settembre 25, 2009
Perché è così diffusa? Perché tendiamo sempre a sottovalutarla? E come si riconoscono gli stupidi prima che possano compiere irrimediabili stupidaggini?
“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”. La frase, attribuita ad Albert Einstein, esprime un’idea ricorrente nella storia del pensiero. Dal biblico Ecclesiaste (“Infinito è il numero degli stolti”) al musicista americano Frank Zappa (“La stupidità è l’elemento fondamentale dell’universo”) passando per lo scrittore tedesco Friedrich Schiller (“Perfino gli dei non riescono a combattere la stupidità”), la stupidità appare come un fattore onnipresente, nato con l’uomo. Anzi: forse fu proprio Adamo, che per degustare una mela perse il Paradiso, il primo stupido della storia. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta
luglio 19, 2009
“In tutte le scienze che ho studiato sono sempre stato attratto più dall’eccezione che dalla regola”. Sono le parole di Vilayanur Ramachandran, direttore del Centre for Brain and Cognition dell’Università della California a San Diego e neuroscienziato tra i più noti al mondo. In contraddizione con il metodo scientifico tradizionale, che impone di trascurare i casi singoli e aneddotici per concentrarsi sulla maggioranza “statisticamente significativa”, Rama (come è chiamato dai colleghi e dai “fans”) ha sempre rivolto la sua attenzione ai disturbi più strani che gli si presentavano in ambulatorio. “Ci sono persone che vedono cose che nessuno vede, che fanno affermazioni assurde, che compiono azioni apparentemente senza senso, eppure, al di là di queste loro peculiarità, sono perfettamente lucide, razionali, certamente non ‘matte’” spiega Ramachandran. “Alla base di questi bizzarri comportamenti ci sono danni cerebrali specifici. Non si tratta però di curiosità che lasciano il tempo che trovano. E’ proprio cercando una spiegazione a questi strani casi che stiamo arrivando a scoprire i principi fondamentali alla base del funzionamento della mente”. Ecco alcuni esempi tra i più significativi. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta
luglio 10, 2009
Che cosa ha trasformato un passatempo simile alla briscola, inventato alla corte rinascimentale milanese, nello strumento iniziatico e divinatorio più diffuso del mondo?
Provate a fare un esperimento. Munitevi di un manuale di Tarocchi, studiatevi i significati principali dei 22 Arcani Maggiori e provate quindi a “leggere le carte” a un amico, dopo avergli confidato di essere in possesso di poteri divinatori. Durante la lettura lasciatevi ispirare dalle figure e cercate di instaurare un dialogo, in modo che a parlare siate un po’ voi e un po’ lui. Il risultato nella maggior parte dei casi è sorprendente: l’amico si riconoscerà in quelle carte estratte a caso, ammetterà che quello che dite è vero e forse completerà il vostro responso leggendo lui stesso altri dettagli che le carte gli stanno comunicando. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta
luglio 10, 2009
A volte nella vita capitano strane coincidenze difficilmente spiegabili come pure casualità. Per esempio pensiamo a una persona che non sentiamo e vediamo da anni, e improvvisamente quella persona ci telefona. Oppure sogniamo una situazione inconsueta, e il giorno successivo ci troviamo a viverla. Questa connessione apparentemente “magica” di eventi fisici e psichici, che avvengono nello stesso tempo senza che vi sia una relazione causa-effetto, venne battezzata nel 1950 dallo psichiatra Carl Gustav Jung “sincronicità”. Sarebbe proprio la “sincronicità”, secondo Jung, a spiegare il funzionamento del più famoso testo divinatorio di tutti i tempi: l’I-Ching. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta
luglio 10, 2009

Kim Peek ha capacità “paranormali”. Legge un libro in circa un’ora e ne ricorda parola per parola: finora ha memorizzato circa 12.000 libri. Inoltre è in grado di svolgere calcoli complessi con sorprendente rapidità e di scomporre anche numeri altissimi in numeri primi. Ma Kim-puter, come lo chiamano gli amici, non ha mai imparato ad abbottonarsi la camicia o ad allacciarsi le scarpe e, all’età di 57 anni, è ancora accudito dal padre.
Kim Peek è probabilmente il più noto tra i cosiddetti “savant”, individui che, accanto ad alcune capacità sviluppatissime, hanno in genere abilità mentali inferiori alla norma (e infatti in passato venivano definiti “idiot savant”). E’ lui che ha ispirato il personaggio di Raymond Babbit, il protagonista di Rain Man (1988) che valse un Oscar al suo interprete, Dustin Hoffman. Come l’uomo della pioggia, Kim soffre di autismo, una malattia che compromette soprattutto le capacità sociali e che sembra andare a braccetto con il “savantismo”. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da marta