molto competente nel suo lavoro. Un giorno, mentre era impegnato a intasare una carica di esplosivo con una barra di ferro, fece inavvertitamente scoccare una scintilla: l’esplosione spinse indietro la barra, che gli trapassò il cranio. Nonostante il gravissimo incidente Gage non perse conoscenza e si riprese abbastanza in fretta, tuttavia in breve ci si accorse che il suo carattere era cambiato: divenne volgare, irrispettoso, impaziente, ostinato e del tutto incapace di pianificare le sue azioni. Da questo celebre caso si è dedotto che il lobo frontale è la sede delle nostre capacità esecutive, organizzative, di adattamento sociale, di pensiero astratto, e della nostra capacità di risolvere i problemi nella vita di tutti i giorni. Di un disturbo simile dovette soffrire il filosofo Friedrich Nietsche, che nei suoi ultimi anni di vita, probabilmente a causa di una sifilide cerebrale che aveva intaccato i lobi frontali, cambiò carattere in modo radicale: divenne collerico, sfrontato, intrattabile, offensivo; inoltre parlava senza interruzione, tendeva a fare scherzetti di poco senso mostrando un eccitamento infantile, e a volte rimaneva in silenzio in stato di apatia per delle ore intere.</p>
<p><span style="color:#333399;"><strong>STRANEZZE… EMOTIVE </strong></span></p>
<p><strong>“Impostore!” </strong></p>
<p>Arthur è un ventenne americano normalissimo. In seguito a un incidente automobilistico sviluppa uno strano delirio: si convince che suo padre e sua madre sono degli impostori. “Sembrano loro, sono praticamente identici, ma in realtà non sono loro”. Il disturbo di cui soffre Arthur è la “<strong>SINDROME DI CAPGRAS</strong>”: chi ne è affetto scambia le figure familiari e più amate per “sosia”, duplicati identici agli originali. Che cosa è successo? Le aree specializzate per il riconoscimento dei volti sono collegate con una struttura profonda chiamata amigdala, una sorta di “centralina emotiva” che contribuisce ad arricchire i visi di un significato emozionale. In chi ha la sindrome di Capgras questa connessione è stata compromessa: di conseguenza le persone vengono riconosciute normalmente, ma non suscitano alcuna emozione. Arthur, non sentendo il calore dell’affetto davanti e mamma e papà era giunto a un’unica, ovvia, conclusione: non sono loro.</p>
<p><strong>D’un tratto tutto è chiaro… </strong></p>
<p>Che succede invece se le emozioni vengono esasperate? Si sperimenta una sensazione particolarissima, una sorta di intensa esperienza spirituale. E’ quello che accadeva al principe Myskin (L’idiota di Dostojevsky) poco prima di essere colpito da una crisi epilettica. L’<strong>epilessia del lobo temporale</strong> può infatti provocare “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=qIiIsDIkDtg">sindromi mistiche</a>” che mettono in diretto contatto con Dio o che portano alla “comprensione della verità”. Chi ne è affetto si sente sintonizzato con l’intero universo e fa affermazioni tipo: “Finalmente capisco il senso ultimo delle cose”. La ragione è semplice: a essere iperstimolata è la parte del cervello deputata alle emozioni. Durante la crisi epilettica ogni oggetto e ogni evento suscita emozioni intensissime, per cui la persona ha la sensazione che ogni evento sia imbevuto di un significato cosmico, profondo, intenso, sicché si arriva a vedere “l’universo in un granello di sabbia”…</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Marta Erba</strong></p>
<p style="text-align:right;">&nbsp;</p>
<p>PER APPROFONDIRE</p>
<p>Vilayanur Ramachandran, La donna che morì dal ridere  (Mondadori)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/martaerba.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/martaerba.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/martaerba.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/martaerba.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/martaerba.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/martaerba.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/martaerba.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/martaerba.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/martaerba.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/martaerba.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/martaerba.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/martaerba.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/martaerba.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/martaerba.wordpress.com/176/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=176&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Che fine ha fatto l&#8217;ISTERIA?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 19:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha tormentato le donne per secoli per poi scomparire, apparentemente, nel nulla. E’ un enigma affascinante quello dell’isteria, la misteriosa malattia che fino alla fine dell’Ottocento sembrava un’epidemia mentre oggi è stata cancellata dai testi di medicina. Che cos’era veramente ? E che fine ha fatto? Vienna, 1880. Anna è  una ventenne di buona famiglia, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=87&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color:#333399;"><strong>Ha tormentato le donne per  secoli per poi scomparire, apparentemente, nel nulla. E’ un enigma  affascinante quello dell’isteria, la misteriosa malattia che fino  alla fine dell’Ottocento sembrava un’epidemia mentre oggi è stata  cancellata dai testi di medicina. Che cos’era veramente ? E che fine  ha fatto?</strong></span></h4>
<p><span style="color:#333399;"> </span></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-88" title="isteria" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/isteria.jpg?w=150&#038;h=112" alt="isteria" width="150" height="112" /><span style="color:#333333;">Vienna, 1880. Anna è  una ventenne di buona famiglia, bella e molto intelligente. All’improvviso,  in concomitanza di una grave malattia del padre, sviluppa una serie  di disturbi apparentemente slegati tra loro: diventa strabica, prende  a tossire in continuazione, ha improvvisi vuoti di memoria, soffre di  sonnambulismo, perde l’uso della gamba e del braccio destro. A volte  diventa aggressiva e, come sotto l’effetto di allucinazioni (afferma  di vedere serpenti neri al posto dei capelli) scaglia oggetti contro  gli interlocutori. Inoltre, pur coltissima, comincia a usare espressioni  scorrette, fino a smettere di parlare in tedesco (la sua lingua madre)  per esprimersi solo in lingua inglese. Sintomi vistosi e disparati,  dunque, e senza una causa medica riconoscibile. A curarla viene chiamato  un noto psichiatra del tempo, <strong>Joseph Breuer</strong>. Il quale non ha particolari  difficoltà a porre la diagnosi: è un classico caso di “isteria”.  Ma la parte facile della faccenda finisce qui. Perché delle cause e  della cura di questa misteriosa malattia i medici non riescono proprio  a venire a capo. Da almeno un paio di millenni.  <span id="more-87"></span></span></p>
<p><span style="color:#333333;"><strong><br />
L’utero vagante</strong><br />
<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-89" title="ippocrate" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/ippocrate.jpg?w=134&#038;h=150" alt="ippocrate" width="134" height="150" />Il primo a descrivere l’isteria è niente meno che il padre della  medicina, <strong>Ippocrate di Cos</strong> (460-377 a.C), che nei suoi trattati parla  di una sindrome che colpisce solo le donne. La causa, secondo il medico  greco, risiede nell’utero (in greco “hysteron”): il sangue “corrotto”  che vi ristagna produce vapori e sostanze tossiche che risalgono lungo  le vie digerenti diffondendosi a tutto l’organismo, cervello compreso.  La donna, sosteneva Ippocrate, possiede infatti un corpo fisiologicamente  freddo e umido, predisposto dunque alla putrefazione degli umori (al  contrario del corpo secco e caldo dell’uomo). Per questo motivo l’utero  è incline ad ammalarsi, soprattutto se viene privato degli effetti  benefici derivanti dal coito e dalla procreazione i quali, allargando  i canali femminili, favoriscono la pulizia del corpo. Non solo: è soprattutto  nelle donne vergini, nubili, vedove o sterili che l’utero “incattivito”  &#8211; perché non appagato &#8211; oltre a produrre esalazioni tossiche prende  a vagare qua e là nell’organismo, causando disturbi di vario genere:  ansia, sensazione di soffocamento, tremori, talvolta anche paralisi  e convulsioni.</span></p>
<p><span style="color:#333333;">Il pensiero di Ippocrate si  tramanda praticamente invariato per secoli. Il legame tra i sintomi  dell’isteria e la sfera sessuale viene ribadito da tutti i medici  dell’antichità. <strong>Sorano</strong>, ginecologo vissuto nel I secolo d.C., sottolinea  che la donna malata di isteria, per soddisfare i propri bisogni, diventa  iperseduttiva e lasciva, ricorrendo a comportamenti osceni e alla continua  masturbazione. Anche l’ellenista <strong>Galeno</strong> (131-201) sottolinea la natura  erotica della sofferenza. Sposta però l’attenzione dall’utero alla  “ninfa”, cioè al clitoride. Per curare l’isteria la prescrizione  più indicata – che si manterrà intatta fino al XIX secolo – è  una manovra medica riportata per la prima volta da <strong>Oribasio di Pergamo</strong> (325-403), medico personale dell’imperatore Flavio Claudio Giuliano:  la titillatio clitoridea. L’isterica viene posizionata a gambe divaricate  e rivolte verso l’alto e il medico ne massaggia i genitali fino a  farle raggiungere il “parossismo isterico”. Quello che oggi chiamiamo  orgasmo.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><strong>Dal diavolo al cervello</strong></span></p>
<p><span style="color:#333333;">Nei secoli successivi vengono  avanzate nuove spiegazioni. Nel Medioevo, per esempio, le crisi vengono  quasi sempre interpretate come possessioni diaboliche, e durante l’Inquisizione  costituiscono spesso una ragione sufficiente per la condanna al rogo.  E’ però il medico britannico<strong> Thomas Sydenham</strong> (1624-1689) il primo  a mettere veramente in discussione la teoria di Ippocrate. Ipotizza  infatti che la sede d’origine dell’isteria non sia affatto l’utero,  bensì il cervello, tanto è vero che il disturbo può presentarsi,  seppure in rari casi, anche nei maschi. La causa viene individuata in  un eccitamento di sostanze chimiche che irritano dapprima il sistema  nervoso centrale e poi tutto il corpo. Una specie di epilessia, insomma.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-90" title="isteria-vibrator" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/isteria-vibrator.gif?w=150&#038;h=109" alt="isteria-vibrator" width="150" height="109" />Nel frattempo l’epidemia  si diffonde: secondo una rivista scientifica americana datata 1859,  manifesta sintomi isterici una donna su quattro. Per coadiuvare i medici,  costretti talvolta a praticare massaggi vaginali per ore, viene ideato  (e introdotto in commercio in Francia nel 1873) il primo vibratore elettromeccanico.  Ma se l’utero viene man mano scagionato, non lo è la donna: comincia  a farsi strada l’idea che l’isteria sia dovuta a una deliberata  simulazione e drammatizzazione da parte di personalità deboli e prive  di morale. A far propendere per questa ipotesi sono soprattutto gli  studi di<strong> Jean Martin Charcot</strong> (1825-1893), autentico luminare della clinica  Salpetrière di Parigi, considerato oggi il fondatore della neurologia.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><strong>Una malattia appassionante</strong></span></p>
<p><span style="color:#333333;">Charcot si affeziona molto  alle sue pazienti isteriche. Dedica infatti a loro molto più tempo  che a quelle epilettiche, ricoverate nello stesso reparto. E’ il primo  a descriverne con minuzia i sintomi, e perfino a documentarli  con la fotografia, tecnica allora ai primordi. Si accorge che le convulsioni  isteriche hanno caratteristiche peculiari, come il cosiddetto “arco  di cerchio”, la curiosa posizione assunta al termine della crisi in  cui la donna sembra quasi offrirsi all’accoppiamento. Secondo le sue dettagliate descrizioni, le crisi &#8220;istero-epilettiche&#8221; (l0 &#8220;grande isteria&#8221;) seguono queste fasi:<img class="alignright size-thumbnail wp-image-94" title="isterica" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/isterica1.jpg?w=99&#038;h=150" alt="isterica" width="99" height="150" /><br />
- I prodromi (la cosiddetta “<strong>aura isterica</strong>”): consistono in dolori addominali, palpitazioni cardiache, ronzii, sensazione di nodo alla gola, vista obnubilata.<br />
- La <strong>crisi</strong> vera e propria, simile a un attacco epilettico: prima una fase “tonica” con irrigidimento muscolare, arresto della respirazione, roteazione dei globi oculari verso l’alto, deformazioni del volto e protrusione della lingua; quindi la fase “clonica”, con movimenti oscillatori e smorfie del volto. La crisi si conclude con movimenti attenuati e respiro rantolante, che possono durare anche alcune ore.<br />
- Dopo la crisi c’è il periodo delle contorsioni o “<strong>clownismo</strong>”, caratterizzato da prove di forza e agilità sproporzionate alla gracile corporatura delle malate: le isteriche si contorcono, emettendo urla laceranti, e assumono spesso la posizione ad arco di cerchio, poggiando cioè al suolo solo la nuca e i talloni.<br />
- L’ultima fase è quella degli “<strong>atteggiamenti passionali</strong>” in cui l’isterica, in preda a deliri e allucinazioni, esprime un intenso dramma interiore, spesso mettendosi in posizione di preghiera.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-91" title="charcot" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/charcot.jpg?w=150&#038;h=104" alt="charcot" width="150" height="104" /> Charcot è talmente affascinato dalle isteriche che decide di sperimentare su di loro una  nuova terapia emergente e di dubbio significato che a Parigi stava diventando  molto popolare: l’ipnosi. E con suo grande stupore ottiene da subito  risultati strabilianti: con la sola imposizione della sua (autorevolissima)  voce, riesce a guarire sintomi quali la paralisi o la cecità, o a indurre  sintomi prima inesistenti. Ne deduce che l’isteria è dovuta a meccanismi  autosuggestivi, e inaugura una serie di seminari in cui dà dimostrazione  pubblica della sua scoperta: seminari frequentatissimi che, più che  paludate conferenze scientifiche, ricordano spettacoli di illusionismo,  e in cui le isteriche fungono quasi da fenomeno da baraccone. Tra il  pubblico, ad assistere con vivo interesse c’è anche un giovane e  promettente medico austriaco. Si chiama <strong>Sigmund Freud</strong>.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><strong>Basta la parola</strong></span></p>
<p><span style="color:#333333;">Tornato nella sua Vienna, Freud  applica alla lettera gli insegnamenti del maestro, adottando l’ipnosi  con le sue numerose pazienti isteriche. La terapia sembra funzionare:  la maggior parte dei sintomi, come per miracolo, scompare. Ma non  è tutto oro quel che luccica. Freud si rende presto conto che i disturbi  non passano affatto: prima o poi si ripresentano, oppure si trasformano  in sintomi nuovi, anche peggiori dei precedenti. Come mai? Freud è  uomo di scienza, si pone domande e tende a modificare le sue opinioni  e le terapie in corso d’opera. Lo aveva già fatto con la cocaina:  dopo averla prescritta a lungo come analgesico, l’aveva a un certo  punto abbandonata constatandone gli effetti tossici su un caro amico.  Per l’ipnosi scatta una delusione analoga: è una terapia che toglie  i sintomi ma non le cause, e talvolta con effetti disastrosi. Comincia  a farsi strada in lui l’idea che i sintomi isterici non siano qualcosa  da eliminare ma piuttosto uno strumento con cui la paziente vuole comunicare  qualcosa. Ma che cosa?</span></p>
<p><span style="color:#333333;">Al collega Joseph Breuer (con  cui scriverà nel 1895 gli <em>Studi sull’isteria</em>) espone  la sua teoria: l’isterica soffre essenzialmente di “reminiscenze”.  I sintomi sono meccanismi difensivi che servono ad allontanare dalla  coscienza ricordi dolorosi, spesso veri e propri traumi, che vengono  così seppelliti in un luogo inaccessibile della mente, l’inconscio.  I disturbi non sono mai casuali: esprimono in modo simbolico qualcosa  di impossibile a dirsi, comunicano con il linguaggio del corpo concetti  che non si possono tradurre in parole. Una isterica diventa cieca perché  “non vuole vedere”, paraplegica perché “non vuole – o non può  – agire”. Secondo Freud, inoltre, il trauma rimosso ha quasi sempre  una natura sessuale: possono essere esperienze di seduzione o di aggressione  subite durante l’infanzia, oppure pulsioni sessuali ritenute inaccettabili.</span></p>
<p><span style="color:#333333;">E rieccoci ad Anna. Breuer,  proprio in quel periodo, ha in terapia una ragazza un po’ particolare,  con la quale ha già provato l’ipnosi ma con scarsi risultati. Decide  allora di sperimentare su di lei questa nuova terapia che si propone  di fare emergere i “processi psichici inconsci” attraverso la parola:  la comprensione del trauma rimosso, spiegava l’amico Sigmund, avrebbe  provocato la “catarsi”, cioè la guarigione. Cosicché Anna (passata  alla storia come “<strong>Anna O</strong>.”) è la prima donna al mondo a sdraiarsi  sul lettino dello psicoanalista. E a parlare liberamente.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><strong>La scomparsa</strong><br />
Nei decenni successivi la psicoanalisi raccoglie sempre più seguaci,  consolidandosi come prassi terapeutica in tutto il mondo. Come Anna,  molte altre donne prendono a raccontarsi, facendo man mano affiorare  un corredo di problemi e situazioni dei quali i medici (fino ad allora  tutti uomini) erano per lo più inconsapevoli.</span></p>
<p><span style="color:#333333;">A partire dagli anni Cinquanta  del secolo scorso, si registra un improvviso cambiamento nella sintomatologia  isterica. I disturbi classici si presentano sempre meno spesso, tanto  che alcuni studiosi nel 1978 decretano che l’isteria è scomparsa.  L’utero vagante che, dibattendosi come un animale inquieto nel corpo  femminile, aveva agitato, soffocato e paralizzato le donne per secoli,  si era misteriosamente fermato. Perché? Che bilancio trarre da questi  due millenni di isteria?</span></p>
<p><span style="color:#333333;">Secondo alcuni studiosi, come  lo psichiatra e psicoanalista genovese Giuseppe Roccatagliata, autore  di diversi libri sull’argomento, l’isteria ha costituito per secoli  una base pseudo-scientifica per legittimare il dominio dell’uomo sulla  donna. A l’uomo l’isteria “faceva comodo” perché rinforzava  lo stereotipo secondo il quale la donna è un essere impulsivo e irrazionale,  dominata da bisogni sessuali che la rendono inaffidabile e pericolosa.  “L’isteria nasce nella cultura greca, una delle più misogene della  storia. Ippocrate sosteneva che la donna è il ventre che nutre, mentre  l’uomo è il cervello che pensa e che crea. Per Aristotele la donna  è un uomo evirato: l’uomo ha il pene e la donna il vuoto” afferma  lo psichiatra. “In realtà i sintomi dell’isteria erano solo la  protesta femminile alle angherie maschili”. Secondo Emilce Dio Bleichmar,  psichiatra e psicoanalista argentina, esiste una sorta di “femminismo  spontaneo” nell’isteria, essendo questa null’altro che “una  protesta disperata che rivendica una femminilità da non ridurre alla  sola sessualità. Se oggi i sintomi di impotenza, gli svenimenti o le  crisi catalettiche sono pezzi di antiquariato è perché sono stati  sostituiti dalla franca e aperta rivalità con l’uomo”.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><strong>Il ruolo del sesso</strong></span></p>
<p><span style="color:#333333;">Altri studiosi sottolineano  invece come l’isteria sia soprattutto la testimonianza della profonda  sofferenza che è stata inflitta alle donne imponendo loro una dura  repressione della sessualità. Non bisogna dimenticare che di orgasmo  femminile si è cominciato a parlare solo pochi decenni fa e che è  solo con il rapporto Kinsey (nel 1953) che si è scoperto che i tempi  medi di raggiungimento del piacere differiscono molto da un sesso all’altro  (un paio di minuti per l’uomo, un quarto d’ora per la donna). C’è  quindi da presumere che per secoli le donne siano state ripetutamente  stimolate senza essere appagate. Avevano dunque tutti ragione, da Ippocrate  a Freud, a ritenere che l’isteria avesse soprattutto una radice erotica.</span></p>
<p><span style="color:#333333;">Altri infine sostengono che  l’isteria è un aspetto intrinseco della femminilità e della complessa  gestione delle emozioni e della sessualità che la caratterizzano. E  che non è affatto scomparsa: essendo una “grande simulatrice” ha  solo cambiato sembianze e assunto altri nomi, come “disturbo dissociativo  di identità”, “disturbo somatoforme”, “personalità istrionica”,  “stress post-traumatico”, “attacchi di panico”, “sindromi  border-line” e la lunga lista delle cosiddette “malattie psicosomatiche”  : stanchezze croniche, disturbi digestivi, affezioni dermatologiche,  vertigini, giramenti di testa.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><strong>Epilogo</strong></span></p>
<p><span style="color:#333333;">Ma non dimentichiamoci di Anna.  Durante la terapia la ragazza si innamora del medico (è il primo caso  di “passione di transfert”). Breuer arriva alla conclusione che  i disturbi erano dettati da sentimenti erotici e aggressivi inconciliabili  con la morale.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-92" title="BertaPappenheim" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/bertapappenheim.jpg?w=91&#038;h=150" alt="BertaPappenheim" width="91" height="150" />Oggi sappiamo che dietro lo  pseudonimo di “Anna O.” si celava in realtà <strong>Berta Pappenheim</strong>. Terza  di 4 figli di una famiglia ebrea benestante, si confrontò molto precocemente  con i privilegi riconosciuti al fratello più giovane, del quale fu  acerrima rivale. Pretese di studiare e si laureò con ottimi risultati  in francese, italiano e inglese, divenendo in seguito scrittrice e giornalista.  Dopo la cura per l’isteria (di cui non volle più parlare), la Pappenheim  dedicò la sua vita al miglioramento della posizione sociale ed economica  delle donne ebree in Germania fondando, nel 1904, la “lega delle donne  ebraiche”. Non fu un’impresa facile: definì in seguito la sua battaglia  “una fatica di Sisifo” per la resistenza incontrata all’interno  delle comunità ebraiche nel riconoscere il problema. E’ oggi considerata  un’antesignana del movimento femminista.</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#333333;"><strong>Marta Erba</strong></span></p>
<p style="text-align:right;"><strong>Articolo tratto da FOCUS STORIA n.28<br />
</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/martaerba.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/martaerba.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/martaerba.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/martaerba.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/martaerba.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/martaerba.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/martaerba.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/martaerba.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/martaerba.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/martaerba.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/martaerba.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/martaerba.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/martaerba.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/martaerba.wordpress.com/87/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=87&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il vero potere dei TAROCCHI</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 18:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
				<category><![CDATA[misteri]]></category>
		<category><![CDATA[psiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Che cosa ha trasformato un passatempo simile alla briscola, inventato alla corte rinascimentale milanese, nello strumento iniziatico e divinatorio più diffuso del mondo? Provate a fare un esperimento. Munitevi di un manuale di Tarocchi, studiatevi i significati principali dei 22 Arcani Maggiori e provate quindi a “leggere le carte” a un amico, dopo avergli confidato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=81&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color:#333399;"><strong>Che cosa ha trasformato un passatempo simile alla briscola, inventato alla corte rinascimentale milanese, nello strumento iniziatico e divinatorio più diffuso del mondo?</strong></span></h4>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-82" title="tarocco" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/tarocco.jpg?w=92&#038;h=150" alt="tarocco" width="92" height="150" />Provate a fare un esperimento. Munitevi di un manuale di Tarocchi, studiatevi i significati principali dei 22 Arcani Maggiori e provate quindi a “leggere le carte” a un amico, dopo avergli confidato di essere in possesso di poteri divinatori. Durante la lettura lasciatevi ispirare dalle figure e cercate di instaurare un dialogo, in modo che a parlare siate un po’ voi e un po’ lui. Il risultato nella maggior parte dei casi è sorprendente: l’amico si riconoscerà in quelle carte estratte a caso, ammetterà che quello che dite è vero e forse completerà il vostro responso leggendo lui stesso altri dettagli che le carte gli stanno comunicando. <span id="more-81"></span><br />
Questo esperimento non dimostra nulla. Uno scettico potrebbe dedurre che i Tarocchi non rivelano niente, se non suggestioni generiche che valgono per tutti: il loro potere divinatorio è quindi pari a zero. Chi ci crede potrebbe affermare l’esatto opposto, e cioè che i Tarocchi funzionano: danno risposte che corrispondono sempre alla verità. Chi infine non ha nessuna posizione preconcetta, potrebbe ipotizzare che le esperienze vissute da ogni essere umano si assomigliano sempre, in ogni tempo e in ogni luogo. E che vederle rappresentate attraverso immagini e concetti essenziali aiuta forse a capirle meglio, a esplorarne altre chiavi di lettura, a sviluppare intuizioni nuove. Insomma: se queste misteriose carte, in circolazione da circa un millennio, continuano a essere riprodotte, ridisegnate, reinterpretate, se continuano ad affascinare intellettuali ed artisti di tutto il mondo (dagli anni Sessanta a oggi si stimano circa 3000 edizioni diverse), un potere “magico” devono pur averlo. Cerchiamo di capire quale.</p>
<p><strong>Gioco di società</strong><br />
<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-84" title="TarocchiVisconti" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/tarocchivisconti.jpg?w=150&#038;h=150" alt="TarocchiVisconti" width="150" height="150" />Il mazzo dei Tarocchi comprende 78 carte divise in 22 “Arcani maggiori” o Trionfi, che raffigurano immagini allegoriche (sono quelli generalmente utilizzati nelle letture divinatorie) e 56 “Arcani minori”, più simili alle classiche carte da gioco (sono infatti divisi in 4 “semi”: coppe, bastoni, spade e denari). Secondo le fonti storiche considerate oggi più attendibili, nascono a metà del 1400 come gioco di società alla corte milanese di <strong>Filippo Maria Visconti</strong>. “Fu proprio lui a commissionare il ‘gioco dei 16 dei’, una specie di briscola in cui compaiono per la prima volta raffigurazioni molto simili a quelle oggi note” spiega lo storico Giordano Berti, considerato il maggior esperto mondiale di Tarocchi. “In seguito le carte allegoriche divennero 22 e furono integrate con carte numeriche già conosciute, fino a costituire il mazzo che conosciamo oggi”. Dall&#8217;Italia i Tarocchi sarebbero stati esportati nel sud della Francia (e in particolare a Marsiglia) e quindi in Inghilterra. E&#8217; invece inattendibile l’ipotesi avanzata da <strong>Antoine Court de Gebelin</strong> nel Settecento, secondo cui i Tarocchi avrebbero origine da un antico testo sacro egizio, il libro di Thot, portato in Europa dagli zingari. Discutibile anche lo stretto legame con la Torah ebraica, sostenuto nell’Ottocento dall’occultista <strong>Eliphas Levi</strong>, che portava a riprova il fatto che gli Arcani maggiori sono 22 come le lettere dell’alfabeto ebraico. &#8220;Le immagini degli Arcani maggiori si richiamano in modo evidente all&#8217;iconografia cristiana del Medioevo, in particolare l&#8217;Apocalisse” puntualizza infatti Berti. “C’è il giorno del giudizio – con l’angelo e i morti che risorgono delle tombe; ci sono le rappresentazioni simboliche dei 4 Evangelisti nella carta del Mondo. Ci sono poi il Papa &#8211; e la Papessa! &#8211; il Diavolo e virtù cardinali come la Forza, la Giustizia e la Temperanza. Probabilmente all&#8217;origine erano dunque un gioco didattico, un libro muto sulle virtù cristiane”.<br />
Ma sono state proprio le ipotesi fantasiose dei due esoteristi francesi, Court de Gebelin e Levi,  a introdurre i Tarocchi nel mondo dell’occultismo, con un successo incredibile, che non accenna a tramontare. &#8220;Il vero mistero dei Tarocchi non sta quindi tanto nella loro origine, ma nella loro capacità di adattarsi, rimodellandosi sistematicamente, a tutti i paesi e a tutte le situazioni” puntualizza Berti “Oggi, per esempio, queste carte stanno vivendo un momento di auge in paesi così profondamente diversi come gli Stati Uniti e il Giappone, e l&#8217;interesse comincia ad accendersi anche in Cina&#8221;.</p>
<p><strong>Un trattato di filosofia </strong><br />
Il successo dei Tarocchi sembra derivare dalla loro straordinaria forza evocativa. Gli occultisti sostengono che in queste carte si possono trovare i segreti dell’Universo, la risposta a tutte le domande, il ritmo nascosto che guida la danza della vita. Gli Arcani maggiori, che riproducono per lo più concetti filosofici e religiosi, ripercorrono infatti le tappe di un percorso di iniziazione che appare avere un valore universale<br />
Secondo Eliphas Levi, i Tarocchi sarebbero “un’opera monumentale, duratura quanto le Piramidi; un compendio di tutte le scienze” e addirittura “la cosa più semplice e più grande che il genio umano abbia mai concepito”. Le varie combinazioni di carte sarebbero infatti in grado di risolvere tutti i problemi, impedendo all’anima di smarrirsi senza toglierle l’iniziativa e la libertà. Concetti fatti propri dal francesce <strong>Oswald Wirth</strong>, che definì i Tarocchi “un trattato di filosofia esposto per immagini” e che, all’inizio del secolo scorso, ridipinse le carte e riassunse in un manuale, ancora oggi tra i più pubblicati, le principali chiavi interpretative.<br />
<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-83" title="JODOROWSKY" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/jodorowsky.jpg?w=123&#038;h=150" alt="JODOROWSKY" width="123" height="150" />In anni più recenti, a scoprire una passione profonda per i Tarocchi è stato il regista e scrittore cileno <strong>Alejandro Jodorowsky</strong>, che da oltre quarant’anni si dedica allo studio di queste carte. Tutte le settimane è possibile incontrarlo in un caffè di Parigi dove si dedica alla lettura (gratuita) dei Tarocchi a chi lo desidera, inoltre intrattiene spesso spettacoli in giro per il mondo (anche in Italia) in cui legge le carte a volontari tra il pubblico.</p>
<p><strong>Specchio dell’anima</strong><br />
Jodorowsky non è un esoterista. Preferisce definirsi un “alchimista psichico”: il suo obiettivo è guarire le persone con la “psicomagia”, cioè utilizzando gesti poetici e atti artistici, e soprattutto un mazzo di tarocchi, lo strumento terapeutico per eccellenza che porta sempre con sé. “Inizialmente li usavo per conoscere ed esplorare me stesso, mentre disprezzavo i veggenti che se ne servivano per leggere il futuro” spiega lo psicomago. “Oltre a essere inutile e disonesto, leggere il futuro è anche rischioso, perché nel predire un determinato avvenimento lo si può provocare”. Il “veggente” può cioè forzare il corso del destino: diversi esperimenti dimostrano che se noi veniamo convinti che una cosa debba accadere, quella cosa accadrà, perché inconsciamente finiremo noi stessi col provocarla.<br />
Eliminando la trappola della lettura del futuro, Jodorowsky ha quindi scoperto l’utilità psicologica dei Tarocchi, che oggi considera uno “specchio dell’anima”, un “ponte tra intuizione e ragione”: nelle raffigurazioni il consultante vede se stesso, quello che ha fatto e quello che potrebbe fare, e comprende così da solo come dovrà muoversi in futuro. “A incidere sullo sviluppo del futuro” spiega l’artista cileno “è soprattutto il passato, che può essere una zavorra che riproduce all’infinito le esperienze traumatiche già vissute, in particolare nell’infanzia; ma che può anche essere una fonte di energia che ci spinge a progredire, o addirittura a trasformarci”. Capire il nostro passato, le nostre esperienze, ci aiuta quindi ad andare avanti e a non ripetere gli stessi errori.</p>
<p><strong>Tarologo-psicologo</strong><br />
Il “tarologo” non deve quindi dare consigli, ma piuttosto diventare uno specchio in cui la persona possa riflettersi: per questo deve usare il linguaggio del consultante, accettarne le interpretazioni e anche le resistenze. “Se il consultante non è d’accordo con me, non cerco di convincerlo” spiega Jodorowsky. “L’inconscio è il nostro alleato: se si rifiuta di rivelarci un segreto è perché non siamo ancora pronti”. E’ lo stesso atteggiamento che mantengono gli psicoterapeuti verso i loro pazienti. In questo senso la lettura dei tarocchi proposta da Jodorowsky ricorda l’interpretazione dei sogni utilizzata in psicoanalisi per scavare a fondo nell&#8217;inconscio. Ecco dunque perché i Tarocchi sarebbero così potenti: come i sogni comunicano alla parte intuitiva e analogica del nostro cervello, usando un linguaggio simbolico. Secondo Jodorowsky, infatti, gli Arcani maggiori corrispondono a quelli che Jung chiamava “archetipi”, modelli funzionali innati che abbiamo dentro di noi e che costituiscono l’organizzazione biologica del nostro funzionamento psichico.<br />
Il segreto per interpretare i Tarocchi, quindi, è abbandonare la logica aristotelica, e in particolare il principio di non contraddizione: i simboli non hanno un significato preciso e fossilizzato, ma hanno il valore che decidiamo noi di dare loro. Per imparare a leggerli, anche da soli, bisogna quindi modificare il proprio sguardo e osservare gli eventi, interiori ed esteriori, da un punto di vista cosmico, infinito ed eterno.</p>
<p><strong>Arte sacra</strong><br />
“I simboli rappresentati sulle carte sono porte che si aprono verso una dimensione universale, verso un’energia indefinibile” osserva Cristobal Jodorowsky, figlio di Alejandro, tarologo e “psicosciamano”. Secondo Cristobal, i Tarocchi sono un esempio di arte sacra. “La vera arte sacra non appartiene a nessuna religione, ed è quindi libera da dogmi e da imposizioni” spiega. “I Tarocchi ci riportano in contatto con il mondo mitico originario e primordiale, che vedeva la presenza di un’anima in tutte le cose. I nostri progenitori non si sentivano mai soli, erano abituati a vivere accompagnati: si sentivano un grande essere unico collettivo”. Questa coscienza cosmica è andata in seguito perduta, almeno nella civiltà occidentale, ma oggi torna a proporsi anche alla luce di alcune importanti scoperte scientifiche, come quella dei neuroni specchio, che indirizzano verso una visione sempre più olistica &#8211; e sempre meno cartesiana &#8211; del mondo.<br />
Secondo Christobal Jodorowsky, quindi, non c’è alcuna contrapposizione tra mondo “scientifico” e mondo “esoterico”: tutto prima o poi andrà ad unirsi. “Noi siamo barbari, non siamo in grado di avere una conoscenza immediata delle cose, abbiamo bisogno di fare uso della razionalità” osserva lo psicosciamano. “Ma un domani neanche troppo lontano le cose che troviamo incomprensibili e che chiamiamo “paranormali” saranno normalissime. Come mangiare una patatina”.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Marta Erba</strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong>tratto da FOCUS EXTRA n. 36 &#8211; Il mondo del paranormale<br />
</strong></p>
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		<title>L’I-CHING e la SINCRONICITA’</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 18:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte nella vita capitano strane coincidenze difficilmente spiegabili come pure casualità. Per esempio pensiamo a una persona che non sentiamo e vediamo da anni, e improvvisamente quella persona ci telefona. Oppure sogniamo una situazione inconsueta, e il giorno successivo ci troviamo a viverla. Questa connessione  apparentemente “magica” di eventi fisici e psichici, che avvengono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=65&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-66" title="iching" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/iching.jpg?w=147&#038;h=150" alt="iching" width="147" height="150" />A volte nella vita capitano strane coincidenze difficilmente spiegabili come pure casualità. Per esempio pensiamo a una persona che non sentiamo e vediamo da anni, e improvvisamente quella persona ci telefona. Oppure sogniamo una situazione inconsueta, e il giorno successivo ci troviamo a viverla. Questa connessione  apparentemente “magica” di eventi fisici e psichici, che avvengono nello stesso tempo senza che vi sia una relazione causa-effetto, venne battezzata nel 1950 dallo psichiatra Carl Gustav Jung “sincronicità”. Sarebbe proprio la “sincronicità”, secondo Jung, a spiegare il funzionamento del più famoso testo divinatorio di tutti i tempi: l’I-Ching. <span id="more-65"></span></p>
<p><strong>Saggezza millenaria</strong><br />
L’I-Ching, o Libro dei Mutamenti,  è il testo base del Taoismo e del Confucianesimo. Da 3000 anni a questa parte le autorità cinesi, anche di fronte a importanti decisioni politiche o militari, lo consultano e si affidano ai suoi responsi, dedotti dal lancio di tre monete. Gli oracoli sono espressi sottoforma di “sentenze” e “immagini” dalla forte valenza simbolica, in genere ispirate a paesaggi. Secondo il taoismo, nato probabilmente dall’osservazione del giorno che si trasforma in notte e della notte che si trasforma di nuovo in giorno, tutte le cose (l’ordine umano e l’ordine naturale) sono infatti governate da un unico sistema di azioni e reazioni reciproche, la “ritmica” alternanza dei due principi opposti e complementari dello yin e dello yang. Il primo è  il “lato in ombra della collina”, associato alla notte, alla Luna, al freddo, all’umido, al femminile, all’introversione e alla passività. Lo yang coincide invece con il Sole e il giorno, oltre che con il caldo, il secco, il maschile, l’estroversione e l’azione. La totalità dell’esperienza umana può quindi essere messa in relazione con situazioni corrispondenti nella Natura: il responso dell’I-Ching permetterebbe perciò di avere una visione più profonda e “cosmica” di ciò che sta accadendo, e di innescare il cambiamento desiderato.</p>
<p><strong>Il lancio di monete</strong><br />
Per ottenere gli Oracoli si procede in questo modo: si pone una domanda, e quindi si lanciano tre monete uguali, un lato delle quali rappresenta lo yin (che vale 2) e l’altro lo yang (che vale 3). Ogni lancio permette di ottenere una linea continua (tre yang oppure uno yang e due yin) oppure spezzata (tre yin oppure un yin e due yang).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-68" title="esagramma" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/esagramma.gif?w=450" alt="esagramma"   />Si fanno in tutto sei lanci e si trascrivono i risultati a partire dal basso. Si ottiene così un “esagramma” (a fianco, un esempio).<br />
Gli esagrammi (64 i risultati possibili) sono quindi formati da 6 linee, ciascuna delle quali può essere intera o spezzata. Consultando <em><strong>il libro dei Mutamenti</strong></em> (in Italia l’edizione più nota è quella di Adelphi, con l’introduzione originale di Jung), si può accedere all’Oracolo corrispondente, che deve a quel punto essere interpretato e messo in relazione con la situazione corrente.</p>
<p><strong>La sincronicità</strong><br />
A una mente razionale occidentale, l’utilizzo dell’I-Ching può apparire sconcertante. Per avvicinarsi a esso, Jung suggeriva di cambiare il nostro modo consueto di ragionare, abbandonando la logica causa-effetto per abbracciare invece la dimensione senza spazio e senza tempo della “sincronicità”.“I cinesi hanno pensato sempre in maniera molto diversa dalla nostra: se vogliamo trovare qualcosa di analogo nel nostro ambito culturale bisogna risalire fino a Eraclito” scrive lo psicoanalista in uno dei suoi libri più criticati, <strong><em>La sincronicità</em></strong> (Bollati Boringhieri). “Al contrario dello spirito occidentale educato dal pensiero greco, lo spirito cinese tende non a cogliere il fatto singolo, ma a vedere il singolo come parte di un tutto: tende cioè alla comprensione intuitiva della totalità. Questa operazione conoscitiva non può basarsi sulla ragione &#8211; per sua caratteristica analitica e scompositiva &#8211; bensì su funzioni irrazionali della coscienza come l’intuizione”.<br />
<strong><br />
Spinta al cambiamento</strong><br />
Chi resta perplesso può comunque tentare di interpretare la funzione degli oracoli dell’I-Ching facendo ricorso a una logica più “occidentale”. Utilizzando un linguaggio evocativo e metaforico, che si adatta pressoché a tutte le situazioni, l’I-Ching stimola infatti a considerare il problema da altri punti di vista, favorendo le scelte ponderate; inoltre “costringe” a scegliere, e questo di per sé è meglio che perseverare in una logorante condizione di stand-by; infine l’oracolo può spingere a scelte diverse da quelle a cui si sarebbe naturalmente predisposti (siamo infatti portati a ripetere sempre gli stessi errori…) innescando così un cambiamento reale, che permette di esplorare strade mai percorse. Divinatorio o meno, nessuno mette dunque in discussione che l’I-Ching sia, per eccellenza, il “Libro dei Mutamenti”.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Marta Erba</strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Il mistero dei SAVANT</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 17:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Kim Peek ha capacità &#8220;paranormali&#8221;. Legge un libro in circa un’ora e ne ricorda parola per parola: finora ha memorizzato circa 12.000 libri. Inoltre è in grado di svolgere calcoli complessi con sorprendente rapidità e di scomporre anche numeri altissimi in numeri primi. Ma Kim-puter, come lo chiamano gli amici, non ha mai imparato ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=61&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-62" title="kim_peek" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/kim_peek.jpg?w=150&#038;h=150" alt="kim_peek" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Kim Peek</strong> ha capacità &#8220;paranormali&#8221;. Legge un libro in circa un’ora e ne ricorda parola per parola: finora ha memorizzato circa 12.000 libri. Inoltre è in grado di svolgere calcoli complessi con sorprendente rapidità e di scomporre anche numeri altissimi in numeri primi. Ma Kim-puter, come lo chiamano gli amici, non ha mai imparato ad abbottonarsi la camicia o ad allacciarsi le scarpe e, all&#8217;età di 57 anni, è ancora accudito dal padre.<br />
Kim Peek è probabilmente il più noto tra i cosiddetti “savant”, individui che, accanto ad alcune capacità sviluppatissime, hanno in genere abilità mentali inferiori alla norma (e infatti in passato venivano definiti &#8220;idiot savant&#8221;). E&#8217; lui che ha ispirato il personaggio di Raymond Babbit, il protagonista di <em>Rain Man </em>(1988) che valse un Oscar al suo interprete, Dustin Hoffman. Come l’uomo della pioggia, Kim soffre di autismo, una malattia che compromette soprattutto le capacità sociali e che sembra andare a braccetto con il &#8220;savantismo&#8221;. <span id="more-61"></span><br />
<strong><br />
Calendari viventi</strong><br />
Autistici erano anche i gemelli newyorkesi <strong>Charles e George</strong>, soprannominati i &#8220;calendari umani&#8221;: erano in grado di dire in quale giorno della settimana cadesse qualsiasi data in un lasso di tempo di ottantamila anni; riuscivano inoltre a ricordare le condizioni meteorologiche di ogni singolo giorno della loro vita. Ma se si chiedeva loro &#8220;quanto fa due più due?&#8221; restavano zitti, e si guardavano intorno spaesati. E autistico era anche <strong>“Blind Tom” Wiggins</strong> (1849-1908), un afroamericano cieco e mentalmente ritardato, che suonava però il pianoforte ad altissimi livelli: gli bastava sentire il pezzo una sola volta per riprodurlo alla perfezione; inoltra sapeva improvvisare brani secondo lo “stile” di Beethoven, Bach o Chopin. Il caso ricorda un po&#8217; quello di <strong>Leslie Lemke</strong>, oggi ultracinquantenne, anch&#8217;egli cieco e con gravi menomazioni mentali: all&#8217;età di 14 anni, senza aver mai preso una lezione di musica, si avvicinò a un pianoforte e riprodusse un concerto di Tchaikovsky ascoltato in tv la sera prima.</p>
<p><strong>Numeri amabili e giorni blu</strong><br />
<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-63" title="daniel-tammet" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/daniel-tammet.jpg?w=150&#038;h=86" alt="daniel-tammet" width="150" height="86" />Anche il trentenne <strong>Daniel Tammet</strong>, tra i più noti &#8220;savant&#8221; viventi, era stato diagnosticato come autistico. Potrebbe essere allora uno dei rari esempi di ottima gestione della malattia, almeno a giudicare dalla disinvoltura con cui risponde alle interviste (una fra tutte, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qXG-1YLGAS0">quella al David Letterman Show</a>, rintracciabile su youtube). Certo è che le sue capacità straordinarie sono quelle tipiche dei &#8220;savant&#8221;: come i gemelli, sa attribuire i giorni della settimana alle date, ed è inoltre in grado di recitare oltre 22.000 decimali del pi greco senza fare errori. In più conosce 10 lingue: oltre alla madrelingua inglese, ha imparato in una settimana l&#8217;islandese, considerata una delle lingue più difficili del mondo, oltre che &#8211; sempre in tempi record &#8211; il finlandese, il francese, il tedesco, il lituano, l’esperanto, lo spagnolo, il rumeno e il gallese. Tammet, a differenza degli altri &#8220;savant&#8221;, che non sanno spiegare come riescono a ottenere certi risultati, ha provato a raccontare che cosa avviene nella sua testa. &#8220;I numeri sono immagini mentali dotati di forme e colori, che mi danno particolari sensazioni&#8221; racconta nel libro <em>Born on blue day</em>, Nato in un giorno blu. &#8220;Per esempio il 333 è amabile, il 289 è orrendo&#8221;. Le sue facoltà mnemoniche e matematiche sembrano quindi condizionate dalla capacità di associare colori ed emozioni a informazioni &#8220;fredde&#8221; come i numeri. &#8220;Come la Monna Lisa e una sinfonia di Mozart, anche il pi greco ha una sua ragione per essere amato&#8221; scrive ancora.<br />
Le straordinarie capacità di Tammet sembrano quindi legate a un fenomeno di<strong> sinestesia</strong>, una rara condizione che comporta la contaminazione dei sensi. Ma nella maggior parte dei casi il savantismo resta inspiegabile. Tanto che, dal momento che nella maggior parte dei casi si associa a un grave ritardo mentale, in passato si pensava che fosse un &#8220;dono di Dio&#8221;, un potere soprannaturale conferito a persone nate sfortunate.</p>
<p><strong>Il cervello compensa</strong><br />
Oggi le indagini di neuroimaging permettono di fare altre ipotesi. A Kim Peek manca il “corpo calloso”, la regione che pemette ai due emisferi cerebrali di comunicare tra loro: è grazie ai due emisferi indipendenti che riesce a leggere due pagine in contemporanea, un occhio per ciascuna. In generale, alcuni studiosi ritengono che il cervello, se nasce con una menomazione, tende a sviluppare altre capacità. In molti savant si è riscontrato un danno all’emisfero sinistro, la parte legata al ragionamento logico e al linguaggio: questa anomalia potrebbe essere compensata da un potenziamento dell’emisfero destro, più creativo, musicale e dotato dicapacità “spaziali”. Secondo un&#8217;altra teoria sarebbe un eccesso di testosterone in circolo durante la vita fetale a limitare lo sviluppo dell’emisfero sinistro, favorendo la migrazione di cellule in quello destro: il che spiegherebbe perché il savantismo (come l&#8217;autismo) è 6 volte più frequente nei maschi che nelle femmine. In generale i savant hanno aperto la strada agli studi sulla plasticità cerebrale: c&#8217;è chi teorizza che c&#8217;è un piccolo savant in ognuno di noi, pronto ad emergere se un&#8217;area cerebrale viene compromessa da un incidente o da un ictus.</p>
<p><strong>Un altro modo di apprendere</strong><br />
Ma queste spiegazioni non appaiono soddisfacenti. Anche perché la domanda fondamentale resta una: come possono queste persone sapere cose che non hanno mai imparato? Oppure: come le hanno apprese? Un punto di partenza per tentare una spiegazione è che in almeno la metà dei casi i savant soffrono di autismo. Secondo le ultime ipotesi, alla base di questa condizione ci sarebbe una carenza di neuroni specchio, speciali cellule del cervello che permettono l’apprendimento per imitazione.  Chi soffre di autismo non è in grado di “rispecchiarsi” negli altri, non possiede cioè la naturale predisposizione a imitare e a immedesimarsi negli altri. E’ quindi costretto, per stare al mondo, a sviluppare strategie di apprendimento alternative. Non è un caso che le “isole” di intelligenza superiore sembrano concentrarsi in alcuni settori, come la memoria (qualche esempio: c’è chi ricorda l’esatta configurazione dell’intera rete di bus di una città; i testi completi di migliaia di canzoni o intere pagine di elenchi telefonici; gli esatti itinerari percorsi nel corso dei diversi viaggi effettuati, comprese le svolte a destra e a sinistra), ma anche la musica, i calcoli o il “senso del tempo” (alcuni sono orologi viventi: sanno dire in qualsiasi momento l’ora esatta al minuto secondo), tutte capacità che possono essere apprese e potenziate senza dover intaragire con nessuno.</p>
<p><strong>Sindrome da geni</strong><br />
Questo discorso varrebbe soprattutto per la <strong>sindrome di Asperger</strong>,  la forma di autismo in cui vengono compromesse le relazioni sociali ma non le capacità percettive e cognitive. E’ quella di cui soffre Daniel Tammet, ma anche di cui avrebbero sofferto alcuni tra i più grandi geni di tutti i tempi, quali <strong>Albert Einstein</strong> o <strong>Isaac Newton</strong>. Gli “Asperger” sono attratti dal ragionamento astratto, come quello matematico, e da tutte le attività che mirano a “ordinare” le cose, come le classificazioni, che hanno su di loro un effetto rassicurante. Al contrario sono disorientati dall’interazione con gli altri esseri umani, i cui messaggi, basati spesso su doppi sensi,  giri di parole, espressioni e gesti, risultano loro per lo più incomprensibili. Un esempio: chi soffre di Asperger può osservare un sorriso e non capirne il significato: magari arriva “cognitivamente” a sapere che  una contrazione delle rime labiali verso l’alto può corrispondere a una stato d’animo positivo, ma non sarà mai in grado di distinguere un sorriso di gioia,  di comprensione, di malizia o di scherno. E’ facile intuire che, con un mondo mentale così diverso, il cervello seguirà un percorso del tutto imprevedibile. Al punto da sviluppare capacità che a noi “normali” possono apparire “paranormali”.</p>
<p><strong>Marta Erba</strong></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong><span style="color:#ff0000;">IL COLPO DI GENIO</span></strong><br />
Geni si nasce o si diventa? Wolfang Amedeus Mozart e Leonardo da Vinci sono nati &#8220;menti superiori&#8221; o lo sono diventati nel corso della loro esistenza? Immanuel Kant affermò che il genio è una qualità che non può essere insegnata o trasmessa ma è misteriosamente concessa dalla natura a certe persone e muore con loro. Questa teoria è oggi poco condivisa da chi studia i percorsi che permettono ad alcuni individui di acquisire capacità eccezionali. &#8220;A differenza di quanto comunemente creduto, il genio non è un dono speciale elargito magicamente a pochissimi fortunati&#8221; sostiene Michael Howe, psicologo della Exeter University, in Gran Bretagna. &#8220;I geni arrivano a realizzare le opere o a effettuare le scoperte per cui sono universalmente apprezzati in due fasi piuttosto lunghe, e che in parte si sovrappongano: la prima in cui acquisiscono capacità particolari che dovranno utilizzare, la seconda in cui esprimono la creatività che li porterà alla scoperta o al capolavoro&#8221;. L’analisi delle biografie delle persone eccellenti ha permesso a Howe di individuare una serie di caratteristiche comuni: un grande interesse per il proprio lavoro, un impegno costante, un forte senso di indipendenza, una concentrazione feroce, la tolleranza alle frustrazioni e la capacità di sopportare uno sforzo mentale prolungato. Nessuna magia, ma tanta perseveranza. La pratica assidua nell’uso del cervello sembra la chiave: l’organo si allena, tanto da dare l’impressione di un talento naturale e innato.<br />
Anche il colpo di genio è ben diverso da come appare. Il momento intenso e spettacolare dell’ “Eureka!”, che rompe con il passato generando soluzioni nuove, segue sempre a una lunga fase di ricerca e approfondimento che può durare anni o decenni. L’evento scatenante può essere una casualità esterna che stimola l’intuito: la mela di Newton, il bagno in acqua di Archimede, la muffa di <em>Penicillium</em> sulle colture batteriche di Fleming. All&#8217;improvviso tutti i pezzi del puzzle si ricompongono rapidamente e la soluzione appare immediatamente di fronte agli occhi. E&#8217; un fenomeno chiamato anche &#8220;serendipità&#8221;: un fatto imprevedibile che conduce a una scoperta o un&#8217;intuizione sensazionale. Ma che non capita a tutti. “Il caso favorisce le menti preparate” diceva Louis Pasteur. L’evento fortuito da solo, senza un impegno costante e una conoscenza approfondita della materia, non porta a nulla.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">Tratto in parte da <strong> FOCUS EXTRA n. 36 – Il mondo del paranormale</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/martaerba.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/martaerba.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/martaerba.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/martaerba.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/martaerba.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/martaerba.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/martaerba.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/martaerba.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/martaerba.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/martaerba.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/martaerba.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/martaerba.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/martaerba.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/martaerba.wordpress.com/61/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=61&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cos&#8217;è l&#8217;amore? Intervista a E. Jannini</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 14:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
				<category><![CDATA[ormoni]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[In molti ritengono che indagare l&#8217;amore dal punto di vista scientifico equivalga a &#8220;profanarlo&#8221;, che il linguaggio della scienza sia inadeguato, o addirittura sbagliato. Ma capirne i meccanismi alla base non potrebbe aiutare ad affrontare meglio un’emozione così complessa? C&#8217;è una certa diffidenza, in effetti, nei confronti della scienza dell&#8217;amore, forse soprattutto tra le donne. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=39&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong> </strong></span></p>
<div id="attachment_40" class="wp-caption alignleft" style="width: 126px"><span><strong><strong><img class="size-thumbnail wp-image-40" title="jannini" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/jannini.jpg?w=116&#038;h=150" alt="Emmanuele Jannini è professore di endocrinologia e di sessuologia all'Università dell'Aquila" width="116" height="150" /></strong></strong></span><p class="wp-caption-text">Emmanuele Jannini è professore di endocrinologia e di sessuologia all&#39;Università dell&#39;Aquila</p></div>
<p><strong>In molti ritengono che indagare  l&#8217;amore dal punto di vista scientifico equivalga a &#8220;profanarlo&#8221;, che il  linguaggio della scienza sia inadeguato, o addirittura sbagliato. Ma capirne i  meccanismi alla base non potrebbe aiutare ad affrontare meglio un’emozione così  complessa?</strong><br />
C&#8217;è una certa diffidenza, in effetti, nei confronti della  scienza dell&#8217;amore, forse soprattutto tra le donne. In realtà gli scienziati non  vogliono, né d&#8217;altra parte potrebbero, &#8220;spoetizzare&#8221; o banalizzare questo  sentimento, così importante e potente. Vogliono soltanto “cercare la verità”,  capire che cosa c’è dietro a quelle strategie che tutti quanti, in modo più o  meno consapevole e più o meno efficace, adottiamo per accoppiarci e per  procreare. Finora la strada per cercare di comprendere l&#8217;amore è stata percorsa  da artisti e poeti, attraverso lo strumento dell&#8217;intuizione. Gli strumenti della  scienza sono altri: gli esperimenti, l&#8217;osservazione delle specie simili a noi.  Certo, confrontato al poeta lo scienziato balbetta, procede per ipotesi e  tentativi, e sottopone le sue affermazioni a continue revisioni. <span id="more-39"></span></p>
<p><strong>A che cosa serve, biologicamente  parlando, l&#8217;amore?</strong></p>
<p>La nostra è una specie che viene al mondo  in maniera spaventosamente immatura: nessun neonato può sopravvivere senza cure  parentali prolungate. Ecco perché la natura ha escogitato un sistema non solo  per tenere legati i genitori ai figli, ma anche per tenere legati i genitori tra  di loro. Questo meccanismo è appunto l&#8217;amore.</p>
<p><strong>Anche i nostri antenati si  innamoravano?</strong></p>
<p>Non si può negare che l’amore affondi le  sue radici nel nostro passato evolutivo: dal punto di vista anatomico il nostro  corpo è infatti identico a quello dell&#8217;uomo di Cro Magnon. Meccanismi che  riconducono al nostro modo di amare, d&#8217;altra parte, li riconosciamo anche in  altre specie animali: il nostro comportamento sessuale ricorda quello del  bonobo, una scimmia antropomorfa che si accoppia per puro piacere, e perfino  &#8220;per denaro&#8221; (la merce di scambio sono, nel suo caso, le banane). Il nostro  legame di coppia ricorda quello dell&#8217;arvicola di prateria, un roditore che si  lega al proprio partner per tutta la vita. Dal confronto con le altre specie e  dallo studio dei meccanismi chimici e ormonali sottostanti, in questi ultimi  anni siamo arrivati a capire molte cose sull&#8217;innamoramento e sull&#8217;amore.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Durante l&#8217;innamoramento e durante un  legame sentimentale duraturo nel nostro corpo agiscono sostanze diverse. Il  grande attore della passione si chiama dopamina, un neurotrasmetitore cerebrale  che agisce a livello dei centri del piacere. Quando una persona è innamorata, il  suo stato chimico mentale ricorda quello di un cocainomane: il cervello è  letteralmente &#8220;su di giri&#8221;, un po&#8217; come se bruciasse benzina a gran velocità, un  ritmo che non può reggere troppo a lungo. Ecco perché, dopo qualche mese,  l&#8217;eccitazione dell&#8217;innamoramento si affievolisce per tornare allo stato basale.  Per tenere unita la coppia, allora, la natura ha escogitato un altro meccanismo,  non più basato sulla passione bruciante, bensì su un senso di fusione e di  legame molto profondo ed esclusivo, simile a quello che provano i genitori verso  la prole. Questo dimensione è quella che comunemente chiamiamo &#8220;amore&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;amore di coppia è dunque simile a quello materno?</strong><br />
Sì,  tanto è vero che la molecola che li governa è la stessa: l&#8217;ossitocina. Questo  ormone è prodotto soprattutto durante il parto, l&#8217;allattamento e l&#8217;orgasmo.</p>
<p><strong>Si può  dire allora che i genitori “si  innamorano” dei figli?</strong><br />
La situazione è un po&#8217; diversa nei due sessi.  Potremmo dire che nel sesso femminile l&#8217;amore cresce naturalmente durante la  gravidanza e soprattutto dopo il parto e durante l&#8217;allattamento, proprio perché  in tutto questo periodo la donna è inondata di ossitocina: la mamma non passa  cioè attraverso la fase dell&#8217;innamoramento, è già naturalmente &#8220;amante&#8221;. Il papà  invece si innamora del figlio attraverso un processo più &#8220;cognitivo” che  ormonale. Il papà, come d&#8217;altra parte una mamma adottiva, deve “saper amare”,  deve avere cioè imparato come si ama nel corso della vita.</p>
<p><strong>Quando ci innamoriamo di qualcuno, lo  facciamo volontariamente o inconsciamente?</strong><br />
Gli aspetti inconsci sono  certamente importanti, come dimostrano gli studi sui ferormoni. Quando siamo  attratti da una persona senza sapere perché, diciamo che &#8216;ci piace a pelle&#8217;:  un&#8217;espressione popolare che sottolinea l&#8217;importanza di questi messaggeri chimici  che hanno lo scopo di avvicinare due individui di sesso diverso. Questo non  significa che l&#8217;amore è cieco o casuale: obbedisce invece a strategie ben  precise, almeno nelle donne.</p>
<p><strong>Cioè?</strong><br />
Esistono donne &#8220;pre&#8221; e  donne &#8220;post&#8221;. Le prime sono attratte da qualità pre-fecondazione, ovvero che  danno vantaggi precedenti alla fecondazione: queste donne si innamorano di  uomini belli, affascinanti, talentuosi, intelligenti, cioè di maschi che  garantiscono un ottimo prodotto del concepimento (i figli avranno &#8220;geni  migliori&#8221;, quindi si riprodurrano a loro volta con facilità, permettendo la  prosecuzione della specie). Il prezzo da pagare è che questi uomini sono  generalmente un po’ “mascalzoni”, cioè poco affidabili e più propensi al  tradimento. Le donne &#8220;post&#8221; mirano a vantaggi che si manifestino dopo il  concepimento, si innamorano quindi di uomini con caratteristiche di sicurezza:  ricchi, fedeli, protettivi. Il prezzo da pagare è la mancanza di caratteristiche  &#8220;appetitose&#8221;, come la bellezza o la giovinezza. Ci sono poi donne che passano da  uno stile all&#8217;altro, magari a seguito di una delusione con una delle categorie.  Le strategie insomma si affinano con il tempo e l&#8217;esperienza, fino a raggiungere  un giusto compromesso.</p>
<p><strong>Anche gli uomini adottano simili  strategie?</strong></p>
<p>Gli uomini sono più semplici. Per loro  esiste un potentissimo meccanismo di innamoramento che passa attraverso gli  occhi: gli uomini si innamorano di donne belle, attraenti,  affascinanti.</p>
<p><strong>Ma queste strategie non subiscono  l&#8217;influenza dei cambiamenti sociali?</strong></p>
<p>Certamente. In una società  maschilista  la donna è soprattutto &#8220;post&#8221;, cerca cioè  la sicurezza e la protezione per  sopperire alla propria totale dipendenza dall&#8217;uomo. In una società più evoluta,  in cui a entrambi i sessi è garantita la possibilità dell&#8217;indipendenza  economica, molte donne virano verso un comportamento &#8220;pre&#8221;. Lo prova anche il  radicale cambiamento del modello di massima desiderabilità maschile. Se neglli  anni cinquanta il top del fascino era il &#8220;macho&#8221; alla John Wayne (mascelle e  zigomi pronunciati, duro, sicuro di sé, pronto a sfoderare la pistola,  &#8220;dominante&#8221;), nella società di oggi, avviata verso la parità dei sessi, vince il  &#8220;piacione&#8221; George Clooney, dalle caratteristiche molto femminilizzate: dolce,  accogliente, empatico.</p>
<p><strong>Anche nell&#8217;uomo si registra un  cambiamento simile? L’uomo moderno è cioè attratto da donne più “maschili”,  indipendenti e aggressive?</strong></p>
<p>A dire la verità no: secondo le ricerche  scientifiche gli uomini  sono ancora attratti preferibilmente da donne molto  femminili.</p>
<p><strong>Sta dicendo che oggi entrambi i sessi  sono attratti da caratteristiche femminili?</strong><br />
In un certo senso è così.  Del resto il modello femminile è vincente in natura. E&#8217; anche abbastanza ovvio  che la natura abbia affidato un compito così impegnativo come la riproduzione al  sesso più &#8220;forte&#8221;, dall&#8217;identità più stabile.</p>
<p><strong>Le differenze tra uomo e donna si  traducono anche in un modo diverso di amare?</strong></p>
<p>Certo, si sa che su Marte e su Venere si  parla una lingua diversa. Biologicamente, d&#8217;altra parte, c&#8217;è una differenza  sostanziale: uno dei due sessi, quello femminile, ha un patrimonio genetico  preziosissimo, che mette a diposizione in quantità limitatissima (in genere un  ovulo per volta) solo una volta al mese. L&#8217;altro sesso, quello maschile, ha  materiale genetico decisamente ridondante: con un solo eiaculato potrebbe  teoricamente fecondare l&#8217;intera popolazione femminile europea. Ne deriva che le  strategie per la ricerca del partner sono diverse: selettiva per la femmine,  propositiva per il maschio.</p>
<p><strong>Quali sono le ripercussioni più  evidenti?</strong><br />
Per esempio il modo diverso di accedere al tradimento. La  donna non concepisce il tradimento all&#8217;interno di una relazione d&#8217;amore:  tradisce quando è venuta meno la dimensione emotiva , cioè quando la storia è  finita. L&#8217;uomo nella coppia è mosso, più che dal senso dell&#8217;esclusività, da un  senso di protezione: riesce quindi più facilmente a tenere il piede in più  scarpe, perché il suo &#8220;compito&#8221; vero è quello di proteggere tutti: la famiglia,  la moglie, l&#8217;amante&#8230;</p>
<p><strong>Questo rende molto difficile il  rapporto di coppia?</strong></p>
<p>Certamente: il modo di amare è talmente  diverso che i due sessi molto spesso non si capiscono. In genere un rapporto che  funziona a lungo termine passa attraverso diversi compromessi.</p>
<p><strong>Che dire allora dell&#8217;amore  omosessuale?</strong></p>
<p>E&#8217; un amore al quadrato, perché  i due  individui si rispecchiano letteralmente l&#8217;uno nell&#8217;altro. Per questo una coppia  di uomini assai raramente fa una scelta di fedeltà, proprio perché l&#8217;imput  naturale del maschio è quello di cercare la varietà sessuale. L&#8217;omosessualità  tra due donne può invece essere iperfemminile, e quindi tradursi in una  supercoppia estremamente stabile, in cui l&#8217;aspetto sessuale può restare sullo  sfondo.</p>
<p><strong>L&#8217;amore è sempre stato così importante  come è ora? </strong></p>
<p>Non esattamente. In passato l&#8217;amore era  un privilegio delle classi più abbienti, del top della società. Chi apparteneva  a ranghi sociali più bassi non poteva permettersi di innamorarsi, doveva  piuttosto accettare le decisioni dei genitori. Solo nell&#8217;ultimo secolo, almeno  nel mondo occidentale, si è deciso di promuovere l’amore a criterio fondante  della coppia e della famiglia. Questo non significa che in passato non ci si  innamorava. Anzi: proprio perché è un imput biologico l’amore è sempre esistito  e, come dimostrano vari esempi in letteratura, trae più forza proprio quando  viene ostacolato.</p>
<p><strong>Ma perché  solo oggi, se esiste da  sempre, viene &#8220;autorizzato&#8221;?</strong></p>
<p>Perché, in fondo, l’amore è un lusso:  consuma e disperde tempo ed energie. Proprio per questo bisogna avere la &#8220;pancia  piena&#8221; per concederselo. Si è imposto nella nostra società occidentale perché ce  lo possiamo permettere, ma in altri paesi ancora oggi non ha diritto di  cittadinanza.</p>
<p><strong>In Occidente non solo è legittimato: è  addirittura nobilitato. Nietsche diceva: &#8220;tutto ciò che è fatto per amore è  sempre al di là del bene e del male&#8221;.  Ancora oggi per amore si è portati a  giustificare tutto, dallo stalking agli omicidi. Non è un po&#8217; troppo per  un&#8217;emozione del tutto naturale, paragonabile tra l’altro a una droga  endogena?</strong></p>
<p>La cultura occidentale, influenzata  soprattutto dal Romanticismo, e contemporaneamente dal Cristianesimo, ha deciso  di nobilitare questo sentimento, ma questo è un fatto puramente culturale, tanto  è vero che non è così in tutto il mondo. Per noi tutto ciò che è fatto con amore  è positivo e &#8220;nobile&#8221;. L&#8217;atto sessuale perfetto è quello accompagnato  dall&#8217;amore. Ma questo concetto non è né scontato né universale.</p>
<p><strong>Un’ultima perplessità: se l&#8217;amore  serve alla nostra sopravvivenza, perché si può arrivare a consumarsi, e perfino  a morire, per amore?</strong></p>
<p>Attenzione, l&#8217;amore serve alla  sopravvivenza della specie, non dell&#8217;individuo. Per questo una madre arriva a  immolarsi per la sopravvivenza e il benessere del proprio figlio. E anche un  amante arriva a rischiare la vita per congiungersi con l&#8217;amato&#8230; perché  inconsciamente sa che quello è il partner geneticamente migliore, quello che gli  fornirà una prole con i massimi vantaggi evolutivi. Ma forse è proprio questo ad  averci fatto “innamorare” dell’amore: è l’istinto meno egoista di tutti.</p>
<p style="text-align:right;"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"> <strong>Marta Erba</strong></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong>tratto da FOCUS EXTRA n 38 &#8211; Che cos&#8217;è l&#8217;amore</strong><br />
</span></p>
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		<title>L&#8217;ormone dell&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 14:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
				<category><![CDATA[ormoni]]></category>
		<category><![CDATA[psiche]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[ossitocina]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Viene rilasciata durante il parto ma anche durante l’orgasmo. E perfino quando vediamo una faccia che ci ispira fiducia. Le ultime scoperte sull’ossitocina Lo dicono tutte le neomamme quando accolgono tra le braccia la creatura che hanno appena partorito: il dolore intenso del travaglio sembra passare all’istante, per lasciare il posto a una sensazione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=29&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">Viene rilasciata durante il parto ma anche durante l’orgasmo. E perfino quando vediamo una faccia che ci ispira fiducia. Le ultime scoperte sull’ossitocina</span> </span></h4>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-30" title="baby" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/baby.jpg?w=150&#038;h=129" alt="baby" width="150" height="129" />Lo dicono tutte le neomamme quando accolgono tra le braccia la creatura che hanno appena partorito: il dolore intenso del travaglio sembra passare all’istante, per lasciare il posto a una sensazione di intimità e di rilassamento unita a un legame profondo e a un desiderio di dedizione totale per un altro essere umano, che pure quel dolore l’aveva provocato, ma che diventa all’improvviso la persona più importante della Terra. In quel particolare momento della vita di una donna nel circolo sanguigno si registra il picco massimo di un ormone: l’ossitocina. Non è una semplice coincidenza. <span id="more-29"></span></p>
<p><strong>Ormone di serie B? </strong></p>
<p>L’ossitocina fino a pochi anni fa occupava solo qualche riga nei trattati di endocrinologia. Il suo unico ruolo sembrava essere quello di regolare le contrazioni uterine durante il parto (la parola “ossitocina” deriva dal greco e significa letteralmente “parto rapido”) e di contribuire a stimolare la produzione di latte da parte della ghiandola mammaria. Eppure un indizio evidente avrebbe dovuto invitare a non sottovalutarne troppo l’importanza: l’ossitocina è uno dei pochissimi ormoni prodotti direttamente dal cervello, e precisamente dall’ipotalamo, una regione che entra in gioco in una serie di meccanismi primordiali, come la fame, la sete e la regolazione della temperatura. E la sessualità.</p>
<p>Il primo passo per capire il vero ruolo giocato dall’ossitocina è venuto dall’osservazione degli altri animali. Non siamo infatti l’unica specie che stabilisce legami profondi e duraturi con la prole. L’attaccamento che mostra una mucca per il suo vitellino o una gatta per i suoi micini è assai simile a quello di una mamma umana verso un neonato. Che alla base ci sia lo stesso meccanismo biologico? Diversi studi hanno provato che è proprio l’ossitocina, rilasciata nell’organismo durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, a innescare questo senso di accudimento: un’infusione di ossitocina a una pecora, per esempio, la spinge a riempire di amorevoli attenzioni un agnello non suo. L’ossitocina che inonda la circolazione sanguigna al momento del parto va infatti a legarsi a particolari recettori del cervello che inducono riorganizzazioni neuronali il cui risultato finale, nelle femmine della maggior parte dei mammiferi, è quello di potenziare il legame nei confronti del figlio appena nato.  Ma non finisce qui.</p>
<p><strong>Fiducia in spray </strong></p>
<p>Nel 2004 l’ossitocina risveglia l’attenzione degli economisti. Il merito è degli studi di <a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0001128">Paul Zak</a>, direttore del centro di neuroeconomia dell’Università di Claremont, in California, che scopre una nuova proprietà dell’ormone: quando una persona ci ispira fiducia, al punto tale da indurci a prestarle denaro senza garanzie di restituzione, nel nostro sangue si alza il livello di ossitocina. “Sembra proprio che possediamo un sistema interno di guida che ci spinge a fidarci o meno degli altri” afferma lo scienziato. Quello di Zak si aggiunge a una serie di studi che mostrano chiaramente che il ruolo dell’ossitocina non si limita alla gravidanza. Viene infatti rilasciata quando una persona istintivamente ci piace (per i suoi modi di fare, per quello che dice, o semplicemente per la sua faccia), provocando, sia negli uomini che nelle donne, un senso di benessere e di gratificazione mentale che favorisce l’empatia e la socializzazione e che spinge a essere più generosi e bendisposti di quello che si è normalmente. Da ormone della gravidanza l’ossitocina viene battezzata “ormone della fiducia”. Ernst Fehr all’università di Zurigo prova a spruzzarne un po’ nel naso di alcuni volontari per verificare se diventano più disponibili ad affidare il proprio denaro ad altri. L’esperimento riesce.</p>
<p><strong>Topi monogami </strong></p>
<p>Ma la scoperta più interessante è un’altra, e viene ancora dall’osservazione degli animali. O meglio: di qualcosa che, fino a pochi anni fa, si è sempre ritenuto peculiare della specie umana. Si tratta di quel particolare legame che tiene unita una coppia per lungo tempo o addirittura per la vita, e che viene comunemente chiamato “amore”. Decantato da poeti, musicisti e romanzieri per secoli, è sempre stato associato a un cervello più evoluto, capace di trasformare gli istinti primordiali in nobili sentimenti. A sgonfiare gli entusiasmi ci ha pensato <a href="Larry Young, professore alla Emory University di Atlant">Larry Young, professore alla Emory University di Atlanta</a>. Secondo il biologo americano, l’amore romantico non è affatto un’esclusiva umana: a condividere un attaccamento viscerale e profondo verso il proprio partner, al punto da giurargli fedeltà per la vita, c’è almeno un altro mammifero, diffuso in nordamerica: l’arvicola della prateria, un roditore simile al nostro topo campagnolo.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-31" title="arvicole" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/arvicole.jpg?w=150&#038;h=99" alt="arvicole" width="150" height="99" /> Quando due arvicole si accoppiano, mettono in atto un vero e proprio tour de force sessuale, che comprende una quindicina di accoppiamenti in un solo giorno. Dopo questa maratona d’amore i due roditori non si lasceranno mai più: il maschio arriva addirittura a cacciare le femmine in calore che lo importunano. La ragione, come è stato dimostrato, starebbe proprio nell’ossitocina liberata durante i rapporti sessuali. Iniezioni di ossitocina li inducono infatti a legarsi anche senza accoppiamenti, mentre antagonisti dell’ossitocina bloccano la nascita di un legame. Ma c’è di più: se si manipola il genoma dell normalissimo topo (uno degli animali più infedeli che ci sia) facendo iperesprimere l’ossitocina, lo si trasforma in uno specchio di fedeltà. Insomma, secondo Young quello stato emotivo persistente che porta a focalizzarsi continuamente su un altro essere umano, che induce anche a sacrificare se stessi e le proprie esigenze per la persona amata, è strettamente imparentato con l’amore materno, ed è mediato dai medesimi meccanismi ormonali.</p>
<p><strong>Freud aveva ragione </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-32" title="freud-sigmund" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/freud-sigmund.jpg?w=99&#038;h=150" alt="freud-sigmund" width="99" height="150" /> Ed ecco quindi messo l’ultimo pezzo del puzzle. L’ipotesi per cui l’amore coniugale segua gli stessi meccanismi dell’amore materno spiegherebbe infatti certe caratteristiche uniche della sessualità umana. Per esempio il fatto che l’ossitocina venga ampiamente prodotta in entrambi i sessi durante i rapporti sessuali, e in particolare durante l’orgasmo. O il fatto che il desiderio sessuale femminile non sia presente solo durante il periodo della fertilità: per mantenere il legame amoroso, i due partner devono accoppiarsi molto spesso. E anche la grande valenza erotica del seno per il maschio avrebbe una ragione: attiva gli antichi sistemi dell’amore materno. La stimolazione della cervice uterina e delle mammelle durante l’atto sessuale, che riproducono la &#8220;meccanica&#8221; del parto e dell’allattamento, rinforzerebbero il legame con il partner. Si spiegherebbe anche perché l’innamoramento e l’amore romantico provochino una sorta di regressione infantile nel linguaggio e nei comportamenti. Perfino il bacio, che suggella e rinforza il nascente legame tra due persone, potrebbe ricalcare l’antico modo in cui la madre nutriva il figlio, passandogli il cibo con la bocca. Insomma, la scienza darebbe un’altra volta ragione a Freud, che ravvisava, nell’amore per un partner, la riproduzione di quel legame biunivoco di esclusività già vissuto alla nascita.</p>
<p><strong>Come una droga </strong></p>
<p>Ma in che modo agisce l’ossitocina nel cervello? Sembra che agisca a livello dei centri del piacere, incrementando la secrezione di dopamina. Questa induce piacere e benessere, rinforzando i comportamenti che ne favoriscono la produzione, fino a indurre talvolta forme di dipendenza. Queste aree cerebrali hanno infatti la funzione fondamentale di motivare persone e animali a cercare il cibo e il sesso, e sono anche le aree su cui agiscono droghe come la nicotina, l’eroina o la cocaina.</p>
<p>Anche se il suo ruolo appare oggi determinante, l’ossitocina non è tuttavia l’unico ormone implicato nell’amore. Oggi i riflettori si stanno accendendo anche sulla vasopressina, anch’essa prodotta dall’ipotalamo e finora sottovalutata (attualmente è noto soprattutto per il suo potere antidiuretico). La vasopressina sembra importante soprattutto nel maschio, contribuendo a cementare il legame con la femmina, a stimolare l’aggressione verso i potenziali rivali e a favorire l’istinto paterno, cioè la predisposizione a mantenere e nutrire i figli. Si è anche visto che nell’uomo variazioni del gene della vasopressina determinano una qualità diversa del legame di coppia: c’è una particolare variante più frequente tra gli scapoli e tra i mariti di donne che si definiscono insoddisfatte. I due ormoni ipotalamici, pur essendo prodotti in entrambi i sessi, mostrano tuttavia alcune differenze non del tutto chiare: nell’uomo il livello di vasopressina nel sangue sale anche durante la fase di attesa sessuale, oltre che, come l’ossitocina, durante l’orgasmo. Nella donna sembra che l’ossitocina sia importante sia nella fase di flirt che durante il rapporto sessuale.</p>
<p>Oltre a questi, restano ancora diversi misteri da svelare. Il sentimento iniziale di innamoramento, per esempio, segue probabilmente circuiti diversi. In una prima fase, infatti, più che un senso di piacevole benessere, prevale una componente euforica e ossessiva, che sembra essere mediata soprattutto da altri neurotrasmettittori, come la serotonina e la feniletilenamina, una sostanza che agisce in maniera simile all’anfetamina. Un gruppo di ricerca di Pisa, coordinato da Donatella Marazziti) ha dimostrato che nelle prime fasi gioca un ruolo fondamentale la serotonina, un neuromodulatore implicato anche nei disturbi ossessivo-compulsivi. Questa fase durerebbe solo i primi mesi, dal momento che un anno dopo i primi tumulti amorosi la concentrazione di serotonina si normalizza.</p>
<p><strong>Filtri d’amore </strong></p>
<p>Quel che è certo è  che le nuove conoscenze hanno importanti ricadute. Se l’amore è  scatenato da una strana miscela di neuropeptidi e neurotrasmettitori, potrebbe essere favorito o inibito artificialmente. Si potrebbero cioè sintetizzare farmaci allo scopo di rinforzare un legame d’amore (in Australia sono in fase di studio speciali “coadiuvanti della terapia di coppia”) oppure per diminuire un sentimento nei confronti di un ex che non ci ama più ma che non riusciamo a dimenticare. E un domani, dopo aver accumulato un certo numero di delusioni, ci si potrà forse vaccinare contro l’amore.</p>
<p>Qualcosa in commercio già esiste. Su internet è in vendita l’”Enhanced Liquid Trust”, uno sciroppo a base di ossitocina e feromoni che dovrebbe rinforzare la fiducia, e che ricorda il mitico filtro d’amore da sciogliere di nascosto nel bicchiere di una persona che amiamo ma che non ci degna di uno sguardo. Inoltre sono in fase di studio test genetici che potrebbero aiutarci a giudicare, recuperando il DNA della persona con cui vorremmo convolare a nozze, se il nostro futuro partner è portato per la vita di coppia o meno. Nel caso non lo fosse, si potrà sempre ricorrere a qualche “iniezione di monogamia”…</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Marta Erba</strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong> </strong><strong>tratto in parte da FOCUS EXTRA n. 38 – Che cos&#8217;è l&#8217;amore</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/martaerba.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/martaerba.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/martaerba.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/martaerba.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/martaerba.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/martaerba.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/martaerba.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/martaerba.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/martaerba.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/martaerba.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/martaerba.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/martaerba.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/martaerba.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/martaerba.wordpress.com/29/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=martaerba.wordpress.com&amp;blog=8511862&amp;post=29&amp;subd=martaerba&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ormoni e carriere</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 11:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-20" title="pinker" src="http://martaerba.files.wordpress.com/2009/07/pinker.jpg?w=100&#038;h=150" alt="pinker" width="100" height="150" />Riguardo al successo professionale di uomini e donne, c&#8217;è un&#8217;incongruenza apparentemente inspiegabile: quella tra il rendimento scolastico (migliore per le femmine in tutte le materie e in tutti i paesi del mondo sviluppato) e il fatto che ai vertici, nel mondo del lavoro (ma anche della politica e della società in generale), continuino a esserci in prevalenza gli uomini. Alcuni motivi sono ovvi: pregiudizi ancora diffusi, l’incombenza della nascita dei figli che continua a ricadere più sulle mamme che sui papà. Susan Pinker Susan Pinker, psicologa canadese autrice di <em><a href="http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880619617/(desau)/susan-pinker/(desti)/il-paradosso-dei-sessi">Il paradosso dei sessi</a></em>, pur consapevole di toccare un argomento spinoso, azzarda una spiegazione finora ritenuta tabù: alla base potrebbero esserci  ragioni biologiche. L&#8217;evoluzione ha sì predisposto le donne all&#8217;eccellenza, ma non a lottare per raggiungerla. <span id="more-15"></span></p>
<p><strong>L&#8217;ormone dell&#8217;affermazione&#8230;</strong></p>
<p>Il vantaggio degli uomini sarebbe l&#8217;abbondanza di testosterone, l&#8217;ormone dell&#8217;aggressività, della competizione e della sfida (picchi di testosterone si registrano anche durante una partita a scacchi) che favorisce la propensione al rischio e l&#8217;ossessione per l&#8217;eccellenza. Potrebbe essere proprio questo il motivo per cui sono più spesso gli uomini, rispetto alle donne, a compiere grandi imprese (nel bene e nel male), importanti scoperte, azioni che permettono loro di lasciare una &#8220;traccia&#8221; nella storia.<br />
Emblematico è lo studio di due economisti della Harvard University, Uri Gneezy e Aldo Rustichini, che hanno osservato come variavano le prestazioni di un gruppo di alunni di quarta elementare impegnati in una gara di corsa. Quando cronometravano i bambini che correvano da soli, non c&#8217;erano differenze apprezzabili tra i due sessi. Quando invece i bambini dovevano gareggiare con un compagno che correva più o meno alla loro velocità, i loro tempi variavano: i maschi correvano più forte, le femmine più piano.<br />
Il nocciolo della questione sembra essere appunto il testosterone: evolutosi per stimolare il maschio primitivo a eccellere (per essere scelto dalle femmine) e a combattere (per proteggere la prole dagli animali predatori), accresce l&#8217;aggressività e la disponibilità a correre rischi. Ne deriva che ancora oggi un maschio è appagato dalla sfida e dalla competizione quando invece la femmina prova più spesso un senso di disagio, e per lo più le sue prestazioni sono migliori quando la competizione non c&#8217;è. &#8220;Le donne, mediamente, sono riluttanti a rischiare tutto in un colpo solo, e questo potrebbe spiegare perché partecipano meno spesso a giochi a somma zero come la politica, dove si può vincere molto, ma si può anche perdere tutto&#8221; sostiene la Pinker.<br />
Le differenze emergono dalla tenera età. “Fin da piccoli i maschi sono più competitivi delle ragazze e ricorrono più facilmente a mezzi aggressivi per mettere fuori gioco i rivali e per rivendicare il proprio status in una gerarchia” spiega la Pinker. “Inoltre scelgono più spesso giochi con vincitori e vinti, mentre le ragazze preferiscono giochi in cui si fa a turno, con pause per chiacchierare&#8221;. A scuola le differenze si fanno ancora più evidenti. &#8220;Le femmine, dotate di maggior autodisciplina e capacità di apprendimento, hanno risultati più eccellenti, mentre i maschi sono più vulnerabili e incostanti&#8221; spiega la Pinker. &#8220;Ma c&#8217;è un rovescio della medaglia: molti di questi ragazzi inizialmente fragili coltivano un interesse ossessivo per qualcosa o una propensione al rischio che spiana poi loro la strada al successo&#8221;. Il testosterone sembra anche favorire l&#8217;autostima, quel senso di invincibilità e superiorità che aiuta a perseguire un obiettivo (e che può portare anche ad attribuirsi meriti non propri, intenzionalmente o meno). Sarebbe proprio l&#8217;accoppiata presunzione e temerarietà a favorire tanto le imprese straordinarie quanto i clamorosi fallimenti.</p>
<p><strong>&#8230; e quello della relazione</strong></p>
<p>Le donne, invece, sono profondamente influenzate dall&#8217;<a href="http://martaerba.wordpress.com/2009/07/10/lormone-dellamore/">ossitocina</a>, l&#8217;ormone che favorisce l&#8217;accudimento della prole e che predispone a un atteggiamento più comprensivo, accudente e altruistico. Non è un caso che le facoltà di psicologia e veterinaria siano femminili all&#8217;80 per cento (contro, per esempio, ingegneria, solo al 20) e che le donne diventano più facimente degli uomini insegnanti, infermiere e assistenti sociali. &#8220;Le donne sono predisposte a spendere energie per buone relazioni con gli altri, a scapito della soddisfazione delle ambizioni personali&#8221; conclude la Pinker. Sono cioè, nonostante l&#8217;emancipazione e l&#8217;accesso alla cultura e alle carriere professionali, ancora troppo spesso condizionate- biologicamente parlando &#8211; da &#8220;sogni d&#8217;amore&#8221; prima che da &#8220;sogni di gloria&#8221;.<br />
Come rimediare, allora? Con la consapevolezza dei limiti e delle risorse di ciascuno dei due sessi. E&#8217; evidente che le donne possono raggiungere più facilmente risultati prestigiosi quando i meccanismi per raggiungerli sono più legati al merito invece che alla &#8220;lotta senza esclusione di colpi&#8221;. Meccanismi che non favorirebbero soltanto le donne, ma la società intera.</p>
<div style="text-align:right;"><strong>Marta Erba</strong></div>
<div style="text-align:right;"></div>
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